"Una notte da ricordare per fatti incresciosi, amicizie e affetti. Da Casadei e Adams arriva la scossa granata..." Torna la scossa Granata, di Michelangelo Suigo
Via D'Aversa? Se saluterà, lascerà un buon ricordo... (Video)
Ci sono partite che non sono e non saranno mai semplicemente "partite". Il Derby della Mole rappresenta da sempre un microcosmo emotivo a sé stante, ma quello vissuto all'ultima giornata di questo campionato ha assunto i contorni imprevedibili di una sceneggiatura folle. L'attesa febbrile, il viaggio verso Torino, l'aria satura di quell'elettricità vibrante che solo le stracittadine sanno regalare. Eppure, prima ancora del fischio d'inizio, una macchia scura ha rischiato di rovinare tutto in modo irreparabile. Oltre un'ora di ritardo causato da un brutto episodio di tensione nei pressi dello stadio; uno di quegli scenari tristi e inaccettabili che non vorremmo mai, e poi mai, vedere accostati al meraviglioso gioco del calcio. È stata un'ora infinita passata in attesa, tra nervosismo palpabile e mille domande, a chiederci se lo sport e il campo avrebbero finalmente preso il posto della cronaca. Un momento buio che ha messo alla prova la passione di un intero stadio e del movimento del calcio.
Quello stesso calcio che, per fortuna, sa essere anche e soprattutto aggregazione, famiglia, radici e condivisione. E questa serata così atipica ho avuto il privilegio di viverla nel modo più autentico e profondo possibile: seduto accanto a mio figlio Andrea, e fino all'ingresso e anche dopo, con Domenico, l'amico di sempre, oltre a tanti altri amici incontrati prima e durante la partita. Durante quell'estenuante attesa pre-gara, gli spalti si sono trasformati in un caldissimo crocevia di vite. Abbiamo fatto tanti incontri inaspettati, scambiato abbracci spontanei con persone che, con i loro sguardi e i loro aneddoti, valgono e raccontano la gloriosa storia del Toro: gente comune e miti assoluti, come Renato Zaccarelli, Giampiero Ventura e il commendatore Beretta. Poi Gianmarco Sala, Lucrezia Maritano, Francesco De Leo e tanti, tanti altri. Racconti di derby passati, di trionfi e di fitte al cuore, a conferma che il popolo granata è, prima di ogni altra cosa, una grande famiglia unita da un filo indissolubile.
Quando l'arbitro ha finalmente dato il via alle ostilità, le enormi aspettative si sono purtroppo scontrate con una realtà deprimente. Per quasi 60' minuti in campo si è materializzato il nostro peggior incubo: si è visto un Toro molle, disorientato, apatico, quasi spaventato dal peso della gara. Una squadra incapace di fare gioco e di imbastire una reazione, schiacciata dall'inerzia di una Juventus che sembrava poter passeggiare comodamente verso la vittoria e la agognata qualificazione in Champions League. Il doppio svantaggio incassato era un macigno. Sugli spalti aleggiava quel fantasma di cupa rassegnazione che troppo spesso ha accompagnato i derby recenti. Era quasi il nulla assoluto, una passività frustrante davanti alla quale risultava difficilissimo trovare un appiglio. La stessa Maratona, per una notte presente, si è spenta dopo i primi 20 minuti e ha praticamente smesso di tifare. Poi, improvvisamente, al 60' scocca l'insperata scossa granata. Un cambio dalla panchina finisce per stravolgere totalmente la partita. Entra Casadei, e cambia letteralmente tutto. Non si tratta solo di freschezza atletica, è una vera e propria scossa vitale. Il ragazzo entra con il fuoco sacro: corre, lotta su ogni pallone, ribalta l'inerzia del centrocampo e suona la carica per tutto lo stadio. Il Toro si sveglia di colpo dal suo torpore. Arriva il gol del numero 22 che accorcia le distanze, riapre i conti e infiamma il Grande Torino. Da molle e smarrito, il Toro si trasforma in una furia agonistica inarrestabile. E all'84', l'esplosione: la rete del pareggio a firma di Adams. Un boato assordante, una liberazione collettiva. Una rimonta granata forse inaspettata per come si era clamorosamente messa la serata, ma alla fine fortemente voluta, cercata e tremendamente meritata. Negli ultimi giri di lancette, sospinti sulle ali di un entusiasmo straripante, i granata rischiano addirittura di vincerla. Resta, inevitabilmente, un pizzico di rammarico per quella clamorosa vittoria soltanto sfiorata, ma l'orgoglio ritrovato vale quasi quanto tre punti.
Il triplice fischio sancisce un bel Toro-Juve 2-2. Un pareggio che, come dolcissima ciliegina sulla torta per tutto il popolo granata, condanna definitivamente i cugini bianconeri: con questo risultato, la Juve non va in Champions League. Una piccola, immensa rivincita sportiva che ci permette di chiudere il campionato anonimo con una piccola gioia. Guardando il sorriso di Andrea e sentendo di Domenico, la riflessione finale sorge spontanea e liberatoria: accidenti, è valsa davvero la pena venire a Torino! Una serata del genere ripaga di ogni amarezza, cancella in un colpo solo le delusioni passate e dà un senso a ogni singolo chilometro macinato per la maglia.
Ora, con il cuore ancora gonfio di emozioni, lo sguardo è già rivolto alla nuova stagione.
Dopo questo 12° posto è chiaro che serve ancora una volta ricostruire il Toro. Ripartiamo da questa grinta, da questo spirito indomabile. Sempre Forza Toro!
Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.
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