Analizziamo i numeri del 2025: in crescita il dato dei costi di calciatori, allenatori, tecnici e impiegati
Nel bilancio del Torino per l'anno 2025 è presente un dato da osservare con attenzione. I costi per il personale: calciatori, allenatori, tecnici e impiegati, hanno raggiunto i 68,9 milioni di euro, in crescita del 17% rispetto ai 58,8 dell’anno precedente. Nello stesso periodo, i ricavi della gestione corrente, cioè quelli generati da biglietti, abbonamenti, diritti televisivi e sponsorizzazioni, sono aumentati appena del 4%, passando da 75,3 a 78,4 milioni. Il risultato è uno squilibrio evidente: per ogni cento euro incassati dall’attività ordinaria, quasi novanta vengono assorbiti dagli stipendi. Una struttura dei costi che cresce molto più rapidamente dei ricavi e che, anno dopo anno, amplia la distanza tra entrate e uscite.
Costi in accelerazione, ma ricavi al rallentatore
In termini concreti, il Torino ha speso circa 10 milioni in più per il personale rispetto al 2024, a fronte di un incremento dei ricavi correnti di poco superiore ai 3 milioni. La forbice si è quindi allargata in modo netto. La voce dominante resta quella dei salari e dei premi a calciatori e staff tecnico, pari a 63,7 milioni, cioè oltre l’80% della produzione corrente del club. A pesare ulteriormente è il tema degli infortuni: il bilancio segnala un impatto complessivo di circa 13 milioni tra stipendi, ammortamenti e svalutazioni legati a giocatori che non hanno potuto contribuire pienamente alla stagione. I 9,7 milioni incassati tramite rimborsi assicurativi hanno attenuato il colpo, ma non cambiano la sostanza: si tratta di un equilibrio fragile, sostenuto da fattori straordinari più che da una gestione efficiente.
Senza mercato i conti non tornano
La conseguenza è un modello che non regge senza il contributo del mercato. Nel 2025 le plusvalenze hanno portato quasi 43 milioni, risultando decisive per evitare un risultato ben più pesante. Ma finanziare il monte stipendi attraverso la cessione dei giocatori migliori è un meccanismo che rischia di autoalimentarsi: ogni vendita indebolisce la squadra, incide sui risultati sportivi e, a cascata, sui ricavi futuri, come dimostra il calo di 6,5 milioni nei diritti televisivi. Il Torino si muove così in un equilibrio sottile, dove la sostenibilità economica dipende più dalla capacità di generare plusvalenze che dalla crescita dei ricavi strutturali. Finché il mercato regge, i conti tengono. Quando rallenta, emergono tutte le fragilità del sistema.
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