Palermo-Torino 1-3 / 53 anni tre punti a Palermo. Ma ora serve continuità, di gioco e di risultati
A Ventura non si può non riconoscere l’ennesimo tabù fatto saltare. Il Torino non vinceva a Palermo dal 1962; ci è riuscito sotto la gestione del tecnico genovese, che ha fatto tante cose che a molti altri allenatori granata non erano riuscite. La vittoria nel derby dopo vent’anni, quella a San Siro dopo ventisette; campi tradizionalmente ostici come Udine e Palermo finalmente violati.
Al “Barbera” si è visto un Torino forte caratterialmente. Il goal di Gilardino avrebbe potuto fare affondare la squadra, che era reduce da settimane non esattamente esaltanti. Invece, sulle ali del proprio leader tecnico e carismatico, Ciro Immobile, i granata si sono ricompattati e hanno dominato per lunghi tratti, portando a casa una vittoria strameritata. Preferiamo concentrarci su questo, piuttosto che sul fatto che Glik e compagni si sono trovati di fronte un Palermo stracciato e ridotto a brandelli dal suo stesso presidente e che, tuttavia, Padelli ha salvato il risultato nella ripresa su Gilardino, quando il risultato era ancora sull’1-2.
Allo stesso tempo, occorre sottolineare come quanto fatto ieri non basti ancora per raddrizzare la stagione. Domenica prossima arriverà all’Olimpico il Carpi e i tre punti sono d’obbligo perchè i granata sono in debito con la propria piazza, che ha nelle ultime partite ha sofferto partite non all’altezza. Perché dalla crisi di risultati – che non è arrivata per colpa dei tifosi – si esce con la continuità di risultati e non con una vittoria, che potrebbe altrimenti dirsi estemporanea. Glik e compagni dimostrino di non avere “paura” dello Stadio Olimpico, per riprendere insieme ai tifosi un discorso interrotto con il Derby di Coppa Italia.
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