Dalle Alpi al Comunale

Dalle Alpi al Comunale

Sotto le granate / Torna la rubrica di Maria Grazia Nemour: “Evvai che siamo partiti con l’Europa, abbiamo vinto il Debrecen a Torino!”

di Maria Grazia Nemour

Evvai che siamo partiti con l’Europa, abbiamo vinto il Debrecen a Torino!
Torino…non proprio Torino, Alessandria, utilizzando un’arma non convenzionale ma sostanziale nella bassa, per avere la meglio sugli ungheresi: l’Autan.
Già, perché un po’ vuoi che siamo ospiti a casa nostra, un po’ vuoi che il panorama calcistico prevedeva che il Toro trascorresse le vacanze in riviera e non in Europa, fatto sta che un campo dove giocare a luglio in formato internazionale non ce l’avevamo. E allora giro di ballo tra Vercelli – no, ha il sintetico – e Udine – uh, soprattutto comodo, per una partita in casa – e infine Alessandria.

Eppure non troppi anni fa c’erano stati quei Mondiali – notti magiche, inseguendo un gol, sotto il cielo di un’estata italiana – per cui la città di Torino (e mi sento molto città di Torino, quando si parla dell’utilizzo delle tasse che pago) aveva investito 80 milioni di euro alfine di edificare lo stadio che gli avvocati juventini avevano definito “bellissimo, dalla visuale davvero eccellente” (tale Agnelli Gianni, imprenditore) nonché “dalla spettacolarità sicura. Poche partite per essere amato, uno stadio bellissimo” (Chiusano Vittorio, nobile).
Oh…lo stadio delle Alpi, bellissimo, sospiravano gli avvocati.

Settantamila spettatori di capienza e vent’anni di pari trattamento a Torino e Juventus, un milione di euro annui d’affitto alla società di gestione Pubbligest che incassa anche gli introiti pubblicitari, quelli derivanti dalla ristorazione e dall’urbanizzazione dell’area circostante lo stadio.
Però…però perché rispettare un contratto quando si possono fare i capricci e avere molto di più di quanto inizialmente stabilito?
Uno, due, tre, e parte la campagna denigratoria dello stadio Delle Alpi, giuro, lo stesso che agli avvocati era sembrato bellissimo. Il Delle Alpi in pochi mesi si trasforma da eccellente a osceno, adatto a tutto tranne che a giocare a calcio, una cattedrale dai costi di gestione insostenibili, brutto pure a vedersi. Le cose basta ripeterle un sufficiente numero di volte sui giornali per renderle vere. La Juve minaccia di rescindere il contratto, alcune partite di coppa Uefa parte e le va a giocare in altri stadi, insomma, fa le linguacce e strilla fino a che il sindaco Castellani concede allo specchiato Moggi una modifica del contratto, assicurando alla Juve la gestione della pubblicità al Delle Alpi. Contenta? Per il momento, perché in realtà sono gli anni in cui la Juve inizia a scrivere il progetto di uno stadio di proprietà, o meglio, l’avvincente trama fantascientifica di uno stadio di proprietà pubblica che diventa privato. Intreccio che ostenta tratti d’avventura e romantici, ma che si rivela un horror.

N’Koulou Toro, leone indomabile

Quello che in quegli anni ancora la Juve non sapeva, forse, è che avrebbe assegnato al Toro una parte da protagonista all’interno del suo progetto. La storia inizia con la nascita del Delle Alpi in seno ai Mondiali del ’90, ed evolve nel ritorno dei morti viventi, alimentato dalle Olimpiadi invernali del 2006.
Il Toro si presenta al nuovo secolo con il giusto grado di sfacelo voluto dalla caratterizzazione del suo ruolo all’interno della storia, pronto per il pernicioso acquisto da parte di Cimminelli, sotto la presidenza di Romero. A raccontarlo dieci anni prima, nessuno, neanche il più proverbiale pessimista granata, avrebbe mai creduto alla fantasiosa possibilità che un imprenditore legato mani e piedi all’indotto Fiat, tifoso bianconero, si sarebbe comprato il Toro e che il portavoce di Agnelli lo avrebbe presieduto. Certe cose succedono solo nella realtà, in un romanzo risulterebbero troppo inverosimili.
Le Olimpiadi si avvicinano e il Comunale, che ai Mondiali ’90 era stato bocciato come struttura obsoleta e non idonea al recupero, tanto da investire 80 milioni di euro nella costruzione di uno stadio nuovo, l’ex bellissimo Delle Alpi, ecco il Comunale, dicevo, nel nuovo secolo acquista inaspettatamente un valore storico e artistico che nessuno aveva notato quando anni prima si parlava di abbatterlo per costruire un’area commerciale al suo posto. Oh no no, è un monumento sportivo, la Torino del potere stabilisce che il Comunale sarà la bandiera delle Olimpiadi 2006, di più, stabilisce che tale bomboniera sarà data in dono al Toro per 99 anni, dietro il modico investimento di 30 milioni di euro, la cifra necessaria per la ristrutturazione. Ma il piano di fattibilità era risultato negativo! Ma no, ma no, la città è decisa a favorire il Toro fino in fondo…

