tor toro La presentazione di Petrachi: “Voglio una squadra col coltello tra i denti”

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La presentazione di Petrachi: “Voglio una squadra col coltello tra i denti”

Alberto Giulini Vicedirettore 

Si può riportare il Toro in Europa in tempi brevi?

Petrachi: “Senza ambizione di poterlo fare non mi sarei presentato. La mia ambizione è sentire i tifosi del Toro cantare al San Mames e avere la pelle d’oca. Mi ha lasciato ricordi incredibili e non devono restare ricordi. Dobbiamo arrivare a obiettivi che il Toro deve e può meritare”.

Petrachi si occuperà anche del settore giovanile?

Cairo: “Ludergnani è bravissimo, ha fatto un lavoro su tutte le età inferiori che è straordinario. La Primavera è partita male, ci lavoreremo e la rafforzeremo. Ma il lavoro di Ludergnani e dei suoi collaboratori è straordinario. Basta vedere quanti giocatori ha lanciato. Da Gineitis a Njie, poi Cacciamani (talmente forte che fargli fare un altro anno in Primavera sarebbe stato sprecato)… Cacciamani mandato in prestito oggi penalizza la Primavera, ma domani rafforza la prima squadra. E poi Perciun che manderemo a giocare, Gabellini, Dellavalle, Silva, Mullen, N’Guessan, Luongo, Cereser, Siviero, Santer e alcuni che stanno crescendo e ci daranno soddisfazioni. Ludergnani è bravissimo. Molte volte mandiamo giocatori in prima squadra, anche sette o otto ad allenamento. Ieri abbiamo parlato insieme a Petrachi e Ludergnani, che è il top”.

Ha in programma colloqui individuali con i giocatori?

Petrachi: “Io parto dalle persone che stanno attorno al Toro. I calciatori quasi sempre danno tutto anche per le persone che lavorano per loro. Se non scatta empatia… Le prime gioie sono per i sacrifici di chi lavora tutti i giorni con la squadra. Servono compattezza e senso di appartenenza, devono trasferirlo ai ragazzi. Devono capire che cosa sia il Toro, che perdere o vincere non è la stessa cosa. Ora partiranno tutti i colloqui: voglio capire chi vuole rimanere e chi vuole andare via. Ho già parlato con qualcuno, ma l’importante era sentire l’allenatore e capire come volesse giocare. Dobbiamo portare giocatori con entusiasmo, fame e che siano funzionali al mister”.

Più difficile il contesto del 2009 o questo in cui la squadra sembra isolata nel chiuso del Filadelfia e nell’indifferenza?

Petrachi: “Nel 2009 era molto difficile, eravamo nella bassa classifica in Serie B. C’era un tutto contro tutti, ci fu la cena in cui alcuni giocatori furono aggrediti. Oggi ci dobbiamo rendere conto che la situazione non è semplice: ho detto alla squadra che voglio vederla cattiva e con il coltello tra i denti. Ci dobbiamo rendere conto di dove siamo in classifica, che abbiamo 4 punti in più sul baratro. Sono stanco di sentire che la squadra è forte tecnicamente, deve correre e vincere duelli. Se non mette la garra, farà fatica perché non è mentalizzata a un certo tipo di campionato che in questo momento si è palesata. Dobbiamo uscire dalle sabbie mobili immediatamente, già con la Cremonese bisogna lottare. Ho visto un gran primo tempo con il Milan e un secondo tempo in cui si è abbassata. Ci sono qualità, ma poi vanno messe al servizio. Ci dobbiamo difendere nella metà campo avversaria, se ti abbassi prima o poi il gol lo prendi. Ci sono concetti che ho già cercato di sviscerare”.