Quanto vale la libertà?

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Ho sempre ritenuto questione non corretta rispondere ai lettori, che hanno tutto il diritto di esprimersi come meglio credono. Ma stavolta credo sia giusto fare un’eccezione”

di Anthony Weatherill

“Per molti, libertà è la facoltà di
scegliere le proprie schiavitù”
Gustave Le Bon

Ho sempre ritenuto questione non corretta rispondere ai lettori, che hanno tutto il diritto di esprimersi come meglio credono. Ma stavolta credo sia giusto fare un’eccezione rispetto al dibattito sollevatosi sull’ultimo articolo, e spero i lettori vorranno perdonare alcuni accenni alla mia persona, in genere assolutamente da evitare nel lavoro giornalistico, ma stavolta quanto mai necessari. Vista l’ormai lunga, ahimè, vita vissuta, non mi sorprendono più le offese, gli insulti gratuiti, le calunnie, i fraintendimenti, il fuorviare, i pregiudizi, la superficialità. Neanche la cattiveria mi sorprende più. Veniamo al mondo anche per avere questi comportamenti poco nobili, e bisogna accettarli. Tranne la cattiveria, che mentre ne parlo fa sovvenire alla mente un tizio ben preciso, di cui non farò il nome. La cattiveria è l’unica cosa a cui non voglio dare né importanza né un contesto di dialogo; è la miserabilità dell’animo umano. Lascio il miserabile al godimento della sua cattiveria. Uno dei pochi privilegi dell’essere anziani, categoria alla quale appartengo con serenità, è quella di avere veramente la possibilità di fare pace con il mondo. Il calcio, e lo sport in generale, dovrebbero essere forieri di quei valori che dovrebbero riconciliare con il mondo. Ma il mondo, esattamente come il Vangelo che ne è uno tra i più seguiti interpreti (gli individui che vivono in un contesto culturale cristiano, sono nel complesso quasi due miliardi), è spesso segno di contraddizione. Quindi può capitare come i valori dello sport vengano male interpretati o, peggio, fuorviati completamente. Fatta questa necessaria premessa, veniamo a noi.

In primo luogo vorrei precisare una questione per certi versi da me data, probabilmente sbagliando, per scontata: io sono per metà italiano. Mia madre era italiana. Ho passato metà della mia esistenza in Italia. Quando qualcuno vorrebbe silenziarmi sulle questioni italiane sottolineando la mia “inglesità”, non solo dice una sciocchezza nella sostanza, perché nel mondo chiunque può parlare e criticare l’Italia e qualsiasi altro Paese di cui ritenesse di doverlo fare (e non deve scusarsi per questo, chiaro?), ma, nel mio caso, dice una sciocchezza anche nella forma, avendo io la doppia nazionalità. Vorrei aggiungere, ai buontemponi continuamente impegnati a fare gli indignati militanti perché mi permetto di criticare questioni italiane, che anche mia moglie è italiana. E persino la mia unica nipote è italiana. In un mondo ideale non ci sarebbe stato bisogno di fare tale precisazione, ma il mondo non sarà mai ideale.

Quale calcio dopo il Covid-19?

Noi abbiamo il dovere di agire per renderlo tale, essendo però consapevoli che mai lo sarà. Colui che collabora con me nel tenere questa rubrica, non solo è italiano fino al midollo (ha un amore per l’Italia che va oltre ogni immaginazione), ma è anche tifoso sfegatato del Toro. E quest’ultima cosa la sto precisando, perché quelle rare volte in cui “Loquor” ha trattato di temi legati al Toro, qualcuno se ne è uscito argomentando il poco diritto a farlo, in quanto il sottoscritto non è tifoso della squadra che fu di Valentino Mazzola. Carmelo Pennisi è un noto tifoso del Toro, e potrebbe parlarvi dell’esistenzialismo granata per settimane. È curioso notare come gli intolleranti integralisti provino sempre ad elencare motivi di appartenenza per cui non si possono mettere in discussione le loro granitiche convinzioni. Se non appartieni, sei manchevole.

