Tre finanziamenti, uno stadio che non c'è e un centro sportivo che arriva tardi

Il bilancio del Torino al 31 dicembre 2025 arriva in una fase delicata per il club, segnata da un clima di crescente insoddisfazione attorno alla squadra e da aspettative che faticano a trovare risposte sul campo. Negli ultimi mesi il rapporto tra società e tifoseria si è progressivamente irrigidito, complice una percezione diffusa di stagnazione e mancanza di obiettivi. È in questo contesto che vanno letti i numeri del bilancio. E quei numeri, al netto della loro complessità tecnica, offrono diversi spunti di riflessione sulla direzione economica e sportiva intrapresa dal club. L’esercizio si chiude con una perdita netta di 13,1 milioni di euro, al termine di un anno condizionato da infortuni rilevanti, da minori plusvalenze sul mercato dei calciatori e da una contrazione dei proventi audiovisivi. Sul fronte dell'indebitamento bancario, invece, emergono dinamiche che meritano uno sguardo più attento.

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Una posizione finanziaria apparentemente stabile

Al 31 dicembre 2025, la posizione finanziaria netta complessiva del Torino FC è negativa per 42,6 milioni di euro, in lieve miglioramento rispetto ai 43,5 milioni negativi di fine 2024. Un dato che, letto in isolamento, potrebbe sembrare rassicurante. La realtà, però, è un po' più sfumata. Sul fronte della liquidità, il club registra un balzo significativo: le disponibilità liquide passano da 3,7 milioni a 14,5 milioni di euro, un miglioramento che tuttavia deve essere letto con cautela, perché deriva in larga parte dalle cessioni di Samuele Ricci e Vanja Milinkovic-Savic, due giocatori che per molti tifosi rappresentavano il nucleo su cui costruire qualcosa di più solido e da nuove operazioni di finanziamento bancario. Sul versante del debito, la composizione si è fatta più scomoda: l'indebitamento bancario a lungo termine si attesta a 39,4 milioni di euro, ma a questo si aggiungono ora 13 milioni di euro di debiti a breve termine, una voce che nel 2024 era pari a zero. Il risultato è che la posizione finanziaria netta a breve termine è scivolata da un saldo positivo di 3,7 milioni a un saldo negativo di 3,2 milioni. Non è un allarme, ma un segnale che la struttura finanziaria del club si è fatta più fragile proprio nel momento in cui l'ambiente attorno alla squadra è più debole che mai.

Tre finanziamenti, uno stadio che non c'è e un centro sportivo che arriva tardi

L'indebitamento bancario complessivo del Torino FC ammonta a 52,4 milioni di euro e si articola in tre operazioni distinte. La principale, 38,3 milioni con Banca Ifis, accesa nel settembre 2024 è una linea di credito a medio termine con rimborso tra il giugno 2026 e il settembre 2029, a tasso variabile Euribor più 225 punti base, garantita dai crediti sui diritti audiovisivi e da una fideiussione della controllante U.T. Communications. A questa si affiancano due finanziamenti più contenuti, entrambi destinati alla realizzazione del nuovo centro sportivo giovanile Robaldo: 2,5 milioni da Banca Sella con scadenza 2033, e 1,8 milioni dall'Istituto per il Credito Sportivo con scadenza 2036. È qui che il discorso finanziario si intreccia con quello sportivo e, inevitabilmente, con le polemiche. Il Robaldo è un investimento reale, atteso in completamento nel 2026, e rappresenta forse la voce più concreta del progetto di sviluppo del club. Ma per una tifoseria che chiede da anni risposte sul fronte della prima squadra, sull'ambizione, sulle scelte di mercato, su una visione sportiva che tarda a manifestarsi, finanziare il settore giovanile con mutui a dieci anni, mentre si vendono i giocatori migliori per fare cassa, è una narrativa difficile da vendere. Il profilo di rimborso del debito bancario aggiunge un ulteriore elemento di pressione: 13 milioni in scadenza nel primo anno, circa 15,5 nel secondo, oltre 11 nel terzo. Un calendario impegnativo, che in assenza di una generazione di cassa operativa più robusta o di nuove plusvalenze rilevanti e quindi, inevitabilmente, di nuove cessioni, renderà necessario il continuo sostegno finanziario della controllante. Il che significa, in ultima analisi, che le sorti finanziarie del Torino restano strettamente legate alle decisioni di Urbano Cairo.

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