Trasferta indigesta: i granata scendono in campo spenti e subiscono senza reagire
Scudetto 50: "Non un 4 maggio come gli altri" (VIDEO)
Udine amara, amarissima. Il Torino crolla senza attenuanti, sconfitto prima ancora che dal risultato da una prestazione vuota, senza mordente e soprattutto senza idee. E fa ancora più male vedere un Toro così spento a pochi giorni dal 4 maggio, una data che per il popolo granata non sarà mai una semplice ricorrenza, ma un pezzo di identità.
Il campionato, ormai, ha poco da raccontare: la salvezza è in cassaforte, l’Europa non è mai stata alla portata (neanche lontanamente) e il finale di stagione rischia di trasformarsi in una lenta passerella. A Udine sono riaffiorati quei fantasmi che i tifosi speravano di essersi lasciati alle spalle: una squadra molle, prevedibile, incapace di reagire e di trasmettere carattere. Da questa trasferta friulana emergono segnali preoccupanti. E allora sì: ecco le tre sentenze di Udinese-Torino 2-0.
1. Squadra già in vacanza?
Il Toro visto a Udine ha dato l’impressione peggiore: quella di una squadra che ha già staccato la spina. Come se bastasse la salvezza per giustificare il vuoto. E invece no, perché la sconfitta del Friuli pesa eccome, soprattutto per il modo in cui è maturata: senza scosse, senza rabbia, senza orgoglio. I numeri inchiodano i granata e raccontano una partita a senso unico. L’Udinese gestisce, ma soprattutto colpisce con continuità: 19 tiri a 9, 8 nello specchio contro l’unico squillo del Toro. Il dato più duro è quello dell’area: 13 conclusioni friulane dentro i sedici metri contro appena 3. Il campionato non ha più obiettivi, è vero. Ma proprio per questo ogni minuto diventa un esame. Per tutti, D’Aversa in primis. Le ultime giornate devono servire a sperimentare e a prendere decisioni per la prossima stagione. Il Toro non può avere la presunzione di sentirsi in vacanza dopo una stagione vergognosa e conclusa nel modo più triste: senza lasciare traccia.
2. Riemergono le leggerezze difensive
A Udine sono riemersi vecchi fantasmi: quelle leggerezze difensive che per tutta la stagione hanno giustamente punito il Toro. Con Baroni la retroguardia era fragile, tra le peggiori del campionato, e D’Aversa aveva dovuto subito richiudere una porta fin troppo aperta. Ma contro l'Udinese quel lavoro è sembrato evaporare. L’1-0 nasce da una rimessa laterale innocua e diventa un regalo: Coco perde un pallone banale, Solet scappa via, Ekkelenkamp attira tutti e Obrador si incarta nel momento decisivo lasciando entrare in porta il tiro di Ehizibue con Paleari già a terra. Il 2-0 è la fotocopia di un’altra disattenzione: corner, marcatura a zona che non tiene, Kristensen libero e Paleari in ritardo. Troppa superficialità. E così la difesa torna ad essere un problema.
D'Aversa, meglio in casa che fuori
L’ultima sentenza riguarda D’Aversa. Il suo lavoro resta encomiabile, ma Udine accende un faro che non si può ignorare: con lui il Torino rende meglio in casa che fuori, anche quando al Grande Torino mancano le due curve. E non è soltanto una questione di risultati, ma soprattutto di prestazioni. In Friuli i granata sono apparsi spenti, passivi e dominati dall’Udinese senza mai dare la sensazione di poter cambiare inerzia: lontano da casa il Toro sembra spegnersi e perdere coraggio. Male anche le trasferte di Cremona e Pisa, con quest’ultima salvata solo dal risultato, ma non dalla prestazione priva di brillantezza. Le eccezioni - in termini di prestazioni - ci sono state: a San Siro col Milan e al Maradona di Napoli l’atteggiamento è stato quello giusto per lunghi tratti, ma non è bastato, dato che in entrambi i casi il Torino è uscito sconfitto. La squadra deve crescere e imparare ad essere Toro. Poi dovrà farlo ovunque.
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