E veniamo alla questione più spinosa: il comportamento che gli italiani stanno avendo, classe dirigente e non, sulla triste questione del Covid-19. Anche qui è necessaria una rapida premessa. Come alcuni sapranno, chi scrive è affetto da una forma tumorale e si sta sottoponendo ad un trattamento deciso di chemioterapia, notoriamente causa di un azzeramento quasi totale di ogni difesa immunitaria. Questo mi promuove, purtroppo, ad essere un serio candidato a morire di Covid-19, quindi conseguentemente impossibilitato a parlare a cuor leggero di questa malattia. Dovessi scegliere per un egoistico interesse, per me l’Italia potrebbe rimanere a casa fino al momento della scoperta di un vaccino. Ci vorranno sei mesi? Un anno? Non importa, l’importante è che io stia al sicuro. Ma esiste solo il mio interesse di chemioterapico? Chi ha provato a paventare un mio rimanere insensibile davanti ai ventimila morti per Covid, fa parte o della categoria dei miserabili di cui sopra, oppure è affetto dalla condizione del poliziotto psicologico di orwelliana memoria. Sto solo provando, da circa due mesi, ad osservare questo fenomeno da più angolazioni, e lo sto facendo perché il dovere di chi fa comunicazione risiede proprio nel porsi delle domande e nel fare conseguenti indagini. Non ho nemici precostituiti, non ho interessi particolari nell’additare qualcuno, faccio solo, magari con molti inevitabili errori, il lavoro richiestomi da questa testata. Se a volte critico Giovanni Malagò, è solo perché costui è il presidente del Coni e alla libera stampa deve non solo rispondere, ma anche accettarne i giudizi a lui non favorevoli. Citando un concetto espresso con chiarezza meritoria da Enrico Mentana, “la stampa non è la buca delle lettere dei potenti”. E un presidente del Coni non può, semplicemente, ripetere da mesi come la cosa più importante sia la salute, perché un dirigente del suo livello dovrebbe sapere come nella gestione della cosa pubblica, la salute è una delle cose più importanti, non la sola cosa più importante.

Scegliere

Molti italiani comprenderanno questa fondamentale verità tra qualche mese, allorché la crisi economica si abbatterà su di loro con una violenza come nessun italiano ha mai visto dall’unità ad oggi. Quel giorno, la facile retorica del presidente del Coni scagliata contro il mondo del calcio preoccupato incoscientemente, a suo dire, dal voler riprendere il prima possibile i propri campionati, si sgretolerà di fronte al franare economico di svariati club calcistici. Il fatto come in questo momento non si possa parlare della questione economica, senza essere prontamente additati come una sorta di criminale della salute pubblica o di menefreghismo di decesso altrui, è frutto di una massiccia campagna stampa tesa a convincere gli italiani del loro sacro dovere di restare tappati in casa. Teorema dal quale ormai non si può derogare, perché il “Grande Fratello” ha stabilito che così va fatto. Le partite Iva non sanno più come mettere qualcosa a tavola per le loro famiglie? Non importa. Numerose piccole/medie imprese sono fallite o stanno per fallire? Non importa. Il sistema delle pensioni è fortemente a rischio, a causa di mancato gettito? Non importa. Numerosi cittadini non hanno più i soldi per curarsi? Non importa. La crisi economica procurerà molti più morti, per varie ragioni, del Covid-19? Non importa. Non si può mettere in discussione niente dei decreti legati al “io resto a casa”, perché altrimenti, secondo alcuni, si manca di rispetto ai ventimila morti. Quindi Gabriele Gravina, al quale non ho mai risparmiato critiche, dovrebbe rimanere seduto e zitto, in attesa che il virus, per magia, faccia la sua scomparsa. E serve a poco, in un clima di isteria generale, ricordare come il virus non sparirà per incanto e come nel calcio non lavori solo Cristiano Ronaldo, ma anche l’umile magazziniere o il giardiniere con i loro modesti stipendi, spesso unico sostentamento per la famiglia.

