Torna "Lasciarci le penne" di Marco Bernardi: "Lunedì 9 ottobre 1967 Ernesto Che Guevara venne assassinato a La Higuera in Bolivia..."
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Stagioni
Francesco Guccini dall'album omonimo - 2000 EMI Italiana
Lunedì 9 ottobre 1967 Ernesto Che Guevara venne assassinato a La Higuera in Bolivia.
Si disse che era morto in combattimento, ma in realtà venne fatto prigioniero e poi fucilato da uomini dell'esercito boliviano che fecero attenzione a non sfigurarne il viso con le pallottole per poterlo mostrare, come una preda, ai giornalisti.
Della morte del più celebre rivoluzionario guerrigliero del Ventesimo secolo racconta la canzone Stagioni di Francesco Guccini, dedicata alla fine e alla rinascita dell'ideale di giustizia che, grazie all'estremo sacrificio di chi si è battuto per esso, continua a vivere nelle nuove generazioni e attraversa il passare delle stagioni.
Nel primo verso il Maestrone si chiede quanto tempo sia passato da quel giorno d'autunno d'un ottobre avanzato con il cielo già bruno e ricorda lo sgomento che provò quando gli giunse la notizia.
La settimana era appena iniziata, i giornali del martedì lanciavano la drammatica novità che venne ribadita nei giorni a seguire, come se non fosse sembrato possibile che Guevara, scampato a mille battaglie sui fronti di ogni luogo del mondo in cui ci fosse una causa di libertà per la quale battersi, fosse veramente morto, finché non venne mostrata la celeberrima, terribile fotografia del suo cadavere crivellato, a torso nudo, gli occhi aperti. Era proprio il suo volto, quello diventato un'icona del Novecento, gli mancava soltanto il basco e la luce indomita nello sguardo, fattosi vitreo.
Dopo, altre notizie presero il sopravvento, non si parlò più di lui, ma delle vicende italiane, quelle che arrivano e si dimenticano in fretta.
Incombeva il campionato, una giornata di partite come ce ne sono tante. Il Toro doveva affrontare la Sampdoria in casa, una partita che vinse largamente, grazie a una prova superlativa di Combin.
Poi, proprio nella sera della domenica della settimana che si era aperta con la morte del Che, si consumò il dramma di Gigi Meroni. Il 15 ottobre 1967 in corso Re Umberto si concluse la breve, luminosa danza della farfalla granata.
Era anche lui un ribelle, fuori dagli schemi, pronto per il Sessantotto che di lì a poco avrebbe travolto il mondo, cambiandone per sempre gli schemi stantii, e che lui, che quegli schemi li aveva subiti e patiti, non poté vivere.
Lui come il Che, due uomini che videro il futuro e non lo raggiunsero per un soffio.
Quella settimana si aprì e si chiuse con la scomparsa di due giovani, trentanove anni il Che Guevara e appena ventiquattro Meroni, così lontani nel mondo e così simili nel loro andare contro corrente, nel loro voler essere, prima di tutto, liberi.
Nel match contro la Sampdoria, l'ultimo giocato da Gigi, Nestor Combin aveva realizzato una tripletta. Ne fece un'altra la domenica dopo nel derby vinto 4 a 0, partita gloriosa e dolorosa che nessun tifoso del Toro potrà mai dimenticare.
Era l'ottobre del 1967, quel momento dell'anno in cui l'estate è appena diventata un ricordo e una nuova luce fosca illumina le foglie morte.
Qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni, canta Guccini.
Io sono nato dopo quei giorni, ma quelle emozioni mi raggiungono ancora
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