Dopo il brutto incidente di novembre, il cappellano granata è in attesa di capire se riuscirà a esserci al colle

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Vlasic: asso di cuori del Torino, non è sacrificabile

Don Riccardo Robella, parroco e cappellano del Torino Calcio, è rimasto gravemente ferito in un incidente stradale a Torino nel novembre 2025; fu coinvolto in un tamponamento. Dopo mesi di ricovero al CTO, ha iniziato un lungo percorso di riabilitazione. Alla vigilia delle celebrazioni del 4 maggio in onore degli Invincibili a 77 anni da quel tragico giorno del 1949 don Robella torna a parlare in esclusiva su Toro News.

Don Robella

Prima di tutto come sta? "Diciamo che non siamo ancora in convalescenza, siamo ancora in terapia. Comunque va, quindi sono contento. Da un po' sono tornato a lavorare e bene, il peggio è alle spalle".

C'è voluto tremendismo in questi mesi? "Sì, tanto tremendismo granata, lo devo ammettere".

Ci sarà a Superga domani? "Non so ancora se ci sarò, vedrò proprio all'ultimo minuto. Dovrò vedere, anche con l'ausilio dei medici, come sto".

Cosa si augura per la giornata di domani? "Il mio personale desiderio è che sia un 4 maggio di silenzio e di meditazione. Negli ultimi mesi sono state spese parole incresciose, c'è un clima alimentato dall'odio. Questo clima brutto va mitigato. Il 4 maggio dovrebbe essere proprio quello: silenzio e meditazione, no al fomento di ulteriore odio".

L'odio può anche essere figlio di questi tempi un po' cupi e incerti che stiamo vivendo? "Può anche essere figlio dei nostri tempi, però il clima lo possiamo anche generare e non subirlo soltanto passivamente. Molto sta a noi".

Ha seguito il Toro in questi mesi? "Assolutamente sì, la prima cosa che ho fatto quando mi sono svegliato a dicembre è stato chiedere quanto aveva fatto il Torino".

Diciamo che non sono arrivate grandi gioie... "Tra alti e bassi abbiamo avuto anche buoni risultati. Direi che nell'ultimo periodo sono arrivati risultati convincenti".

Ha già parlato con D'Aversa? "Spero di vederlo a Superga, mi farebbe molto piacere".

Parlando con i giocatori, che percezione hanno del 4 maggio, di Superga, degli Invincibili? "Il 4 maggio colpisce tutti, se poi genera affezione dipende dalle persone. Però, il 4 maggio colpisce tutti i giocatori e professionisti che lo vivono".

Tornando a dodici mesi fa, le fecero male le immagini della contestazione il 4 maggio? "Io penso che il 4 maggio non sia il giorno della contestazione. Contestare è un diritto ma non tutti i giorni sono buoni per contestare. Quando si parla di Torino, il 4 maggio non è il giorno giusto per contestare. Anche durante la Prima Guerra Mondiale il giorno di Natale ci si fermava in Trincea perché nemmeno in guerra tutti i giorni sono adatti per farla".

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