"Trincea" è ancora oggi uno dei più attenti analisti della situazione Torino. In esclusiva su Toro News torna a parlare uno dei punti di riferimento del Toro tra anni '60 e '70
Parlare con "Trincea" di calcio è sempre un grande piacere. Angelo Cereser è ancora oggi uno dei più attenti analisti della situazione Torino. Le sue parole sono calibrate e incisive e spesso donano chiavi di lettura interessanti per capire come sta evolvendo la stagione granata. In esclusiva su Toro News torna a parlare uno dei punti di riferimento del Torino tra anni Sessanta e Settanta.
Buongiorno Angelo. D'Aversa merita la conferma? "Siccome ormai questa storia si ripete da qualche anno, mi auguro che la scelta sull'allenatore sia finalmente quella giusta. Mi auguro per D'Aversa che venga confermato. Ha deciso di arrivare al Torino a suo rischio e pericolo e con quello che aveva ha ottenuto i risultati. Il suo più grande merito è stato aver messo ognuno al proprio posto. Inoltre, ha parlato chiaro nello spogliatoio. Con il suo arrivo ho visto una squadra più ordinata, in grado di seguire una linea precisa".
Due mesi fa il Torino avrebbe rimontato due gol all'Inter? "No, penso di no. C'è da dire che l'Inter è calata negli ultimi trenta minuti, le motivazioni era un po' meno rispetto a qualche settimana fa perché lo Scudetto è talmente vicino. Detto questo hai sempre l'Inter davanti, quindi va dato merito al Torino della rimonta. D'Aversa non ha stravolto la squadra, non ha modificato l'assetto, ha parlato chiaro. Agli occhi di uno esterno il lavoro di D'Aversa appare in questi termini".
Concorda nel dire che Nikola Vlasic non è sacrificabile per il futuro del Torino? "Direi che Vlasic è stato l'asso di cuori. D'Aversa lo sta impiegando nella maniera giusta: un centrocampista che fa tutto quando se la sente, un centrocampista che può fare un po' meno quando non se la sente. Non ha sempre obblighi di marcatura. Può lavorare maggiormente con la sua capacità offensiva e con la sua tecnica. Ovviamente vorrà un contratto un po' più lungo e un po' più lungo, bisognerà cercare di soddisfarlo".
In questi mesi si è notata la mano di Petrachi? "Sì, si è vista. Ha stuzzicato più di qualche amico dall'esterno. Ha lavorato bene per quello che poteva fare. Ha fatto poche cose ma le ha fatte bene. Ha rivalutato alcuni giocatori che nella prima parte dell'anno avevano giocato poco. Con l'arrivo di Petrachi è cresciuto uno come Casadei, direi che è stato anche merito suo. Ha recuperato diversi giocatori che avevano giocato poco. Vagnati parlava poco, Petrachi è uno che parla di più, magari anche con toni più accesi, ma riesce a fare bene il collante tra proprietà e squadra".
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