Culto / “Tra il tiro facile con qualche possibilità di successo e quello difficile con meno possibilità, Meroni sceglie la terza via: il tiro impossibile”
Più grande e prestigioso è il palcoscenico, più l’artista, il campione, il genio si esalta nell’esprimersi e cosa c’è nel calcio italiano di più bello di San Siro, oggettivamente LO stadio del calcio italiano? Nulla e allora bisogna prepararsi per stupire la Scala del Calcio colpendola al cuore, sapendo che davanti hai un pubblico che non perdona, ma al tempo stesso sa apprezzare anche quando un gran colpo lo fa un avversario, anche se a fine gara spererà con tutto il cuore di non averlo mai visto, ma era lì e ha potuto apprezzarlo.
Non so se questi pensieri fossero nella testa di Gigi Meroni la sera dell’undici marzo 1967, vigilia di Inter-Toro coi granata imbattuti da dieci giornate e reduci da un 2-0 interno contro il Mantova con reti di Facchin e Ferrini nella prima parte di gara. Quel che è certo e che la Farfalla Granata è scatenata sin dai primi minuti facendo andare in visibilio i numerosissimi tifosi del Toro giunti a dare coraggio agli uomini di Nereo Rocco. Sulle piste di Gigi c’è Giacinto Facchetti, ma quel giorno Meroni ha l’argento vivo addosso e nemmeno uno dei giocatori più forti di tutti i tempi può fare qualcosa per fermarlo.
Al 17’ il Toro è all’attacco. Combin si è visto respingere una conclusione da Sarti, ma l’azione prosegue e i granata recuperano. Recuperato il pallone, lo stesso viene recapitato a Meroni che si ritrova in area in posizione di mezzo sinistro, davanti a lui soltanto Facchetti. La posizione è defilata, il numero sette sembra andare verso il fondo e poi, in un istante, sterza leggermente all’indietro e quasi si ferma. Si ferma anche Facchetti che in un momento passa dall’andare a completare una quasi comoda chiusura e cercare di capire cosa voglia fare quel ragazzo col numero sette.
Meroni è quasi fermo, certamente poco coordinato, ma l’istinto, l’intelligenza o chissà cosa avesse in quel cervello così speciale aveva già deciso cosa fare in un lampo. Nando Dalla Chiesa in La farfalla granata scrive “Tra il tiro facile con qualche possibilità di successo e quello difficile con meno possibilità, Meroni sceglie la terza via: il tiro impossibile”.
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Il pallone, accarezzato con il destro, prende una parabola arcuata a rientrare che vola altissima, lenta e inesorabile. Facchetti si volta a guardarla, come pietrificato, ammirato. Mentre la palla entra alza leggermente il braccio destro, sembra una gigantesca statua. La palla vola e Sarti in porta non sa cosa fare, come opporsi, in che modo difendersi. Muove le braccia come se dovesse trovare la coordinazione per un colpo di reni incredibile, ma il suo corpo si ferma come ipnotizzato da quella conclusione incredibile, mai vista, scoccata senza rincorsa, senza niente. Puro tocco. Il corpo dell’estremo difensore sa che non c’è niente da fare e non ci prova nemmeno. La sfera entra in rete: 1-0 Toro. Il gol più bello della carriera di Gigi Meroni ha preso forma nello scenario migliore. Sarti giunge le mani come per dire a un immaginario interlocutore “Cosa ci posso fare?”. Armando Picchi rientra in area battendo le mani non si capisce se per caricare i compagni o per la meraviglia.
Poco dopo una stangata di Meroni col sinistro verrà deviata sul palo da un miracoloso Sarti, più a suo agio con le conclusioni di questo mondo rispetto a quelle provenienti da un’altra dimensione. Al 25’ il Toro raddoppia con una più prosaica, ma efficace incursione di Puia. L’Inter dopo il doppio schiaffo si sveglia e si ricorda di essere Grande, ma non andrà oltre la rete di Bicicli con una gran botta da distanza ravvicinata nella ripresa. Lo stesso centrocampista, colpendo un clamoroso palo, sfiorerà il 2-2. La Grande Inter perde la sua lunghissima imbattibilità interna, il Toro torna a vincere nella Milano nerazzurra dal1953 e continuerà a non perdere fino all’ultima di campionato.
Gigi Meroni dopo aver portato San Siro ai suoi piedi, non ci giocherà mai più.
FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.
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