Il gioco è nostro

Un mio amico, nonostante abbia studiato per tutta la vita il nazismo e i suoi epifenomeni, non riesce a capacitarsi come una delle nazioni più acculturate del mondo abbia potuto identificarsi in poco tempo nei concetti di Alfred Rosenberg e Adolf Hitler. Secondo Gustave Le Bonne, autore del celebre saggio “Psicologia delle Folle”, un agglomerato di persone è sempre geneticamente predisposto a lasciarsi suggestionare da parole, formule e immagini estremamente semplificate. Slegate da ogni ragionamento e da ogni prova l’importante è solo ripeterle ossessivamente, e il gioco è fatto. Autorevoli studi testimoniano come ci vollero vent’anni per “denazificare” la Germania, assolutamente restia a fare i conti con il proprio passato. Perché credere per anni a frasi tipo “la nazione, o meglio, la razza non consiste nella lingua, ma solo nel sangue”, non è cosa che si possa dimenticare in poco tempo, nemmeno di fronte ad una cruda verità fattuale. Perdere la libertà e l’autonomia di giudizio può essere questione di poco tempo e facile, recuperarle può essere qualcosa di lungo e molto doloroso. La libera stampa ha il dovere di ricordarlo ogni momento, anche se ascoltare questo può far male alle orecchie e alla mente dei suoi fruitori. Anche se la paura di morire pare aver preso il sopravvento su qualsiasi cosa. La colpa grave di tutta la classe dirigente italiana, è di aver accettato di “spegnere” il lavoro in Italia, senza minimamente pensare a come il Paese sarebbe dovuto poi ripartire. Si può pensare al prima senza pensare anche al dopo? Bene quindi fanno ora i Gravina, gli industriali, gli artigiani, le partite Iva a porsi il problema della ripartenza e del lavoro. I morti per il Covid sono stati soprattutto gli anziani, cioè parte di coloro che avevano reso ricca e forte l’Italia. Non è stando chiusi ostinatamente in casa che renderemo onore alla loro memoria, piuttosto è cercando in ogni modo di salvare ciò da loro costruito. Alla mia età e con la mia situazione di salute, amare l’Italia è una delle poche certezze ad essermi rimaste. Lo devo a mia madre, lo devo a me stesso, lo devo a tutte quelle persone che verranno dopo di me. Ma questo semplice concetto, il miserabile di cui sopra, non potrà davvero mai capirlo.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

13 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. altoro - 6 mesi fa

    Caro Anthony, semplicemente complimenti per la splendida replica a tutti i miserabili che infettano da sempre la Rete. Un tuo collega piemontese Giordano li ha definiti “iene da tastiera “. Tuttavia il concetto è assolutamente identico e quindi altrettanto condivisibile. Ancora Chapeau e sinceri auguri nella lotta contro il Male che hai citato con realismo e coraggio.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Dr Bobetti - 6 mesi fa

    Caro Anthony,
    felice che tu abbia italianità, sarei stato felice anche se fossi stato tutti inglese.
    Ciò che oggi è prezioso è il leggere qualcosa che permetta di pensare e ragionare, di creare una propria coscienza ed un’idea.
    Io probabilmente non sono stato d’accordo su talune parti del tuo precedente articolo ma ti ringrazio espressamente perchè ogni tuo articolo è un momento per riflettere, non solo una cronaca sportiva. Un momento di arricchimento, di confronto, di concordia ma anche di dissenso ma sempre dentro un chiaro perimentro di rispetto e civiltà.
    Sarò ancora felice di leggerti qui o altrove, lo sport ed il calcio soprattutto ha bisogno di questi momenti che superino il mediocre ed arido ‘prodotto industriale’ tanto strombazzato in queste settimane, un’industria così importante da non essere stata capace di mettere a punto preventivamente un piano di disaster recovery (che ogni industria importante ha). Un’industria che pensa solo a fagocitare i danari per arricchirsi senza creare giocatori e senso nazionale.
    Alla prossima lettura Anthony!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Daniele abbiamo perso l'anima - 6 mesi fa

