Stagione in ombra per l’austriaco: il contratto in scadenza chiude un ciclo ormai al capolinea
Se in un’intervista rilasciata un anno fa, Valentino Lazaro confidava: “Sono io il dj della squadra, nello spogliatoio metto un po’ di reggaeton…”, ora per il Torino è arrivato il momento di cambiare musica. A partire proprio dall’austriaco, tra i componenti che in questa stagione hanno più stonato nell’orchestra prima diretta da Marco Baroni e ora, nell’ultimo atto, da Roberto D’Aversa. Il suo contratto, in scadenza il 30 giugno, dice che i prossimi e ultimi due appuntamenti della stagione rappresentano i titoli di coda del capitolo più importante della sua carriera. Prima del Toro, le sue esperienze sono durate al massimo un biennio. Con i granata, il tempo è addirittura raddoppiato. Ma la sua quarta stagione l’ha vissuta indubbiamente da separato in casa, almeno per quanto riguarda il rapporto con la tifoseria. E i fischi con cui ha lasciato il campo contro il Sassuolo ne sono solo l’ennesima controprova.
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Lazaro, l'uscita tra i fischi
Dalla partita con il Lecce in poi, i giocatori del Torino si sono abituati a giocare senza il dodicesimo uomo in campo. Ma, nonostante l’assenza delle curve e un tifo ridottosi nei numeri tra tribuna e distinti, il nome di Valentino Lazaro, pronunciato dallo speaker Stefano Venneri, non viene mai ignorato. Fischi che si uniscono poi ai borbottii per alcune scelte discutibili con il pallone tra i piedi e e ai dubbi generati da qualche amnesia di troppo in fase difensiva. Come quella situazione che, dopo sei minuti del secondo tempo, vede Lipani servire al centro per Thorstvedt. Troppo solo il norvegese, troppo lontano Lazaro dalla marcatura dell’autore del gol. Una leggerezza già vista in puntate precedenti. Quella ambientata a Napoli, di fatto, si è chiusa con un Politano, dal fisico tutt’altro che cestistico, capace di sovrastarlo nel gioco aereo prima di servire Elmas per il bis. Difficile leggerci l’atteggiamento di chi a Torino vuole prolungare la propria permanenza.Derby e poi i saluti
Se nella scorsa stagione Lazaro è stato il terzo giocatore per numero di presenze, dietro solamente ad Adams e Ricci, anche quest’anno si difende bene. Più di lui hanno giocato soltanto Coco, Vlasic e Paleari. Soltanto dopo Napoli è stato messo in discussione. Le partite contro Parma, Milan, Verona e Cremonese le ha osservate tutte dalla panchina, nonostante D’Aversa confidasse: “Mi mette sempre in difficoltà nella scelta dell’undici iniziale”. E, complice l’infortunio di Pedersen, ha giocato da titolare le ultime tre, prima appunto di lasciare il campo all’ora di gioco della gara col Sassuolo per far posto al norvegese. Il subentrante è riuscito in qualcosa che, pur avendo 71 presenze in meno in maglia granata, Lazaro non può dire di aver fatto altrettanto: il gol. L’austriaco è ben più avanti nel conto degli assist, 17 contro i 2 del compagno. Due ne serviva esattamente un paio d'anni fa, il 12 maggio 2024, contro il Verona, e due ne serviva nello stesso anno solare, il 26 gennaio 2024 e il 20 ottobre 2024, a Cagliari, dove il Toro farà visita nella prossima giornata. Una trasferta preparatoria all’unico obiettivo rimasto: provare a portare a casa un derby. Per Lazaro, che sulla coscienza ha un’occasione sprecata di testa nell’ultima stracittadina dell’era Juric, sarà l’ultima partita con il granata addosso. Un addio che, per peso sul bilancio, rendimento e rapporto con la piazza, sarà indolore.© RIPRODUZIONE RISERVATA