Cimminelli è un lungimirante imprenditore e si dice subito entusiasta del progetto – dove firmo? Dove firmo?
E poi…vabbe’, vogliamo dare un contentino anche all’altra squadra di Torino che è stata esclusa dall’affarone? Il comune dà uno sguardo di sfuggita all’inventario dei beni pubblici e al piano regolatore e per 25 milioni di euro assegna il diritto di superficie sull’intera area del Delle Alpi – con parcheggi e sterminata area commerciale annessi – sì, il Delle Alpi, proprio l’ex stadio bellissimo costato dieci anni prima 80 milioni, il Delle Alpi, uno stadio praticamente nuovo. Calcolando che la Juve assegna prontamente i diritti di sfruttamento parcheggi e aree commerciali per 20 milioni e che il Toro versa 4,5 milioni per tre anni di affitto, la Juve risulta aver pareggiato l’investimento muovendo solo qualche foglio di carta. Un curioso investimento davvero, tanto da sembrare una regalia.
Cimminelli completa il progetto bianconero facendo del suo peggio, inizia i lavori di ristrutturazione – che nel 2005 assolvono correttamente allo stato di avanzamento previsto – indebitando il Toro al limite dell’economicamente sopportabile e lecito (soprattutto perché è chiaro che la struttura non potrà mai remunerare il capitale investito, non disponendo di parcheggi e area commerciale da sfruttare) e presenta una fidejussione che…abracadabra…per colpa di un mago o dell’altro, risulta falsa. Salta il banco granata, chi ha dato ha dato, chi ha pagato ha pagato, il comune si riprende il Comunale, ultima i lavori e non riconosce nulla di quanto già realizzato al Toro, che ormai si avvia al fallimento.
Caspita… neppure Stephen King avrebbe architettato qualcosa di così devastante per costruire a Torino due stadi che c’erano già.
Fossero almeno notizie frutto di spionaggio queste, e invece no, il romanzo criminale è sotto il cielo compreso tra Torino e Venaria e nulla sembra poi così strano, il potere crea le sue infrastrutture e alimenta altro potere.
Entrare nell’ex bellissimo stadio Delle Alpi non mi è più possibile, ma è qualcosa che non ha nulla a che fare con l’invidia, quanto con la ripugnanza. Meglio giocare ad Alessandria, tra le zanzare, piuttosto che in uno stadio che racconta una storia inventata, che di vero ha però la tragicità dei danni collaterali.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

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  1. Madama_granata - 3 mesi fa

    Il miglior articolo di questa fantastica giornalista!
    Peccato che solo Toronews lo pubblichi: qui siamo in famiglia, e si può dire la verità, anche quella scomoda.
    Altrove,no, altrove bisogna tacere, accettare, sorridere..
    Meglio ancora, plaudire al “grande stadio juventino” e alla genialità/prodigalità di una Proprietà che negli anni ha fatto grande la squadra, “quella” squadra, e con essa la nostra città, della quale, da sempre, vanta di essere il simbolo!
    Il “volto bello di Torino”, quello che appunto dà lustro alla città, d’altro canto, quando ci sono partite della Nazionale o eventi benefici di grande risonanza mediatica, lo mostrano sempre loro, sempre lì, in quel loro “lussuoso” stadio “superaccessoriato”.
    Oggi, però, forse, magari, possiamo tornare a sorridere anche noi, a dispetto della loro mania distruttiva nei nostri confronti.
    Uno spiraglio di luce: un Presidente “autonomo ed indipendente”, un Presidente non Agnelli-dipendente. un Presidente “vincente”!
    Sì, ora ce lo abbiamo anche noi un Presidente così: teniamocelo caro!
    Per questo, secondo me, i successi di Cairo dovrebbero “andare a braccetto” con quelli del Torino Calcio, con l’incondizionata approvazione di tutto il popolo granata.
    Aspettiamo di veder crescere questo adolescente quindicenne che è il Torino del Presidente Cairo, permettiamogli di diventare “adulto”, maturando poco alla volta, e diamogli fiducia e riconoscenza!
    Evitiamo di esasperare il nostro Presidente fino al punto di spingerlo a lasciare, a dire basta!
    Ricordiamici sempre che, nell'”entourage del Gotha juventino”, sarà sempre pronto un loro “fedelissimo” destinato a subentrare, a riprendere in mano le briglie della squadra e del popolo granata, con l’inconfessabile, subdolo e maligno progetto di portarli a certa distruzione!

