100 di Fila / Al Museo del Grande Torino inaugurata la mostra “Un secolo di Fila”, visitabile fino al 29 novembre. Il direttore Muliari: "Senza il recupero del 1996 avremmo un museo molto più povero".
Come racchiudere un secolo di storia? È una domanda a cui il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata prova a trovare una risposta con una mostra dedicata alla mitica Fossa dei Leoni. "Un secolo di Fila" è stata inaugurata questa mattina davanti al gremito popolo granata, che ha potuto vedere coi propri occhi il materiale raccolto per l'occasione. La mostra, curata da Giampaolo Muliari, direttore del Museo, ripercorre tutte le tappe dello storico impianto, dalla sua costruzione fino alla rinascita, passando per i fasti del Grande Torino, ma anche per la pagina più oscura dell'abbandono. L'esposizione sarà visitabile fino al 29 novembre, con ingresso libero.
Le origini del Filadelfia e la nascita della "zona Cesarini"
Si parte dunque dalla data in cui tutto ebbe inizio: da quel 17 ottobre 1926, quando il conte Enrico Marone Cinzano vide realizzare il sogno di dare una casa al suo Toro. Il Filadelfia, all'epoca, sorgeva in quella che curiosamente era solo periferia, quasi uno scenario da via Gluck. "Il terreno era stato scelto per risparmiare, perché all'epoca costava meno", racconta Muliari. La prima sezione della mostra è dedicata a progetti, autorizzazioni e documenti relativi alla costruzione dello stadio e agli scatti preziosissimi di quel taglio del nastro. "Abbiamo dato più spazio a questo periodo - spiega Muliari - perché molti documenti provengono proprio dal salvataggio del 1996". Tra le pagine di storia che si è scelto di raccontare, c'è anche un Fila a tinte azzurre. Tre partite in esame, tra cui quell'Italia-Ungheria datata 13 dicembre 1931, che ha cambiato il linguaggio e l'immaginario calcistico per quel gol allo scadere firmato da Renato Cesarini. Da qui l'espressione "zona Cesarini".Il Grande Torino e i protagonisti della Fossa dei Leoni
Ma se dici Fila, dici ovviamente Grande Torino. E qui di materiale ce n'è da vendere. Fotografie e ritagli di giornale: dal 10-0 rifilato all'Alessandria alla memorabile rimonta del 30 maggio 1948 contro la Lazio. Il Filadelfia è soprattutto nelle biografie di chi lo ha vissuto, come Oreste Bolmida, ricordato attraverso una fotografia con la sua trombetta che richiamava il celebre quarto d'ora granata.Il plastico del Fila e la memoria salvata dall'abbandono
"Senza quel recupero, non dico che non ci sarebbe un museo, ma sarebbe un museo molto più povero", sottolinea Muliari. Un lavoro portato avanti tra mille difficoltà, quando ancora non esisteva una sede stabile e i cimeli venivano esposti in mostre itineranti. Muliari ricorda persino che l'elica dell'aereo del Grande Torino rimase per quattro anni e mezzo nel garage di suo padre, in attesa di trovare una collocazione. "Molte volte siamo stati lasciati soli, soltanto con la nostra passione". Una passione che, a cent'anni dalla nascita del Filadelfia, continua a custodirne la memoria.
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