Perdita da 13,1 milioni e costi a 135: aumentano debiti e stipendi mentre i ricavi calano, rendendo il club sempre più dipendente dalle plusvalenze
Chi riscattare al termine della stagione? (VIDEO)
Il bilancio del Torino Football Club al 31 dicembre 2025 chiude in rosso. A fronte di una perdita netta di 13,1 milioni di euro, i costi di produzione sono schizzati a 135 milioni, quasi 21 milioni in più rispetto all'anno precedente. Tre voci in particolare meritano un'analisi attenta, perché dietro di esse si celano scelte gestionali e un modello di club che, ancora una volta, solleva domande scomode su sostenibilità e programmazione.
Comprare a rate: i debiti verso altri club quasi raddoppiano
Uno degli indicatori più significativi della direzione finanziaria del club si trova non nel conto economico, ma nello stato patrimoniale: i debiti verso altre società calcistiche per acquisti di calciatori passano da 24,9 a 39,6 milioni di euro, con un incremento di quasi 15 milioni in dodici mesi. In termini pratici, significa che il Torino sta acquistando sempre più a rate, dilazionando i pagamenti nel tempo per rendere sostenibile una politica di mercato che altrimenti non sarebbe finanziabile nell'immediato.
La pratica della rateizzazione è diffusa nel calcio e non costituisce di per sé un problema, ma il ritmo di crescita di questa voce merita attenzione. Il profilo temporale dei debiti verso club rivela che nei prossimi tre anni il Torino dovrà onorare uscite significative e ciò pesa ancor di più in un contesto in cui i ricavi correnti faticano già a coprire i costi operativi. A ciò si aggiunge un cambiamento nella struttura del debito bancario: se nel 2024 non esistevano debiti finanziari a breve termine, nel 2025 ne compaiono 13 milioni in scadenza entro l'anno.
La liquidità disponibile è cresciuta, 14,5 milioni in cassa contro i 3,7 del 2024, ma in buona parte è frutto di nuovi finanziamenti bancari, non di una generazione organica di cassa. Un equilibrio che regge, ma che lascia poco margine di manovra se il prossimo mercato estivo non dovesse produrre le entrate attese.
Il costo del personale: +17% in un anno, tra stipendi e settore giovanile
Il capitolo personale è quello che più di ogni altro fotografa la dimensione attuale del club. I costi per dipendenti e tesserati raggiungono i 68,9 milioni di euro, in crescita di circa 10 milioni sull'anno precedente (+17%). La massa salariale, tra salari, stipendi e premi, tocca i 63,7 milioni. È un dato che va letto con attenzione: in Serie A, l'incidenza del costo del personale sul valore della produzione è uno degli indicatori più monitorati dalle analisi di sostenibilità finanziaria. Nel caso del Toro, questo rapporto supera il 56%, soglia che inizia a diventare significativa soprattutto in un anno in cui i ricavi calano.
La crescita, va detto, non è tutta negativa: parte dell'incremento è spiegata dall'espansione del settore giovanile e femminile, con gli allenatori e il personale tecnico delle squadre under che passano da 105 a 118 unità. Il numero totale di dipendenti sale da 222 a 250. È un segnale di investimento nelle infrastrutture di base, confermato anche dai cantieri del nuovo centro sportivo Robaldo e va valutato positivamente nell'ottica di lungo periodo.
Eppure, la velocità di crescita degli stipendi non è accompagnata da una crescita proporzionale dei ricavi correnti. I proventi da diritti televisivi calano di 6,5 milioni, e la gestione corrente, quella che prescinde dalle plusvalenze, continua a produrre un margine corrente operativo lordo negativo per quasi 10 milioni. Un modello in cui la sostenibilità dipende sistematicamente dalla vendita dei gioielli di famiglia è, per definizione, fragile.
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