Punto fermo di una stagione travagliata. Non c'è solo la salvezza, ma un lavoro di valorizzazione che alla lunga ha dato i suoi frutti

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Quale futuro per la panchina del Torino? (VIDEO)

Non è stato un lavoro semplice. Quando Francesco Baldini è arrivato a fine settembre al Torino Primavera, si è ritrovato in una situazione già compromessa con un avvio di campionato molto negativo. Le giornate in archivio erano appena cinque, ma la macchina faticava a girare ed era questa la preoccupazione principale di Ludergnani guardando al futuro. Il motore ha continuato ad andare a basso regime per i primi due mesi di gestione del tecnico di Massa, che però è riuscito a venirne a capo. Lo ha fatto con polso, sapendo quando insistere sulle scelte e quando invece invertire la rotta e rimettere in discussione alcune idee. Ne è derivata una stagione a due facce, con qualche rimpianto sicuramente ma anche con tanta consapevolezza in dote: il Toro è passato da una marcia retrocessione a una marcia da scudetto, salvandosi alla penultima giornata e chiudendo a un 13esimo posto che non è anonimo come la metà classifica può far pensare ma che anzi racconta gli alti e i bassi della stagione granata.

Primavera, Torino-Parma Baldini

Primavera, il polso e la valorizzazione della rosa che alla fine è arrivata

La svolta del Torino è arrivata a inizio dicembre, quando Baldini ha messo in discussione il sistema tattico dei granata varando il 4-3-3 come idea di base. L'opera è stata completata poi a gennaio, quando è stato necessario fare scelte sul mercato. Lì l'intervento è stato fatto sul gruppo insieme a Ludergnani: via chi non stava rendendo ed era scontento, dentro più giovani dall'Under 18 e rilancio per chi invece stava sì faticando ma facendo capire anche di poter dare di più. In tutto questo processo un fattore chiave è stata l'esperienza di Baldini, che è un allenatore di polso e non le manda a dire a costo di risultare impopolare. I sette anni di professionismo alle spalle si vedono anche nel suo carattere e nelle pretese legate ai singoli giocatori. Ci è voluto del tempo, dicevamo. La rosa però è cresciuta e non poco, in tutti i reparti: la difesa è diventata solida dopo essere stata estremamente in difficoltà nella prima parte di stagione (alla fine Carrascosa è stato premiato come miglior difensore in Primavera), a centrocampo sono emerse diverse individualità (Acquah ne è stato il perno per una stagione), l'attacco si è risollevato (Gabellini è rinato nel finale di campionato, puntare su Sandrucci e Bonacina è stata la scelta giusta a metà stagione). Ed è più questo che il posizionamento in classifica che conta in un Settore giovanile.

Primavera, le vittorie di Baldini: non c'è solo la salvezza

Dopo aver visto il baratro, Baldini ha trovato la quadra e dato al Torino un passo che per mesi è stato quello delle squadre poi arrivate alle fasi finali per lo scudetto. Ci ha anche sperato la squadra granata. La priorità è sempre stata la salvezza, considerando come si era messa la stagione, ma a fine marzo la Primavera si è anche trovata a guardare per la prima volta in avanti perché la zona playoff non era poi così irraggiungibile. La sconfitta con il Cesena ha messo fine a quello che sarebbe stato un sogno e sottratto energie, soprattutto mentali, al finale di stagione dove qualche rischio di troppo il Toro l'ha corso soprattutto perdendo con il Sassuolo. Tutto è bene però quel che finisce bene e alla fine la Primavera granata ha raggiunto la salvezza. Senza quel guizzo in più, ma mettendo fine a una stagione che Ludergnani ha definito "maledetta". Lo è stata, ma ha anche insegnato tanto. La vittorie di Baldini sono più di una. A livello personale, essere riuscito a incidere in una categoria che non allenava dal 2019 e aver ritrovato la felicità di vivere il campo. In campo, aver risollevato una situazione diventata pesante e aver valorizzato una rosa che forse a un certo punto ha creduto di valere meno di quello che vale. Non a caso, Baldini è sempre stato la prima scelta di Ludergnani anche per il futuro.

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