Un'intervista che sa d'amore, rispetto, amicizia e fratellanza quella rilasciata a ToroStoria da un dirigente del Benfica
Culto: “Ma tranquillo, ci pensa Mazzola!” (VIDEO)
"Il mio nome è Jose Pereira Da Costa, sono il presidente dell'Assemblea Generale dello Sport Lisboa e Benfica, e in questa veste rappresento i soci per quanto necessario. Sono avvocato e qui nel mio studio, sulla scrivania, ho una tazza su cui ci sono i simboli dell'eterna amicizia tra Benfica, River Plate e Torino", ha cominciato Jose Pereira Da Costa, che si è raccontato in esclusiva ai microfoni del podcast ToroStoria. "Mio padre era un grande amico del portiere del Benfica, Jose Vazquez - ha proseguito il dirigente del Benfica. Anche io lo diventai negli anni. Purtroppo ora e scomparso. Ho un libro sul Grande Torino che mostra immagini della terribile tragedia di Superga, che la società del Torino regalò a Jose Vazquez. Mentre parlo con voi lo sto sfogliando". Il rapporto tra Benfica e Torino raccontato da qualcuno di così vicino alla società portoghese permette di approfondire, con emozione, un legame tanto forte.
"Noi abbiamo il dovere di ricordare tutto questo per sempre"
"Fin da bambino ho imparato a convivere in casa con la tragedia di Superga, come tifoso del Benfica e come amico di un giocatore che faceva parte della squadra del Benfica che giocò contro il Torino. Per questo ogni volta che sento parlare di Torino-Benfica provo una grande emozione", ha raccontato Pereira Da Costa, che ha avuto la possibilità di presiedere due delegazioni del Benfica a Torino, in occasione delle gare di Champions contro la Juventus. "Noi tifosi del Benfica abbiamo il dovere morale ed etico di ricordare tutto questo per sempre, di rispettare il Torino ma soprattutto di rispettare questa grande amicizia tra uomini. Fu grande gesto di solidarietà sportiva quella del Torino, impegnato in competizioni importantissime, scegliere di venire a Lisbona per onorare un calciatore in un’amichevole. È per questo che ho accettato di essere qui oggi e di parlare con voi. Ed è per questo che continuo a recarmi a Superga. Ed è per questo che il Benfica più di tutti noi uomini insiste per onorare per sempre il Torino", ha spiegato, in un moto d'orgoglio, passione e compassione.Un insegnamento più ampio: "Va ben oltre il calcio"
"A Lisbona, da quanto mi è stato riferito - ha proseguito il dirigente del Benfica concentrandosi sui tifosi -, la notizia della scomparsa di questa grande squadra fu accolta con grande cordoglio. Il Benfica era già un club popolare, ma a prescindere da ciò, quello portoghese è un popolo molto simile a quello italiano: un popolo di grande sensibilità e che sa esprimere le proprie emozioni. Fu un momento di grande emozione per chi c'era allora. E diciamo che da quel momento è nata una grande amicizia, non solo tra Benfica e Torino, ma anche tra tutti gli amanti del calcio in Portogallo e tutti i portoghesi nei confronti di Torino e del Torino". "È stata una constatazione collettiva", ha spiegato, provando a dare una dimostrazione a questa forte amicizia tra due tifoserie: "I tifosi del Benfica e i tifosi del Torino si ritrovano sempre a Superga, quando il Benfica gioca a Torino. Sempre. Ed è curioso che se chiedi a un gruppo consistente di tifosi del Benfica quale squadra rappresenti l'Italia ti risponderanno “il Torino”. E credo, da quello che vedo ogni volta che vado a Torino, che sia reciproco". Ampliando il discorso, Jose Pereira Da Costa vende un insegnamento in senso lato da questo rapporto: "Contrariamente a quanto si poteva pensare, questo evento (la tragedia di Superga) si è trasformato in una straordinaria amicizia tra Torino e Benfica. Questo sentimento di perdita si è trasformato in fratellanza. Il misticismo che il calcio ci trasmette è la prova che l'amicizia e la fratellanza tra uomini e donne sono sempre possibili. Riflettere sull'amicizia tra Torino e Benfica va ben oltre il calcio, si addentra nei rapporti che esistono e che dovrebbero esistere trai popoli, tra le nazioni e tra i tifosi delle squadre di calcio".Clicca qui per aggiungere Toro News alle tue fonti preferite: https://www.google.com/preferences/source?q=toronews.net
"Nelle due occasioni in cui sono andato a Torino, rappresentando il Benfica, ho visto centinaia se non migliaia di tifosi torinesi per le strade, che ci venivano incontro dicendo: «Vogliamo vincere la partita di oggi. Non perché sia contro la Juventus, ma perché tifiamo il Benfica»", ha raccontato Jose Pereira Da Costa a ToroStoria. "I tifosi del Torino - questa è la spiegazione che si è dato il dirigente portoghese - hanno visto storicamente nella crescita del Benfica dopo gli anni ‘50 qualcosa che fa parte anche di ciò che il Torino è stato. E questo sentimento di amicizia e fraternità dovrebbe illuminare i giorni in cui viviamo oggi".
"Noi ci saremo sempre"
Una conclusione, in fondo a tutto, che non può che lasciare un sorriso sul volto di chi legge queste parole: "Ecco perché ho accettato il vostro invito a partecipare a questo podcast. Sarò sempre a disposizione del Torino. Noi del Benfica lo saremo. Il Benfica mi ha chiesto di rispondere alle vostre domande. E quello che vogliamo che sappiate è questo: saremo sempre a disposizione per onorare questa grande amicizia". Cosa c'è di più bello di due tifoserie che, seguendo l'esempio di Francisco Ferreira e Valentino Mazzola, sviluppano questo rapporto di fratellanza? "C'era un rapporto particolare tra Francisco Ferreira e Valentino Mazzola. Ci fu una partita tra la nazionale italiana e la nazionale portoghese, giocata in Italia, e Francisco Ferreira, alla fine della partita, chiacchierando con Mazzola, gli chiese se sarebbe stato possibile che la squadra del Torino fosse presente al suo addio al calcio, che si sarebbe giocato qualche settimana dopo, il 4 maggio 1949. E Mazzola disse che avrebbe cercato di convincere i dirigenti del Torino a rendergli questo tributo. E ci riuscì. [...] Ed è proprio da questa amicizia che nacque l'invito al Torino a venire a onorare il Benfica", conclude questa splendida intervista Jose Pereira Da Costa.© RIPRODUZIONE RISERVATA