Le prime impressioni dopo la vittoria netta dei granata al Tardini: è il punto di rottura della stagione?
Parma-Torino, granata in campo per il riscaldamento (VIDEO)
Il Toro più bello della stagione? Forse sì, forse no. Il campo e la prestazione lasciano spazio a diverse letture, ma il risultato non ammette discussioni: al Tardini contro il Parma finisce 3-0 per i granata, che passano subito in vantaggio con Simeone, raddoppiano poco dopo con Adams e chiudono la partita nella ripresa con il capolavoro del Cholito. Game, set and match, si direbbe nel tennis. Ma quello che lascia la trasferta di Parma è qualcosa in più dei tre punti. Perché il Torino convince, colpisce con cinismo e mostra un volto che finora si era visto soltanto a tratti. Il ritorno al 3-5-2 sembra dare riferimenti più chiari, diversi singoli rispondono presente e la squadra riesce finalmente a concretizzare quanto costruisce. Non è ancora tutto perfetto, ma una vittoria così, per il risultato e per le indicazioni che porta con sé, può rappresentare un passaggio importante nella stagione granata.
Abate torna al 3-5-2, dopo il 4-4-2 di Udine e il Toro sembra trovarsi subito a proprio agio. La squadra entra in campo con idee chiare, fraseggia con maggiore precisione e cerca con continuità il dialogo tra centrocampo e attacco, con Vlasic libero di svariare su tutto il fronte offensivo. Il gol dopo appena quattro minuti è la fotografia di un avvio convincente e di qualità: Belghali spinge sulla destra e mette in mezzo il pallone che Simeone trasforma in rete con una bella conclusione al volo. Il Cholito si sblocca e dà subito un segnale importante, ma il Torino non si accontenta. Al 24' arriva anche il raddoppio di Adams, bravo a farsi trovare pronto dopo la conclusione di Simeone. Due occasioni sfruttate, due gol e una partita indirizzata: è il cinismo chiesto da Abate, la capacità di fare male senza bisogno di dominare ogni minuto. E in questo, al Tardini, i granata sono stati quasi impeccabili.
Tra le note più positive ci sono gli esterni. Belghali è protagonista nell'azione del vantaggio, ma convince anche per l'attenzione mostrata in fase difensiva, mantenuta fino alla sostituzione. Dall'altra parte Cacciamani porta energia e intraprendenza, dando ampiezza alla manovra e aiutando la squadra a non diventare prevedibile. In mezzo Bragança sembra inesauribile: qualità tecnica, corsa e disponibilità al sacrificio, con una prestazione che lo porta a distinguersi anche per i chilometri percorsi. Il Torino appare più ordinato e riesce a sostenere meglio le due punte, mentre dietro Comuzzo e Ismajli si fanno apprezzare per attenzione e capacità di allontanare i pericoli. È un insieme di segnali che conta: non soltanto le giocate dei singoli, ma la sensazione di una squadra con riferimenti più chiari e una struttura che, almeno per lunghi tratti, funziona.
Il Parma, però, non resta a guardare e nel finale del primo tempo riesce a mettere in difficoltà i granata, che nella prima mezz'ora avevano fatto la voce grossa. Al 32' Perri compie un grande intervento su Romero, mentre poco dopo è Comuzzo a salvare su un altro cross pericoloso. La parata del portiere è decisiva, anche se la sua gestione del pallone con i piedi continua a lasciare qualche dubbio: in precedenza aveva già rischiato e, contro avversari più cinici, certe situazioni possono diventare pericolose. Il Toro soffre, ma ha il merito di resistere senza perdere il doppio vantaggio. È un passaggio importante della partita, perché dimostra che la squadra sa anche stringere i denti quando la manovra non è più fluida. La solidità difensiva mostrata in quelle situazioni, con Comuzzo e Ismajli su tutti sempre pronti a intervenire è un segnale di uno degli obiettivi del Toro: non subire gol.
Nella ripresa, invece, il Parma di Gilardino torna in campo con più aggressività e il Toro perde parte di quella brillantezza mostrata nei primi 45 minuti. I granata si abbassano, faticano a ripartire e per alcuni tratti danno l'impressione di non riuscire più a tenere il pallone lontano dalla propria area. È probabilmente il principale aspetto su cui Abate dovrà lavorare: la gestione del vantaggio. Il Toro ha avuto il merito di indirizzare la partita, ma deve ancora imparare a controllarla quando l'avversario alza il ritmo, senza farsi prendere dalla fretta o dalla paura di compromettere quanto costruito. Per fortuna, a togliere ogni dubbio ci pensa ancora Simeone, con una conclusione splendida che vale la doppietta e chiude i conti. Nel finale il Parma trova anche la rete con Frigan, ma il gol viene annullato per fuorigioco. Il primo clean sheet della stagione è così realtà.
Il 3-0 del Tardini, dunque, vale più dei tre punti. Il Torino ritrova concretezza, riscopre un Simeone decisivo, la prima volta in stagione, e porta a casa il primo clean sheet stagionale. Il ritorno al 3-5-2 offre indicazioni incoraggianti, così come le prestazioni degli esterni, di Bragança e della coppia difensiva. Resta da migliorare la gestione dei momenti di pressione, perché una squadra che vuole crescere deve saper controllare la partita anche quando non riesce a imporre il proprio gioco. Ma è un limite sul quale lavorare partendo da una vittoria del genere, non da una sconfitta. Con dieci punti e il decimo posto in classifica, Abate può guardare avanti con maggiore fiducia. Dire che questo sia il Toro più bello della stagione forse è prematuro. Ma a Parma i granata hanno mostrato qualcosa di diverso: più ordine, più concretezza e la capacità di colpire nei momenti giusti. E, soprattutto, hanno dato l'impressione di poter costruire da qui: dalla seconda vittoria consecutiva, la terza stagionale. E' questo il vero point break dopo una prima fase di stagione complicata?
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