Coronavirus, Conte: “Misure restrittive fino al 3 maggio. No al Mes, lottiamo per gli Eurobond”

Governo / La conferenza stampa del presidente del Consiglio dopo le decisioni maturate nell’Unione Europea

di Andrea Calderoni
Conte

Pomeriggio caratterizzato dalla conferenza stampa del premier Giuseppe Conte. Il presidente del consiglio ha fatto il punto della situazione. “Le misure restrittive sono prolungate fino al 3 maggio. Il comitato tecnico scientifico ci ha dato una conferma: le linee adottate stanno dando dei risultati importanti. L’Italia si sta dimostrando un esempio anche per gli altri paesi. Non possiamo, però, vanificare gli sforzi profusi. Rischiamo di perdere tutti i risultati raggiunti con un ulteriore aumento di decessi. Dobbiamo mantenere alta la soglia d’attenzione. Dobbiamo stare attenti soprattutto per Pasqua, il 25 aprile e il 1° maggio. Siamo tutti impazienti per la ripartenza. L’auspicio è ripartire dopo il 3 maggio a piccoli passi, ma tutto dipenderà da noi. Dobbiamo mantenere la distanza sociale. Il Dpcm vale anche per le attività produttive: la salute al primo posto. La nostra tenuta socio-economica è importante e quindi quanto prima speriamo di far ripartire il motore. Ma non siamo ancora in condizione di partire a pieno regime. Se prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, cercheremo di variare la strategia. Dal 14 aprile cartolibrerie, librerie, negozi per neonati riapriranno, così come la silvicoltura e le attività varie forestali. Il lavoro per la fase-2 è già partito, non possiamo aspettare che vada via il virus totalmente dal nostro territorio, ma dovremo conviverci. Ci sarà un gruppo d’esperti e un protocollo di sicurezza sul posto di lavoro. Nel gruppo d’esperti ci saranno esperti di varie figure che dialogheranno con il comitato tecnico-scientifico. Vittorio Colao, uno dei manager più stimati all’estero, guiderà il gruppo. Il protocollo è già stato siglato a metà marzo: da quello ripartiremo e lo rinforzeremo in modo tale che si riparta nel migliore dei modi. Invitiamo coloro i quali hanno le attività produttive di sfruttare questo momento di sospensione per adeguarsi alla massima sicurezza e alla sanificazione dei locali”.

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EUROPA – Sul contesto Unione Europea Conte ha detto: “Le prime stime ipotizzano che serviranno 1.500 miliardi di euro per fronteggiare la crisi sanitaria in Europa: sono numeri mai visti in tempo di pace. Le proposte dell’Eurogruppo sono le prime risposte dell’Europa. E’ un primo passo che l’Italia giudica ancora insufficiente. Dobbiamo condurre una battaglia per un fondo che deve essere finanziato dagli Eurobond. Questo fondo deve essere disponibile subito.  Sul tavolo c’è anche uno schema assicurativo europeo per una cassa integrativa europea per una somma di 100 miliardi. E poi altri 200 miliardi di investimenti. Il nostro strumento, tuttavia, sono gli Eurobond e condurremo fino in fondo la nostra battaglia. Sul Mes devo dire che si è sollevato un dibattito in Italia: un dibattito vivace e democratico. Il Governo troverà il modo per dialogare celermente con il Parlamento, ma è importante che non ci sia falsità e qui giungo alla cronaca di queste ore. Il Mes esiste dal 2012 e non è stato istituito l’altra notte, come falsamente è stato dichiarato da Salvini e Meloni: non è assolutamente così. Guardiamo in faccia gli italiani. L’Eurogruppo ha lavorato ad una proposta di una linea di credito collegata al Mes ma totalmente nuova. L’Italia non ha firmato alcuna attivazione del Mes, perché non ha bisogno del Mes. Il Mes attuale è inadatto al momento che stiamo vivendo. Il Mes con nuove regolamentazioni sì, non il vecchio Mes. Lavoreremo fino alla fine con coraggio e determinazione. Ieri è successo qualcosa di nuovo, perché c’è un intero paragrafo pronto ad accogliere la nostra proposta degli Eurobond. Dobbiamo ancora costruire lo strumento, ma per la prima volta l’abbiamo messo nero su bianco e anche gli altri Paesi hanno capito che sono importanti. Le menzogne ci indeboliscono nella trattativa. Non indeboliscono me o il Governo, ma l’Italia intera in questo negoziato difficilmente. Dobbiamo far capire a tutti il nostro progetto. Rischiamo di compromettere la nostra forza negoziale. La risposta comune deve essere ambiziosa, dobbiamo inventarci nuovi strumenti perché questa sfida non riguarda solo noi. Io firmerò soltanto quando avrò sotto mano un ventaglio di strumenti utili per rialzare l’Italia e l’Europa”. 

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