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  2. Orny62 - 3 mesi fa

    Bisognerebbe fare sapere queste cose alla redazione di Report. Chissà mai che riescano a fare saltare un altro coperchio…….

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  3. prawda - 3 mesi fa

    Tutto vero, forse e’ anche ancora peggio visto che nell’articolo si dimentica che il Comune ha ceduto per poco piu’ di 58 Euro al metro, 0,58 se lo si rapporta agli anni della concessione, un’area di 180.000 metri quadrati, permettendo ai gobbi di fare tutto quello che volevano, compreso il raddoppio delle volumetrie ed assumendosi i costi per la bonifica, per il futuro parco; tutto per consentire una enorme speculazione edilizia od ancora meglio una intermediazione gigantesca visto che come gia’ con la Conad, i gobbi avrebbero poi ceduto le superfici edificabili a residenziale, l’hotel, il cinema e la galleria commerciale. Come se non bastasse tutto questo gli oneri di urbanizzazione saranno scomputati a favore di opere viarie ed accessorie utili a chi costruirà in quell’area, altri soldi pubblici non incassati ma “regalati” a favore della Continassa. Peraltro una replica di quanto gia’ accaduto con il Delle Alpi, visto che i parcheggi dello stadio e del supermercato sono stati realizzati a scamputo degli oneri di urbanizzazioni, quindi sostanzialmente con i soldi dei cittadini torinesi.

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  4. BACIGALUPO1967 - 3 mesi fa

    Sempre più orgoglioso di essere granata.
    Ora e sempre FORZA TORO.

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  5. mah... - 3 mesi fa

    Complimenti per l’articolo. Non aggiungo altro perché se no dovrei parlare dei torinesi, sopratutto quelli d’adozione. Castellani comunque non è finito sulla poltrona da sindaco per intercessione dello Spirito Santo. E ora mi taccio.

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    1. BACIGALUPO1967 - 3 mesi fa

      E neppure la sindaca attuale è lì per caso

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      1. mah... - 3 mesi fa

        Ma neanche Domenico Comino o Raffaele Costa o Roberto Rosso se fossero arrivati allo scanno.
        Il problema è: “Cambia l’orchestra ma la musica non cambia, cosa si può fare come veri torinesi che amano Torino?” Evito di scrivere pagine di soluzioni poiché la reale e definitiva soluzione è dentro al cuore dei torinesi veri che amano veramente Torino. Il problema che siamo in pochi. Tutto il resto è mafia.

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  6. user-14003131 - 3 mesi fa

    Purtroppo verità. Che sarebbe ora di far conoscere ancora meglio, al di fuori di questo contesto.

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  7. LeoJunior - 3 mesi fa

    A volte sarebbe meglio poter dimenticare. Storia incredibile.
    Aggiungo un’altra follia: il Comunale (Olimpico/Grande Torino) è vincolato mentre il Filadelfia è stato abbattuto!
    Devo commentare?

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    1. Marchese del Grillo - 3 mesi fa

      E pensa che pure quel catino del Moccagatta è soggetto a vincolo con parti intere della curva dichiarate bene storico. Ne vogliamo parlare? Ma che mondo è???!!!

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  8. Tifoso Obiettivo - 3 mesi fa

    Storia, tutto vero.
    Così come sono vere le storie raccontate dall’Avvocato Marengo riguardo l’acquisizione del Toro da parte del Signor Cairo, che aspettó che i lodisti fecero tutto il lavoro per prendere la società ad un tozzo di pane, cacciando l’organigramma già presente. Leggetevelo il suo libro. È molto intetrssante.
    Così come è interessante sapere che l’ex patteggiatore Cairo, nello scandalo Fininvest, ha acquisito RCS grazie ad un corposo investimento della San Paolo, la banca degli Agnelli.

