L'atteggiamento delle due squadre
—Sul piano dell’atteggiamento, invece, il match è una somma di due realtà che convivono male. Un Torino capace di colpire, ma costretto per lunghi tratti a difendere basso e a vivere di reazioni. Il dato di gestione è chiaro (passaggi precisi 501-265 per il Milan) e anche la territorialità pesa (ingressi nel terzo offensivo 64-40). Però i granata reggono con un lavoro difensivo enorme: più contrasti (14 a 8), più intercetti (14 a 8), più recuperi (42 a 39) e più chiusure (25 a 21). E qui torna il punto di D'Aversa: quei “sette minuti” a inizio ripresa diventano decisivi. Perché in una partita dove concedi controllo e campo, non puoi permetterti di prendere due colpi ravvicinati. Il paradosso finale è tutto qui: Torino migliore nei numeri che misurano la pericolosità, ma punito nel momento in cui serviva solo una cosa — reggere l’urto e restare dentro la partita senza sbandare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



/www.toronews.net/assets/uploads/202304/fc2a47abf8d116ceda884daf3ca8b771.jpg)
/www.toronews.net/assets/uploads/202602/e3e8fb464ea14780d85e0fb4c9230b8f-scaled.jpg)
