Che cosa l’ha portata a decidere questo cambio?
le voci
La presentazione di Petrachi: “Voglio una squadra col coltello tra i denti”

Cairo: “Abbiamo fatto un percorso con Vagnati piuttosto lungo, ho ritenuto opportuno il cambiamento. Alla base c’è un buon rapporto personale con Davide ma ho fatto questa scelta. In venti anni di presidenza, quindici li ho fatti con Gianluca e Davide. Ho scelto così”.
Quando è nata questa trattativa?
Petrachi: “Abbiamo vissuto anni intensi, è bello tornare in quella che è stata casa mia. A Torino non ero più tornato dopo l’addio, la giornata di ieri è stata emozionante. La passione fa tanto, poi il sentimento è un valore aggiunto. Nell’ultimo periodo mi sono sentito con il presidente, volevo capire se venisse a Lecce per vedere la partita. All’improvviso ci siamo sentiti e mi ha fatto capire che c’era qualcosa che poteva nascere, voleva capire se fossi pronto e avessi le motivazioni per tornare. Io sono nato pronto, se c’è la necessità del cambiamento ci sono. Mi ha chiamato il presidente e gli ho detto che ero pronto, sono arrivato di notte”.
Come si colma il gap tra risultati e desideri dei tifosi?
Petrachi: “Da fuori ho notato una cosa: è come se ci fosse uno scollamento, credo che il senso di appartenenza deve essere la priorità per chi è a Torino e ci arriverà. Lo dissi alla prima conferenza: da calciatore non ho capito che cosa fosse il Toro, da dirigente ho compreso totalmente. Bisogna entrare in un club diverso, questo senso di appartenenza deve essere molto rimarcato. E servono persone in grado di far capire questo: cercherò di comprendere questo senso di appartenenza. Ho sempre cercato di creare un senso di famiglia. Mi piacerebbe creare quell’armonia e sinergia e farla alimentare insieme a tutta la gente”.
Quando ha iniziato a maturare la decisione? Dipende dal rendimento della squadra?
Cairo: “Una cosa mia personale, non mi metto qui a spiegare. La decisione è presa, pensiamo al futuro”.
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