    Porgo i migliori auguri al signor Anthony Weatherill, mezzo italiano, mezzo inglese, non importa, trattasi di persona appartenente alla razza umana… dotata tra l’altro di notevole intelligenza e sensibilità.
    Purtroppo, in questi tempi moderni e difficili e esageratamente “social “ capita spesso che gli intellettuali diventino idioti e gli idioti facciano gli intellettuali. Mai come ora mi è capitato di osservare un numero inverosimile di esperti virologi, economisti, politici, sociologi, preveggenti..
    Come sempre è accaduto potremo tirare le somme e comprendere errori e scelte sagge solo quando tutto questo sarà finito. E probabilmente anche allora avremo pareri e tesi diverse, ma sicuramente più lucide.
    Per quanto mi riguarda, mi sento frastornato, triste, preoccupato e apatico nei confronti dello sport, del calcio e anche del Toro, le cui sorti al momento mi interessano meno rispetto alle mie e anche a quelle di gran parte della popolazione mondiale.
    Capisco bene che il mondo deve andare avanti e si debba pur discutere di quando e se concludere il campionato di serie A, ma eviterei di infangarsi in polemiche scurrili o peggio, intrise di cattiveria gratuita o cinismo. E credo che non bisognerebbe mai essere cinici, nemmeno in tempi di vacche grasse. Il cinismo è sempre pericoloso. Si rischia poi di fare figuracce terribili, come è avvenuto in questo caso.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Daniele abbiamo perso l'anima - 6 mesi fa

      Per quanto riguarda il ripartire subito o attendere, eviterei di esprimere sentenze certe. Non sappiamo se è meglio farlo subito o meno. Faccio però presente anche alla persona che stimo e che ha scritto questo articolo, che ad oggi il numero degli infettati è ancora in crescita, seppur con un calo dei numeri.
      E come se vivessimo in una casa dove oggi su 10 persone, una è morta, tre sono guarite e altre tre persone sono entrare in casa malate.
      Io non sono tanto sicuro che si debba riaprire tutto subito. Non perché me ne fotta del futuro economico, ma perché ho una fifa tremenda che una ripartenza incauta potrebbe costarci ancora di più in termini di vite umane e anche di futura ripresa economica.
      Ma è solo un parere..

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. maxx72 - 6 mesi fa

    Chapeau mr.Weaterhill. Le scuse arrivano anche da parte mia.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. NEss - 6 mesi fa

    Una breve (per una volta!) aggiunta.

    Conosco persone chiaramente affette da COVID-19 che se ne andavano in giro allegramente perche’ tanto chi se ne frega, ho solo la tosse e un po’ di febbre.

    E’ un altro esempio della mancanza di senso civico tipicamente italiano. Se hai i sintomi da covid quest’anno o da influenza in passato stattene a casa tranquillo, non andare in giro a giocare all’untore.
    E’ questione di rispetto, che spesso si chiede e raramente si da’.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. NEss - 6 mesi fa

    La liberta’ finisce quando va ad intaccare quella altrui.
    Io sono libero di spararmi un colpo in testa, ma non sono libero di sparare ad un altro.
    Se fuori e’ radiattivo e io voglio uscire lo stesso sono fatti miei, al limite se ne puo’ fare una questione economica per il costo del sistema sanitario quando mi ammalo.
    Ma se io sono contagioso e vado ad infettare gli altri le cose cambiano, e non poco!

    Tempo fa scrissi che in Hubei, con il blocco, questo virus aveva fatto i numeri della influenza del 2009; molti pensavano ci si dovesse quindi attendere qualcosa di simile, 285mila morti al mondo. Non bello ma neanche troppo terribile (tranne per i colpiti).
    Beh, in Lombardia questo virus ha fatto quasi il 2 per mille dei morti (sulla popolazione, non sugli infetti). Vorrebbe dire circa 14 milioni di morti nel mondo, e tutti in un periodo molto concentrato. Se non si fosse fermata la gente avremmo sostanzialmente dovuto raccogliere i morti per le strade con un sistema sanitario collassato, e questo nella ricca Lombardia, non nel Chad.

    Questo vuol dire che debba essere tutto chiuso per sempre, finche’ non c’e’ un vaccino? No, la questione e’ diversa. Una volta abbassati i numeri del contagio si puo’ ‘riaprire’ stando ben attenti a scoprire in fretta e controllare i nuovi focolai che rinasceranno.

