Il ministro per lo sport e per i giovani si è espresso sul momento attuale e sul futuro del calcio italiano
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Dopo le parole di Giovanni Malagò, possibile successore alla presidenza della Figc dopo le dimissioni di Gravina, e quelle di Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è intervenuto all’evento “Il Foglio a San Siro”. Il tema principale affrontato è quello della crisi del calcio italiano e il ministro ha indicato alcune priorità per il futuro. Abodi ha risposto direttamente allo stesso Malagò, che ha invitato la politica ad occuparsi di calcio: "La politica si deve occupare di calcio o non occupare? Sono stufo di questa cantilena". Il ministro ha sottolineato come le responsabilità siano condivise: "Sono 17 anni che ci confrontiamo, se perdiamo lo facciamo tutti insieme e le responsabilità sono di tutti". Il vero nodo, secondo il ministro, è la mancanza di una visione comune: "Non vedo convergenza sull’obiettivo, che serve molto di più di un presidente in questo momento”. Il fatto che nemmeno con un consenso del 98,7% si sia riusciti a trovare una direzione condivisa alimenta ulteriori dubbi: "Se non si è trovata con il 98,7% dei consensi, come posso essere fiducioso che ora si trovi?" Nel suo intervento ha poi evidenziato come il sistema calcistico italiano sia rimasto indietro rispetto ad altri sport: "Il resto dello sport si è evoluto, si è posto domande, ha cambiato strategie. Ha seminato e poi sta raccogliendo". Secondo Abodi, il problema è strutturale: "Il sistema non produce le situazioni che hanno consentito agli altri Paesi di migliorarsi", e non esiste una soluzione semplice o immediata: "Le soluzioni non possono essere prodotte in un centro di ricerca".
Sulle dimissioni di Gravina e sul possibile commissariamento
Riferendosi alle dimissioni di Gravina dopo la sconfitta con la Bosnia, il ministro ha chiarito che non si tratta di una responsabilità individuale: "Ha fatto un passo indietro non perché sia il responsabile esclusivo, ma perché tutto il sistema non ha saputo fare un passo in avanti". Anche il mancato accesso ai Mondiali va letto in questa chiave: "Non siamo ai Mondiali, ma non per colpa dei rigori sbagliati. Va trovata una soluzione". Sul tema del possibile commissariamento, Abodi ha escluso questa ipotesi: "Non voglio commissariare perché non posso. Ma voglio contribuire". Tuttavia ha espresso preoccupazione per il ripetersi degli stessi schemi: "Percepisco la stessa liturgia, che porterà allo stesso risultato, quindi nulla. È inutile attendere il 22 giugno". Infine, il ministro ha ricordato la durata residua del suo incarico e l’importanza di intervenire: "Ho 14 mesi prima di concludere il mio mandato e non posso farlo senza aver sistemato un problema che conosco molto bene". Le responsabilità, ha concluso, sono diffuse: "Anche la politica ha responsabilità, tutti le abbiamo", ma serve un cambio di approccio, perché "nominare subito un candidato vuol dire non capire che le responsabilità non erano solo di Gravina".© RIPRODUZIONE RISERVATA