Dallo stadio al derby, dalla situazione del calcio italiano alle celebrazioni dell'ultimo Scudetto: l'ex coach azzurra a 360°

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Primo vero passo falso della gestione D'Aversa: ecco perché (VIDEO)

Torna a parlare in esclusiva su Toro News Mauro Berruto, grande tifoso granata, nonché parlamentare italiano e pluridecorato coach di pallavolo. Il suo intervento spazia su vari fronti: dal derby alla situazione del calcio italiano di oggi.

Mauro Berruto

Buongiorno Mauro. D'Aversa si gioca la conferma nel derby? "Non credo che una stagione molto complicata possa essere risolta da un'ultima partita. D'Aversa ha avuto il grande merito di farci giocare il derby senza l'affanno di garantirci la permanenza in Serie A. I ragionamenti con l'allenatore si fanno non sulla base di una gara, lo dico da allenatore a tutela della categoria. Non si mette in palio una conferma di un tecnico in una sola partita".

Quali sono stati i meriti di D'Aversa? "D'Aversa doveva mettere in sicurezza una stagione estremamente difficoltosa. Non conosco personalmente D'Aversa, ma ho un ottimo rapporto con Sullo. Ci siamo messaggiati in queste settimane. A questo staff va dato atto che ha raggiunto l'obiettivo raccogliendo risultati positivi con continuità. La squadra trasmette un modo di stare in campo un po' più coinvolgente. Il capolavoro di questo segmento di stagione sarebbe vincere il derby e sarebbe un fatto storico considerando il nostro score nei derby. D'Aversa ha ereditato una situazione sportiva delicata e un'atmosfera avversa tanto che non ha mai praticamente avuto l'apporto della curva. Onore al merito al lavoro di D'Aversa e del suo staff: bastava davvero un attimo per ritrovarsi in situazioni ben più complesse".

Le sono piaciute le celebrazioni dei cinquant'anni dell'ultimo scudetto? "No, non mi sono piaciute per quello che ho visto. Non ho potuto parteciparvi, ho visto qualche immagine. Quei campioni si meritavano un'accoglienza diversa. Attualmente posso apparire prevenuto perché non mi piacciono la stagione attuale e l'atmosfera che si respira intorno al Torino. Non la catalogavo come una festa perché festeggiare per un'ultima vittoria avvenuta cinquant'anni fa mi sembra abbastanza assurdo. Si trattava di una celebrazione degli eroi della mia infanzia e dell'infanzia di tanti altri granata, giocatori che hanno scritto la storia del Torino dopo Superga. Doveva essere un tributo, l'ho trovato un tributo spento, un po' figlio dei tempi granata. Mi attendevo qualcosa di più caldo, purtroppo è andata male anche questa cosa del Torino degli ultimi anni".

Gli sviluppi sullo stadio come li sta percependo? "Ho il timore e il terrore che anche questo accordo che sembra essere alle porte procrastinerà semplicemente le cose di un paio d'anni. Tutto ciò che non serve viene fatto. In questo momento servirebbe qualcosa di importante per avviare un progetto. Si tratta anche questo di un elemento di tristezza. E devo dire che la patina di tristezza si può allargare a tutto il mondo del calcio".

Vivendo il parlamento avrà certamente alcune percezioni anche più politiche e governative sul tema... "Sono dentro a una serie di audizioni in materia di calcio e devo dire che ho sentito cose che sembrano di un altro pianeta. Le modalità della Lega Serie A, nella persona del presidente Simonelli, si scontrano con la realtà. Sono state fatte dichiarazioni mirabolanti sul prodotto della Serie A, sul prodotto di produzione televisiva, sulla qualità dell'evento finale di Coppa Italia tanto da paragonarlo all'evento finale di Champions League. Fatte le sparate, non sono state avanzate proposte, bensì richieste dicendo che la politica non può voltare ancora una volta le spalle al calcio. Eravamo prima della scorsa caotica domenica, quella di cinque partite a mezzogiorno per intenderci. Simonelli si è posto con un'arroganza che secondo me non porta da nessuna parte. Siamo di fronte a un disastro finanziario, morale e di risultati e badate bene che i risultati sono all'ultimo posto nella mia scala dei valori perché sono sempre delle conseguenze. Non ci sono soltanto i tre Mondiali mancati, ma ci sono tanti altri aspetti disastrosi: accesso complicato agli stadi, il tifoso identificato come semplice cliente, le squadre in Europa bistrattate, diritti TV in caduta libera. In tutto questo la Lega Serie A non si assume nessuna colpa e addossa tutto alla politica che fa la cattivona e non aiuta il mondo del pallone. Mi appaiono davvero discorsi che provengono dalla luna".

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