80 anni dalla grande vittoria del Grande Torino e dalla standing ovation del popolo romanista
TN Radio: "A chi siete disposti a rinunciare per fare mercato?"
Roma è appena uscita dalla guerra e il calcio prova a restituire normalità. Ma quel 28 aprile 1946 a Testaccio, succede qualcosa che ha ben poco di normale: il Grande Torino travolge la Roma con un clamoroso 0-7, punteggio che sembra quasi quello di un incontro di tennis, secco e senza appello.
I granata stravincono, e lo fanno subito. In mezz’ora arrivano sei gol, un uragano che lascia i giallorossi senza fiato e senza difese. Castigliano apre le danze al 5’, poi Mazzola, Ossola, Ferraris II, Loik e ancora Mazzola. La Roma è spettatrice di una lezione durissima. È la dimostrazione perfetta di ciò che renderà leggendario quel Torino: intensità, fame, ritmo continuo. Non c’è bisogno del celebre “quarto d’ora granata”: qui gli Invincibili trasformano tutta la partita in un assedio, giocando a un ritmo insostenibile dall’inizio alla fine. Quando i granata escono dal campo, arriva l’immagine più potente: il pubblico romanista si alza in piedi e applaude. Standing ovation. Perché davanti a una squadra così, anche la rivalità lascia spazio al rispetto.
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