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    1. Marchese del Grillo - 3 mesi fa

      Se scopri il vaso non puoi far altro che scappare via lontano. Fa tutto talmente schifo che non potresti più credere in nulla, avere fede in nulla, passione men che mai. Tutto è terribilmente schifoso e puzzolente. Meglio lasciare il vaso coperto o turarsi il naso.
      Ma che mondo di merda!

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    2. Luciano gem - 3 mesi fa

      Per quel poco che ne so, posso confermare tutto quello che affermi qui.
      E’ pur vero che non possiamo fare gli schizzinosi su ‘qualche’ ‘marachella’ di Cairo, come molti sono sempre li a sottolineare, e poi invocare il miliardario arabo o cinese o russo trascurando il fatto che, ce lo insegna la Storia, ‘i miliardi sovente puzzano’. Orfeo Pianelli così come Ferruccio Novo sono stati casi a parte, Pianelli, per diversi motivi, ha pagato carissimo il suo amore per il TORO. Forse qualcuno c’è ancora in circolazione, sono casi rari, e non mi risulta abbiano fatto grandi cose con le loro squadre.
      Come qualcuno su questo sito afferma, Cairo è il miglior Presidente che ci potesse capitare di questi tempi.
      La domanda è: si sta piano piano innamorando (parola grossa) del Toro, oppure sta esclusivamente cercando di guadagnarci con le sue capacità manageriali?
      Oppure tutte e due?
      Io, sinceramente, non lo so.
      FVCG.

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    3. Torello_621 - 3 mesi fa

      Ecco tra i meriti di Cairo c’è sicuramente quello di averci tolto la pena dei lodisti e dell’avvocato parafanghista.

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  9. Luciano gem - 3 mesi fa

    Questa non è “fantascienza”, è STORIA! Quanta tristezza!

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  10. Marchese del Grillo - 3 mesi fa

    E c’è ancora chi pensa che mafia e n’dangheta stiano al sud, dove c’è invece rimasto solo qualche scippatore e contadino con la lupara.
    Bravia Maria Grazia, facciamo in modo che certe cose non scompaiano nel dimenticatoio. Sono storia, purtroppo.

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  11. christiangig_6042482 - 3 mesi fa

    Trsite realtà.. ma Cimminelli non fu altro che un burattino della Fiat, specialmente quando decisero in tempi non sospetti che Torino non poteva avere 2 squadre.
    Pur vero che l’ex Delle Alpi, a mio modesto parere, era un bellissimo stadio, laddove fino alla fine degli 90 si poteva gustare il vero clima derby con le due tifoserie rivali, adesso è soltanto uno schifo, di una tristezza allucinante.

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    1. Tifoso Obiettivo - 3 mesi fa

      Ah invece Cairo che compra RCS con i finanziamenti Sanpaolo non è per niente un burattino di Agnelli eh no no

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  12. Andreamax - 3 mesi fa

    Scusate, 2 volte è accentata dove non andava

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    1. Marchese del Grillo - 3 mesi fa

      Io per questa volta ti perdono, ma non farlo più! 😉

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  13. Andreamax - 3 mesi fa

    Ciao, completamente d’accordo con te, bisognerebbe che qualcuno ricordi tutta questa storia ai media servi e schiavi che negano è mistificano vergognosamente il tutto. Fino a quando ci saremo noi GRANATA, la verita’sara’sempre rivendicato d’altronde, come dice il buon Patrignani, noi siamo missionari in terra di gobbi. Una precisazione il “sommo è benefattore(per le sue tasche) Gianni agnelli non e’mai stato avvocato. FORZA TORO. Andreamax.

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  14. Policano - 3 mesi fa

    Sti cocainomani, avvocati?!?!

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  15. FVCG'59 - 3 mesi fa

    Cara Maria Grazia, è la solita storia del ricco e del povero e oi mi viene in mente la canzone del grande Jannacci:
    e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam!
    Spero falliscano presto, loro e la loro mania di grandezza: faranno la fine della rana che voleva diventare grossa come il bue e perciò è scoppiata…
    FVCG

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  16. Pelado - 3 mesi fa

    MAI GOBBI!!!

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