Prime sgambate a Pinzolo all'insegna del possesso palla: l'arma di Abate per un Torino dominante e non dominato
Inizia il ritiro del Torino a Pinzolo! (VIDEO)
Il bello del calcio è che propone tante soluzioni. C'è chi valuta approcci di contenimento, chi opta per un atteggiamento più gestionale e chi, invece, propone una tattica più spregiudicata. A aggiungere pepe a tutto questo è l'opinabilità: non c'è un metodo scientifico alla base, ma ogni tecnico ha il proprio metodo di lavoro tattico, tecnico e psicologico. Ignazio Abate è stato chiaro nel giorno della sua presentazione: "Voglio una squadra che domini il gioco". La frase ha presentato il Torino dei suoi sogni: ma tra dire e il fare c'è di mezzo un grande mare ed ecco perché Pinzolo diventa fondamentale per il nuovo allenatore e per gli stessi giocatori. Un mese di preparazione può sembrare tanto, ma la temporalità nel mondo del pallone è altamente flessibile.
Il possesso come arma di gioco del Torino
La creatura di Abate deve essere dominante, con la palla sempre incollata tra i piedi e pronta a proporre regolarmente il gioco. Questo non vuol dire che sarà un Torino spregiudicato, disposto a lasciare qualcosa in difesa. Non è nella natura del tecnico e si è visto l'anno scorso. Semplicemente il possesso palla è un'arma: se hai la palla hai più possibilità di dettare le regole del gioco e di creare le soluzioni giuste per fare male. Avere il possesso vuol dire esaltare anche le qualità tecniche dei singoli giocatori, metterli nella condizione giusta per far valere il proprio bagaglio tecnico.
Non c'è da stupirsi dunque se, nelle prime sessioni di allenamento, il Torino abbia svolto esercizi di natura tattica incentrati specialmente sul possesso della sfera. Questi tipo di calcio ha bisogno di tempo per essere assimilato e un mese può sembrare eterno, ma non è così. Lavorare sul possesso palla allo stesso tempo vuol dire incentivare i giocatori a dare il meglio di sé: migliorare sul piano tecnico, occupare gli spazi, valutare i movimenti nella zona specifica del campo. Porta tutta una serie di benefici che vanno a toccare anche la sfera emotiva: di fatto "costringe" la squadra a cercare la reazione in situazione meno favorevoli. Lo step, oltre che tecnico, deve trovare basi a livello mentale. La grande missione di Abate sarà proprio sotto questo aspetto.
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