Donatella celebra l’amato Pulici: “Sul mio banco il suo ritratto. E da ragazza gli chiesi di sposarmi”

Lettera / L’appassionante dichiarazione d’amore di una super tifosa granata a Pupi nel giorno del suo 70° compleanno

di Redazione Toro News
Filadelfia, Pulici

I siti dei tifosi granata riportano auguri e pensieri di molti che, per ragioni anagrafiche, di Pulici hanno potuto soltanto leggere, vedere i filmati di repertorio, ascoltare i racconti di persone più anziane. Tra i privilegi dell’età (la mia) annovero quello di aver visto giocare Pulici e il Toro dello scudetto, al Comunale e in qualche rara trasferta, con i giovanissimi amici di allora, accompagnata dai genitori degli uni o degli altri. Le imprese calcistiche dei calciatori granata – e di Pulici, tra tutti – di quella stagione indimenticabile restano, comunque, patrimonio comune e attingibile da chiunque. Per me, e certo non sarò la sola, quel Toro fu anche di più, fu un viatico che mi trasse fuori dalle esitazioni e dalle timidezze dell’infanzia e mi condusse al dovere pubblico della testimonianza del mio tifo calcistico. Una sorta di romanzo di formazione, che provo a raccontare.

Sono nata granata. Ne sono diventata pienamente e appassionatamente consapevole con l’arrivo di Paolo Pulici al Toro, su segnalazione di mia madre, che mi fece vedere la fotografia di quel ragazzino su un quotidiano e che ne seguì con fiducia le imprese fin dagli inizi un po’ incerti.

Ho iniziato la mia personale militanza durante la stagione 1975-76. Frequentavo la III media.

Ricordo. Sul mio banco, in classe, non mancava mai un ritratto di Pulici, che spesso mi veniva confiscato da uno degli insegnanti e che, il giorno successivo, puntualmente, sostituivo. Mia madre fu convocata dai professori che le paventarono un provvedimento disciplinare nei miei confronti, ma poiché il consiglio di classe fu costretto a riconoscere che la mia passione calcistica e il mio amore per Pulici (i compagni di classe mi chiamavano Puliciclona) non incidevano in alcun modo né sul mio rendimento scolastico né sulla mia condotta, la vicenda sfumò.

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Ricordo. Tutte le domeniche in cui il Toro giocava in casa, raggiungevo, con il mio fratellino e alcuni amici preadolescenti, il cancello di Villa Sassi, dove il Toro era in ritiro pre-partita, per accompagnare la squadra fino alla chiesa di Sassi e durante il ritorno.

Ricordo la gentilezza di Gigi Radice che, avendo figli della nostra età, era sempre disponibile a chiacchierare con noi e che in un’occasione si trattenne più a lungo, dopo il rientro della squadra, per ascoltare le canzoni che, con la mia compagna musicista, avevamo composto (e inciso su una cassetta che gli regalammo) per il Toro e per i suoi calciatori.

Ricordo che una volta chiesi: “con chi giocate oggi?”, Pecci mi rispose: “non si dice: con chi gioca il Toro oggi?, si dice: con chi vince il Toro oggi?”. Ciononostante, di quella squadra, di quei ragazzi, ricordo la tranquilla modestia, l’umiltà – direi –, che sosteneva la loro consapevolezza della propria forza.

Ricordo che Pulici, però, era schivo, sicché non riuscivo mai a parlargli direttamente. Confidai il mio cruccio a Patrizio Sala, che mi incoraggiò. Allora, mi avvicinai e, sapendo di avere poco tempo, tralasciai ogni argomento calcistico, gli dichiarai il mio incondizionato amore e gli chiesi se fosse disposto a sposarmi (non sapevo, allora, che si trattava di un’istigazione alla bigamia). Mi rispose con dolcezza e senza far trapelare alcuna ironia che per tale decisione avrei dovuto attendere almeno dieci anni. Ne rimasi delusa (alla tredicenne che ero sembrava che, dieci anni dopo, lui sarebbe stato decrepito), ma ero certa che avrei avuto un’altra prossima occasione. Era vero amore, il mio, il primo e il penultimo vero amore.

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Ricordo che un pomeriggio raggiunsi il ritiro della Nazionale, sempre a Villa Sassi, e che mi infiltrai, eludendo la sorveglianza, fino al salone dove la squadra pranzava; fui allontanata e non riuscii a parlare con Pulici. Uscì Antonioni, che cercò di consolarmi con un suo autografo. Uscì il medico, quando la squadra era ormai sull’autobus, mi vide in lacrime e me ne chiese ragione. Salì sul pullman, si accostò all’orecchio di Pulici e lui mi salutò, con la mano, dal finestrino. Gioia perfetta.

Ricordo i cartelloni pubblicitari in cui Pulici (bellissimo! Perché nessuno lo dice mai?) pubblicizzava una marca di jeans (fu criticato dagli invidiosi, ai tempi; il che, oggi, risulta piuttosto bizzarro); ne ho ancora tre: uno incorniciato e appeso a una parete.

Ricordo che durante i ritiri spirituali della parrocchia avevo la deroga per poter seguire le partite del Toro alla radio e che, prima di ogni partita, recitavo un intero rosario per il Toro e un altro per Pulici.

Ricordo quella formazione: Castellini Santin Salvadori – P. Sala Mozzini Caporale – Sala Pecci Graziani – Zaccarelli – Pulici!; recitata e ritmata come le litanie a concludere il rosario.

Ricordo la prima partita allo stadio. 21 dicembre 1975, decima giornata, Torino-Como. Ne ricordo, più che altro, la nebbia. La prima volta che ho aperto a caso il libro di Eraldo Pecci, Il Toro non può perdere, l’ho aperto proprio sul racconto di quella giornata. Un segno, per me.

Ricordo la Maratona, che guidava i calciatori, con un tifo attento, partecipe, consapevole delle azioni e del momento della partita; non sbraitando indistintamente e in modo avulso dalle azioni come in tempi recenti.

Ricordo lo scudetto, l’ascesa a piedi a Superga con il popolo granata di allora, con i calciatori in piedi su una sorta di motocarro Ape, che ci lanciavano garofani rossi (ne conquistai uno, lanciato da Zaccarelli: è in una scatola, essiccato). Quali ineffabili emozioni!

Ricordo il campionato successivo. 22 maggio 1977, Torino-Genoa, trentesima giornata. Il Comunale e il suo tributo di riconoscimento alla squadra: la festa del rimpianto (il finale di stagione più sciagurato e iniquo nella mia memoria: il tristissimamente noto 50-51), mitigato nel mio sentire di ragazzina dalla partecipazione ai nostri sentimenti dell’intera tifoseria genoana, allora gemellata.

Ricordo ricordo ricordo tutto questo … e molto altro ancora.

Ricordo che quando Pulici lasciò il Toro non mi interessai più di calcio per molti anni; soltanto il genio di Maradona mi costrinse a seguire almeno i Mondiali.

Buon compleanno, Pupi-goal!

 

Con appassionata riconoscenza e l’irrevocabile perdono per non avermi voluta sposare.

Donatella Maggiorotti

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  1. user-13658761 - 6 mesi fa

    Quello con il Palermo. Oggi se un gol così lo fa il portoghese dei gobbi lo fanno vedere anche a quark quello di puliciclone alla domenica sportiva. Io posso dire che c’ero nei distinti in linea con pulici che emozione. Buon compleanno campione tu ci hai fatto vivere il vero Toro! Nessuno come te e che tristezza vedere il tuo numero 11 sulle spalle dì Zaza

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