Torna "L'Editoriale" del direttore Gianluca Sartori: "Occorre non sbagliare scelte per ridare entusiasmo a una realtà che non può accontentarsi del dodicesimo posto"

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Torino-Juventus 2-2, Cairo: "Bella reazione, ora pensiamo a fare risultati per i tifosi" (Video)

Per il Torino è stata la stagione dei "se" e dei "ma". Cosa sarebbe successo se ci fossero stati dall’inizio Petrachi e D’Aversa? Una possibile risposta la si può ottenere con i numeri, che difficilmente mentono. Il tecnico abruzzese porta a termine il mandato con una media di 1.5 punti a partita, che se moltiplicata per 38 match darebbe come risultato 57 punti, quota che in questa Serie A sarebbe valsa l’ottavo posto. A due lunghezze di distanza dai 59 dell’Atalanta che si è qualificata per la Conference League. Morale: in questa Serie A dal livello medio piuttosto mediocre, nemmeno per il Torino attuale è preclusa la speranza teorica di puntare al settimo posto. Occorre però fare tutto alla perfezione, senza sbagliare una singola scelta. In assenza di acquirenti seri per il club, Cairo non può che partire dall’azzeccare direttore sportivo e allenatore e dal delegare a loro ogni mossa tecnica.
La plastica dimostrazione che il tandem direttore sportivo-allenatore sia determinante è data da quest’annata, che si può dividere in due parti. La prima, frutto della disgraziata (non) pianificazione estiva di Vagnati e Baroni, talmente confusa e negativa da aver portato la squadra a rischiare di dover lottare per la salvezza. E poi la seconda, quella targata Petrachi e D’Aversa, in grado di far ritrovare la giusta dimensione. Il direttore salentino al momento è l’uomo ideale: sa bene in che piazza si trova, conosce a menadito il patron Cairo e ha dimostrato – in ultimo, a gennaio – di avere fiuto. Non avrà un compito semplice, quest’estate: la rosa necessita di essere cambiata per metà e le casse del club non sono in una situazione floridissima. Per quanto riguarda l’allenatore, invece, D’Aversa è un candidato senza dubbio serio, perché si è inserito bene nel contesto e ha dimostrato di saper far rendere la squadra per quel che valeva. L’unica cosa che non merita è di essere considerato un piano B, nel caso in cui non si trovasse l’accordo con allenatori dal nome più prestigioso (ma che comunque, probabilmente, non darebbero maggiori garanzie). Occorre non sbagliare scelte per ridare entusiasmo a una realtà che non può accontentarsi del dodicesimo posto. Un’altra annata è finita, ma la prossima parte già oggi.

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