Le parole del presidente del Toro Club di Asti in esclusiva a Toro News: "Cairo ha detto che vuole vendere, ma..."
Il "Fila": una storia... da film! (VIDEO)
Grande festa al Fila, che compie cento anni e festeggia con il Borgo Filadelfia colorato di granata. E per i tifosi è davvero importante. Come sono importanti le altre questioni: sudare la maglia sul campo e avere la possibilità di farlo in uno stadio nuovo e di proprietà. Di questo abbiamo parlato con Beppe Mercuri, presidente del Toro Club di Asti, che ha commentato vari temi caldi in casa granata in esclusiva ai microfoni di Toro News.
Buongiorno Beppe. Sabato 17 ottobre vuol dire 100 anni del Fila: andrà a festeggiare al Filadelfia? "Dovrei riuscire ad andare perché domani inaugurano anche il Museo e c'è la mostra. Mi farebbe piacere riuscire ad esserci, ho anche letto che c'è tutto il quartiere che si è mobilitato colorando di granata i balconi e le casa. È una bella ricorrenza, anche se io sono superstizioso perché è il 17. La prima partita nel 1926 fu contro la Fortitudo Roma e il Toro vinse 4-0".
Che ricordi le trasmette questo luogo? "Io ricordo del vecchio Filadelfia, anche se non di calcio giocato, perché il Torino giocò l'ultima partita nel 1963 e io avevo solo due anni. Però ricordo dei raduni fatti al Fila ed era sempre un'emozione. Entrare in quel luogo era sempre una sensazione diversa rispetto a qualsiasi altro posto del mondo. Io ho sempre avuto i brividi, specialmente prima dell'abbattimento. C'era un qualcosa che ti colpiva e ti lasciava un po' impietrito. Mi ricordo di quel raduno che organizzarono quando Bruno passò. Era un luogo magico, passavi di lì e pensavi a tante cose. Mi è spiaciuto dell'abbattimento, ma soprattutto per i 20 anni di abbandono del Filadelfia. Io penso che un paese come l'Italia non avrebbe dovuto e potuto permettere una cosa del genere, perché comunque non era solo un monumento della città di Torino. Era storia d'Italia, e la storia del Filadelfia la conosciamo: gli ultimi anni son stati tremendi. Il nostro club ha elargito una somma la prima volta per la ricostruzione quando c'è stata la posa del famoso primo mattone. Poi i soldi son stati persi e recuperati e questa volta qua anche abbiamo contribuito e siamo soci sostenitori. Chi ha fondato il club di Asti erano tutti coloro che hanno vissuto nel '61 l'epopea del Torino. Per noi la priorità assoluta è sempre stata il Filadelfia e vederlo a pezzi ci piangeva il cuore. Infatti quando siamo riusciti, finalmente, a inaugurarlo è stata una gioia immensa soprattutto per i soci anziani che hanno ancora oggi 85 o 90 anni. Vedere il Filadelfia ora, non è come prima, ma almeno c'è. È un grande merito a tutti quelli che hanno contribuito a realizzarlo".
Parlando di campo, Simeone ultimamente non sta convincendo dal punto di vista realizzativo. Kulenovic, invece, ha fatto due gol in due partite: può essere una soluzione dall'inizio? "Sì, secondo me sì. Poi a questo punto conviene alternare gli attaccanti. Ci sta che un giocatore non sia in forma o attraversi un periodo negativo. Diciamo che la coppia giusta per me è sempre stata Zapata e Adams. Poi Zapata si è infortunato, ha avuto grossi problemi di tenuta fisica. Per me Adams è l'attaccante più forte che abbiamo e quindi secondo me bisogna alternare a fianco a lui Kulenovic e Simeone. Poi io darei ancora una chance a Pellegri, perché è un ragazzo che è stato troppo sfortunato. Si merita un'opportunità. Ha il fisico e tutto per giocare, a volte il destino è così, un po' come è accaduto a Schuurs. Idem per Zapata. Io alternerei i tre dando una chance anche a Pellegri, ma quello che deve giocare sempre è Adams. Inoltre io son dell'idea che quando si gioca in casa, non si deve giocare con una punta sola, ma sempre con due. Noi ci siamo divertiti di più in questi anni quando c'era la buon anima di Mihajlovic, che però aveva anche giocatori di livello: un Belotti strepitoso, un Ljajic che aveva colpi di classe e un Iago Falque che era un signor giocatore con un mancino che metteva la palla dove voleva. È stato un girone d'andata incredibile, poi siamo crollati. Io non dico di avvicinarci a quello, ma la prima partita con il Milan non mi ha convinto con una sola punta. Però vediamo, ora abbiamo vinto e io alternerei questi attaccanti".
L'ha sorpresa la scelta di tenere Vlasic in panchina? Come ha visto Oristanio? "Io ero in ritiro a Pinzolo e c'era un solo giocatore nuovo: Oristanio. È stato il primo acquisto. Poi è stato messo inspiegabilmente fuori e adesso è stato riproposto. Io son convinto che su Vlasic non dobbiamo dimenticare che è finito il campionato, poi è andato al Mondiale, poi in vacanza, limitata, e poi è tornato in ritiro e di nuovo campionato. L'allenatore avrà anche valutato di lasciarlo a riposo, altrimenti a maggio non so se ci arriva. Sebbene fosse una partita importante per noi, perché l'Udinese è una signora squadra, non una che lotta per retrocedere. Magari la valutazione che ho fatto io è la stessa dell'allenatore: farlo riposare e riproporlo più avanti. Comunque quando è entrato si è vista un po' di differenza, è un giocatore che per noi è fondamentale. Come anche Casadei, che deve sempre giocare. Si è visto nelle partite precedenti quanto è mancato, è un giocatore fisico e anche bravo di testa che serve a centrocampo".
La difesa a 4 può essere la strada giusta? "Può essere che quella a quattro sia la strada da intraprendere. Comunque non dimentichiamo che Rodriguez è padrone di quel ruolo (terzino sinistro, ndr). È un signor giocatore che sarebbe dovuto rimanere al Toro già anni fa. Avrebbero dovuto rinnovargli il contratto e avrebbe terminato al Toro la carriera. Invece andò via e adesso son contento che sia tornato. Così come son contento che sia tornato Mandragora. Son stato contentissimo del suo ritorno, perché non è solo un grande giocatore, ma un leader assoluto. Quello che a noi manca e mancava. La difesa a quattro va benissimo, la preferisco alla difesa a tre, con Rodriguez terzino. Per me è la soluzione migliore. Questi due giocatori sono tornati e sono due degli sbagli più clamorosi della gestione Cairo-Vagnati. Anche un presidente, come fa a non impuntarsi e sostenere il riscatto di un calciatore come Mandragora? Io non sono un fenomeno a capire di calcio, ma vedo un giocatore come Mandragora e lo riscatto subito, dove lo trovo un altro così, leader, gran giocatore, tira da fuori area, sprona i compagni. E Rodriguez anche, padrone del ruolo, ha giocato nonostante abbia 34 anni al Mondiale e ha fatto un grande figura. Finché sta bene e gioca così l'età non conta".
Si sente un po' di rammarico parlando di Zapata... "La nostra sfortuna è stata proprio il suo infortunio, perché non è stato solo una distorsione... È un ragazzo che poteva ancora dare 20 o 30 gol in questi anni. La coppia con Adams poteva essere di livello. Io son convinto che le scelte che ha fatto il Toro negli ultimi anni son state sbagliate, con qualcuna azzeccata come ad esempio Adams. Di questo va dato merito al direttore sportivo che c'era prima, per questo quando io parlo di errori cito anche le cose belle. Per esempio io son contentissimo del ritorno di Petrachi, ci ho sperato tantissimo da quando eravamo a Santa Cristina in ritiro. L'allenatore lo ha scelto Petrachi, un binomio perfetto anche se è un azzardo. Io ero a Reggio Emilia contro il Sassuolo e ci sono stati degli errori secondo me da parte dell'allenatore. Berardi si stava scaldando da 20 minuti, è un cecchino. Se entra la squadra deve sapere chi è, non può lasciarlo calciare così. E poi dovevamo fare il secondo goal e osare. Abate è giovane, ha 39 anni, va accettato".
Ha fiducia in Abate? "Quando un allenatore decide di fare un passo così grande bisogna sostenerlo. Ho avuto qualche dubbio anche io, ma sono le prime partite e si può rimediare. È stato coraggioso perché alla fine è lui che rischia, noi tifosi non rischiamo niente. A novembre se il Toro è ultimo esonerano lui, e nel caso farà fatica a trovare una squadra e il Toro andrà avanti con un allenatore più esperto. A fine campionato vedremo se sarà stato bravo. Mentre qualche anno fa avevamo una squadra buona che poteva diventare ottima, con Mazzarri, lì si poteva andare in Europa. C'erano meno concorrenti, oggi se il Toro non fa grandi investimenti in Europa non ci va mai più. Perché ci sono le solite squadre, più l'Atalanta, il Bologna e il Como. I posti sono sette salvo squalifiche varie e classifica particolari. Noi per arrivare settimi dobbiamo spendere un po' di più".
Cosa vorrebbe vedere in futuro? "Ora c'è in ballo lo stadio. Certo, il presidente ha detto che è disposto a vendere, ma acquirenti potrebbero anche non essercene. Bisogna vedere se la questione stadio sblocca tutto. Ma non è detto che il nuovo presidente faccia nuovi investimenti. Io che ho superato i 60 anni spero solo di vedere uno stadio nuovo, dove si possa giocare a calcio. Almeno quella soddisfazione lì datecela, anche se arriviamo decimi. E anche il Museo al Filadelfia, che sarebbe tanta roba. Lì si possono sviluppare anche discorsi diversi. Mi piacerebbe che ci giocasse la Primavera lì, ma il Robaldo è stato fatto per quello e va bene così. Adesso arriva il Parma che ha perso, ma sarà una gara difficile. Penso che bisogna osare, ma troveremo la quadra. Onestamente il Toro è una squadra da dodicesimo o quattordicesimo posto, ma non è detto che qualche squadra, sulla carta davanti, non crolli".
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