    Scritto questo, l’Italia e’ un paese particolare… e in questo caso non e’ un complimento.
    Andare nel negozio di paese dove entra una persona alla volta, magari con la mascherina, non e’ come schiacciarsi in mezzo alla calca del metro a Milano.
    Chiamare il giardiniere per sistemare la siepe non e’ come stare dentro un sommergibile. Il dentista deve visitare il paziente ma un commercialista puo’ fare al telefono.
    Una soluzione unica per tutta l’Italia e tutte le professioni non ha troppo senso, ma soluzioni piu’ pragmatiche richiedono cooperazione dalla popolazione, non richiami al nazismo che sono francamente fuori luogo.

    Se la gente avesse un minimo di senso civico basterebbe dire: non assembratevi, rispettate igiene e distanze.
    Ma l’Italia e’ il posto dove io sono piu’ furbo. Che stiano attenti gli altri, a me che mi frega? E poi c’e’ anche qualcuno che grida all’attentato liberticida se gli si chiede di non andare in discoteca per qualche mese.
    E allora giu’ di misure ‘ufficiali’ che svariano dal draconiano al ridicolo. Due persone vivono insieme e dormono nello stesso letto, ma se salgono in macchina devono stare uno davanti e uno dietro in diagonale… da non credere!

    I morti passati non hanno alcuna importanza in questo discorso. Bisogna pensare ai morti futuri. E la domanda e’ molto semplice: gli Italiani sono sufficientemente adulti e responsabili da saper gestire ‘il dopo’? Sanno pensare al bene comune e non solo al proprio? Il mondo del calcio sicuramente no. L’Italia? Io non credo. Altrove? Si fa senza enormi problemi e sta funzionando. Pero’, e’ scusate se ritorno sull’esempio, nessuno grida contro la liberta’ quando gli si chiede di non stringere la mano.

    In Inghilterra, e altrove, hanno pensato una cosa molto semplice: questo virus uccide principalmente i vecchi. Non producono, prendono la pensione e costano tanto per il sistema sanitario. Se ne perdiamo qualcuno dispiace per l’individuo ma per la societa’ non e’ un cattivo affare. Morira’ anche qualche ‘giovane’, ma i numeri possono essere sostenibile. Faccio notare che questo discorso e’ apparso sulla bbc, non sul gazzettino del complottista.
    Si sono dovuti ricredere perche’ i numeri sono peggiori di quanto si attendesse.

    L’Italia e’ un paese strano, dicevo. Si mette la gente in coda per ore fuori dal supermercato ma nessuno propone invece di tenerli aperti 24 ore al giorno e di rafforzare i servizi di consegna a domicilio. Certo bisognerebbe assumere un po’ di persone in piu’… un bel problema.

    Ci sono vie di mezzo tra il tutto chiuso e il tutto come se niente fosse. Basta volerlo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  7. bloodyhell - 6 mesi fa

    quante vale la libertà? Questa domanda che ci fa weatherill, sembra quasi una preghiera. prometto di riflettere seriamente su questo suo ultimo articolo. è il minimo che devo allo sforzo di aver messo a nudo parte della sua intimità, nel tentativo di dare a noi lettori un buon motivo per far venire fuori il meglio. l’attendo alla prossima, caro Anthony, convinto come sono dell’assoluto privilegio di leggerla. in bocca a lupo per la sua battaglia contro la bestia che si agita dentro di lei, sono certo riuscirà presto a buttarla fuori con un calcio. ciao

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  8. bertu62 - 6 mesi fa

    Buonasera/notte a tutti…
    L’argomento è indubbiamente “spinoso” perché oltremodo doloroso, attuale e ancora “vivo” anzi vivissimo, personale ed in alcuni casi purtroppo anche profondamente luttuoso….Tuttavia non per questo si deve cadere nella trappola del qualunquismo, del “seguiamo il gregge” nel condannare chiunque parli di “ripresa” o peggio illudendosi che ci sarà un domani migliore “sempre e comunque”: oltre a leggere notizie di cronaca riguardanti ricoveri, infetti, guariti, quarantene e decessi ci sono anche purtroppo notizie di famiglie disperate che non hanno soldi per comprare il cibo, non dico sigarette o alcool o per giocare alle Slot!
    Inutile far finta che non sia vero o che siano “gli altri”, quelli “diversi”, perché questa situazione di blocco delle attività ha coinvolto Bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti, librerie, ambulanti, fiorai, custodi, taxisti, autoferrotranvieri, e centinaia di altre categorie, e le Loro famiglie….La situazione economica Europea era già “fragile” di Suo, quella Italiana poi ancora di più, e se consideriamo che con la bella stagione in arrivo il turismo avrebbe giocato un ruolo importante mentre adesso invece è “a rischio” anche questo beh, allora il futuro non lo vedo poi così roseo, e “condannare a prescindere” coloro che parlano di “riprendere le attività” non lo condivido….

