Il Granata della Porta Accanto/Non ci sono partite impossibili: noi siamo il Toro, occorrerebbe ricordarlo più spesso...
Arriva la Roma al Grande Torino e, onestamente, fa paura. I giallorossi di Gasperini sono in gran forma con un Malen scatenato e un Dybala tornato ai tempi di Palermo per freschezza e continuità. La mano del mister ex Atalanta, dopo un anno piuttosto complicato come è facile immaginare visto l'ambiente sempre "frizzante" della piazza di Roma, si comincia pesantemente a vedere e la squadra comincia ad essere davvero a sua immagine e somiglianza, anche grazie al peso sempre maggiore che ha avuto nella scelta dei giocatori da acquistare sul mercato. Non provo alcuna simpatia per Gasperini, ma ammetto che se lasciato lavorare coi suoi metodi (anche se discutibili) è un allenatore che porta a giocare un certo tipo di calcio e quasi sempre risultati tangibili. Sono convinto che se fosse stato ingaggiato da Cairo, come si vociferava tanto tempo fa, (ingaggio pare non avvenuto, poi, per il rumoreggiare della piazza ad avere in panchina questo signore...) non avrebbe fatto niente di speciale da noi per il semplice motivo che non gli si sarebbe data carta bianca come pretende, né lo si sarebbe aiutato con l'acquisto di giocatori congeniali al suo gioco. Non per niente una delle tare principali del Torino FC è la ritrosia del suo proprietario a fidarsi dei professionisti che di calcio ne capiscono e che in teoria sarebbero coloro che, in assenza di grandi risorse, saprebbero portare ottimi risultati in relazione a bassi investimenti. Ed infatti in ventun'anni ancora oggi celebriamo la vittoria al San Mamès come il punto più alto della nostra storia recente, il che è tutto dire...
L'attualità quindi ci presenta una partita dal grande coefficiente di difficoltà sebbene una considerazione generale vada fatta. La nostra Serie A è un campionato che nell'ultimo decennio si è livellato molto verso il basso. Ne consegue che le partite siano in gran parte brutte e noiose e molto più aperte ad ogni risultato rispetto ad un tempo. Tutti possono vincere con tutti e tutti possono perdere con tutti. Chiaro poi che in ogni stagione ci sia la squadra (o le due/tre squadre) con una marcia in più, ma in generale i risultati a sorpresa sono molto frequenti. Dopo la boccata di ossigeno di Firenze, Abate, il debuttante, si presenta lunedì al cospetto di Gasperini, la vecchia volpe, con il compito arduo, ma fattibile di dare continuità alla fiammella accesa dal gol di Che Adams al Franchi.
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I nuovi innesti, soprattutto Mandragora, hanno portato una nuova vitalità e tale slancio va confermato con prestazione e possibilimente punti anche contro un avversario tosto come la Roma. Basta con il refrain del "non sono queste le gare da vincere": la storia recente della Serie A ci insegna proprio il contrario e cioè che non esistono partite impossibili. Ogni gara va giocata con la voglia di vincere senza guardare chi è l'avversario di turno: questa non è una banalità da dichiarazioni scontate pre gara, ma dev'essere la mentalità che ogni giocatore o allenatore di Serie A dovrebbe avere nel suo DNA per stare a questo livello.
Spesso si parla del peso della maglia granata per l'importanza della sua storia e si dimentica che tale peso dovrebbe essere in realtà uno stimolo a onorare tale passato e a proseguire sullo stesso binario di tale gloriosa storia. Pulici diceva che non bisognava aver paura di affrontare nessuno, tanto meno la Juve, "perché noi siamo il Toro e loro no": non pretendiamo che Abate abbia la bacchetta magica e possa in poco tempo far sì che gli avversari ci temano a priori, ma se ha in mente un calcio coraggioso deve trasmettere alla squadra questo coraggio in modo che gli avversari perlomeno ci rispettino riconoscendo il nostro modo di approcciarci alle partite. È questa la svolta che vogliamo vedere: più qualità certamente, e i nuovi in questo possono aiutare, ma soprattutto più garra e più personalità in campo contro ogni avversario. Non ci sono partite impossibili: noi siamo il Toro, occorrerebbe ricordarlo più spesso...
ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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