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ROME, ITALY - JANUARY 13: Nikola Vlasic of Torino FC in action during the Coppa Italia match between AS Roma v Torino FC at Olimpico Stadium on January 13, 2026 in Rome, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)
"La squadra ha fatto una grande gara sotto tutti gli aspetti. Abbiamo tenuto la Roma distante, peccato per i gol subiti". Le parole di Marco Baroni al termine di Roma-Torino fotografano una partita complessa, che il Toro ha saputo interpretare con maturità e lucidità in un contesto tutt’altro che semplice. I numeri Sofascore confermano come la gara sia stata giocata su equilibri sottili. Il possesso palla è stato prevalentemente giallorosso (61% contro 39%), con la formazione capitolina che ha gestito più a lungo il pallone, soprattutto nella ripresa (68% contro 32%).
Il Torino però non ha mai rinunciato a colpire: i tiri totali sono in perfetto equilibrio (10-10), segnale di una partita meno sbilanciata di quanto il possesso possa suggerire. Sulle grandi occasioni la Roma ha creato di più (4 contro 2), un dato fisiologico considerando il valore degli avversari e il fattore campo. Subire pressione all’Olimpico rientra nella normalità. La differenza, però, sta nella capacità del Toro di trasformare le proprie occasioni: tre gol con un volume offensivo contenuto raccontano una squadra cinica, capace di colpire nei momenti chiave.
Anche la fase difensiva va letta nel contesto e i numeri aiutano a farlo. Il Torino ha dovuto abbassarsi e difendere l’area, accettando una partita sporca. Nonostante questo, i granata hanno retto l’urto: 74% di contrasti vinti, 59 recuperi complessivi e 20 chiusure difensive, dati che raccontano una squadra spesso schiacciata ma tutt’altro che passiva. Non è stata una prova senza errori - due gol subiti lo dimostrano - ma è stata una prova di tenuta mentale e organizzazione, qualità spesso mancate in passato.
La sensazione è che questa vittoria rappresenti uno step di crescita più per il modo che per il risultato. Il Torino non ha dominato, ma ha saputo scegliere quando soffrire e quando colpire. In una competizione a eliminazione diretta e in uno stadio come l’Olimpico, non è un dettaglio.
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