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  9. Mimmo75 - 6 mesi fa

    Anthony Weatherill, commentando l’articolo precedente della rubrica, ho manifestato irritazione per quel che ha scritto sulle decisioni prese o non prese dalla politica italiana sull’emergenza covid19. Tra le altre cose scrissi di essere quasi certo che non vi era intenzione di offendere l’Italia da parte Sua. Ora la certezza è piena. Non sapevo delle Sue origini per metà italiane, né del suo attaccamento e dei suoi legami. Non che questo sposti di una virgola il mio dissenso per quanto ha scritto. Di certo oggi capisco che le scuse da me richieste erano fuori luogo e pertanto porgo a Lei le mie. Resta il fatto che non condivido quanto da Lei scritto allora e ribadito adesso e non perché io ritenga la classe politica italiana immune da rilievi o particolarmente meritevole, anzi! Le critiche mosse però le ho trovate sbagliate per modi e tempi e il fatto che arrivassero “dall’esterno” (così credevo), da un cittadino di un paese tra quelli che più di tutti erano stati contrari al modus operandi italiano, salvo poi fare una clamorosa e intelligente retromarcia, ha aggiunto fastidio in me. Nessuno di noi ha la sfera di cristallo e solo il tempo dirà se avrà fatto bene chi ha riaperto prima o chi ci è andato più cauto. Così come ha già detto che non era un errore chiudere tutto come fatto dalla cavia Italia. Continuo a pensare che sia sbagliato giudicare oggi, da parte di chiunque, se sia più giusto riaprire in fretta o per gradi. Di certo non sarà semplice per i decisori politici trovare il giusto equilibrio tra la tutela della salute pubblica e la salvaguardia dell’economia. Per questo ho trovato fuori luogo un giudizio netto e tranciante (ma legittimo) come il Suo su decisioni che manifesteranno i loro effetti solo in un futuro prossimo. Ho comunque sicuramente sbagliato nel chiedere le Sue scuse, oggi mi è chiaro, partendo dal presupposto errato che Lei non si sentisse e non fosse italiano. Ci ho letto della superbia che invece non c’è e me ne scuso nuovamente. Sapevo della lotta che sta conducendo e ne approfitto per augurarLe di uscirne trionfante sin da subito.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Granata - 6 mesi fa

      Una volta , un Talmid ( si chiamano così gli studenti del Talmud ) ebbe a denigrare un Rabbino molto stimato da tutti. Resosi conto dello sbaglio che aveva commesso, andò dal Rabbino e gli disse , Rabbì, mi scuso per quanto ho detto sulla tua persona e per riparare al misfatto sono pronto a fare qualsiasi cosa. Il Rabbino lo ascoltò in silenzio e poi gli disse, va, prendi un cuscino di piume d’oca e torna da me. Il Talmid tornò con il cuscino. Disse, ed ora ? Il Rabbino gli ordinò , quando si alza il vento, taglia la fodera e fai volare le piume via. Così fece e le piume si sparsero per tutta la città. Il Rabbino gli aggiunse, ora va e raccogli tutte le piume e rimettile nel cuscino, solo allora avrai riparato il danno. Dopo oltre 1 anno, il Talmid tornò dal Rabbino dicendo, mi è stato impossibile riprenderle tutte. Ecco vedi , gli rispose il Rabbino, le parole dette sono così come quelle piume. Alcune si recuperano, altre no.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. bertu62 - 6 mesi fa

        Sicuro che non le ha recuperate tutte perché qualche gobbo glie le ha rubate 🙂 ….

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. Granata - 6 mesi fa

          Hahahaha è da mettere in conto, certo

          Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy