A 77 anni da quel tragico incidente una città, una piazza, forse una nazione è qui a ricordare le gesta di quegli uomini, nati eroi e divenuti simboli
Torino, 4 maggio: davanti alla lapide cala il silenzio (VIDEO)
"Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta". Così Indro Montanelli faceva commuovere un paese intero sulle pagine del Corriere della Sera a cinque giorni dalla tragedia di Superga. Il Torino, di ritorno dall'amichevole a Lisbona organizzata da Valentino Mazzola in onore della carriera del grande amico Francisco Ferreira, il 4 maggio 1949 si imbarcò su quel maledetto trimotore I-Elce.
Uno schianto si avvertì alle 17:03 di quel giorno, dall'alto della Basilica di Superga. "Il Toro non ce l'ha fatta", dicevano alcuni. Non era vero. Non lo è. E, di certo, non lo sarà mai. Il Toro non atterrò mai a Torino in quel mercoledì di pioggia. Ma quel Toro non è morto a Superga. Semplicemente, quel Toro non è morto. A 77 anni da quel tragico incidente una città, una piazza, forse una nazione è qui a ricordare le gesta di quegli uomini, nati eroi e divenuti simboli. E oggi, ancora, il sentimento e l'ideale portati avanti dagli Invincibili risuonano nelle orecchie di tutti non con il nome di Torino. Ma con il nome di Grande, il Grande Torino. "Una bandiera al cielo
Per chi osserva da lassù
Gioca con Valentino
Nel campo del cielo blu"
Onore al Grande Torino
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