Dopo i successi con Pisa e Verona, il tecnico granata cerca il tris che al Torino manca dai tempi di Mazzarri: ecco tutte le occasioni sfumate

Roberto D’Aversa, dopo nemmeno due mesi alla guida del Torino, si è già tolto qualche soddisfazione personale. Meglio però non dirlo troppo ad alta voce: risponderebbe, giustamente, che prima viene la squadra. Eppure, non accadeva dal 2023, quando c'era Juric, che un tecnico vincesse tre gare di fila in casa, riuscendo inoltre - come Mazzarri - a farlo nelle prime tre da esordiente. Ora, per l'ex tecnico del Parma, una sfida più grande. Gli si chiede tanto? Se qualcuno avesse mai detto ad alta voce che, in sei giornate, sarebbe riuscito a racimolare ben dodici punti, allontanando alla svelta il Toro dalla zona retrocessione, avrebbe faticato non poco ad essere preso sul serio. Dalle macerie e dal grigiore che avevano condotto all’esonero di Baroni, era davvero difficile rialzarsi con questa rapidità. E i risultati, insieme al feeling con la piazza e con i giocatori, raccontano un prima e un dopo eclatante rispetto al suo predecessore.
L’opportunità per segnare ancor più la distanza arriva alla prossima fermata: Cremona. D’Aversa, dalla sosta del campionato, ha vinto contro Pisa e Verona, i primi due ostacoli del trittico contro squadre, come il Toro, in lotta per la salvezza. Anche se va detto che le situazioni di toscani e veneti appaiono già un tantino compromesse. L’eventuale tris, ora come ora, avrebbe un significato ancora maggiore. D’Aversa riuscirebbe infatti in qualcosa che, prima di Baroni, hanno mancato Vanoli, Juric, Nicola, Giampaolo e Longo. La terza vittoria consecutiva resta ancora appannaggio di Walter Mazzarri, che nel marzo 2019 ebbe la meglio su Atalanta, Chievo e Frosinone. Come il tecnico di San Vincenzo, nessun altro. Quale fiche migliore – in attesa del derby – da giocarsi in vista di una permanenza che oggi non appare più impossibile, ma resta ancora da conquistare?

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Toro, Baroni e la delusione contro il Cagliari

La Cremonese potrebbe dunque rappresentare per il tecnico granata un’opportunità non sfruttata già in due occasioni da chi c’era prima di lui. Fu proprio da una vittoria contro i grigiorossi che, a dicembre, il Toro di Baroni diede il via a un potenziale gioco da tre non andato in porto. L’1-0 firmato Vlasic portò all’1-2 con il Sassuolo e all’occasione giusta, due giorni dopo Natale, di battere il Cagliari al Grande Torino. Ma, al contrario, i granata ne uscirono sconfitti: Vlasic illuse i suoi, poi l’attuale torinista Prati e un gol irreale di Kilicsoy li lasciarono a mani vuote. “Dispiace, quando dobbiamo fare il saltino si cade, disse l’allenatore, che già a ottobre aveva sciupato una prima opportunità con lo 0-0 di Bologna, dopo le due vittorie interne con Napoli e Genoa.

Vanoli, lo 0-0 con il Lecce e la prima doppietta di Pellegrino a dirgli di no

Nella stagione precedente, anche Paolo Vanoli ebbe due slot a disposizione per infilare la terza vittoria consecutiva. Il 25 agosto 2024 il Toro batté l’Atalanta in casa 2-1 con i gol di Ilic e Adams e, cinque giorni dopo, andò a vincere una partita sporca a Venezia con il colpo di testa di Coco dell’86’. Anche in quel caso ci fu di mezzo la sosta per le nazionali, con i granata che – di fronte al proprio pubblico – non riuscirono a ripetersi, accontentandosi di un altro 0-0 con il Lecce. Dopo un avvio che li portò al primo posto solitario, l’infortunio di Zapata complicò il percorso. Per ritrovare due vittorie di fila bisognò aspettare il 22 febbraio 2025, con il successo per 2-1 sul Milan firmato Gineitis, dopo l’autogol di Thiaw, e il 2 marzo successivo con Elmas e Casadei a sbancare Monza. Il 2-2 di Parma fermò ancora il Toro: Mateo Pellegrino diventò ufficialmente bestia nera dei granata, con una doppietta che pareggiò i timbri di Elmas e Adams.

Juric, quante chance sprecate!

Il predecessore di Vanoli, Ivan Juric, ebbe addirittura - in tre anni - dieci opportunità di far sua la terza vittoria consecutiva. Nel settembre 2021 il croato vinse 4-0 con la Salernitana, per poi confermarsi a Sassuolo la giornata successiva con un gol di Pjaca. Il connazionale di Juric si ripeté anche contro la Lazio, peccato che, al 91’, arrivò il gol dell’ex Ciro Immobile. Nella stessa stagione ebbe altre tre possibilità. A dicembre arrivarono due vittorie interne su Bologna (2-1) e Verona (1-0), prima di capitolare a San Siro con l’Inter (1-0); a gennaio il 4-0 alla Fiorentina e l’1-2 alla Sampdoria furono seguiti dall’1-1 con il Sassuolo; a cavallo tra aprile e maggio, invece, arrivarono il 2-1 allo Spezia, l’1-3 a Empoli e il ko per 0-1 con il Napoli.Nella seconda stagione di Juric, la 2022-2023, due chance. La prima a ottobre 2022 con il 2-1 esterno a Udine, quello interno con il Milan e un altro fuori casa, in questo caso amaro, a Bologna. La seconda, a marzo: il Toro riscattò il ko del Dall’Ara con il gol di Karamoh, si confermò a Lecce, ma trovò la strada sbarrata contro il Napoli lanciato verso lo scudetto. Il risultato? Un netto 0-4. Infine, nell’ultimo anno, a settembre 2023, Radonjic batté il Genoa al 94’, contribuì allo 0-3 di Salerno, prima che Zapata rispondesse a Lukaku per l’1-1 con la Roma. Tra ottobre e novembre andò tutto ok con Lecce (0-1) e Sassuolo (2-1), ma non a Monza, con Colpani a rispondere a Ilic. Il 30 marzo 2024 i granata batterono i brianzoli con il rigore di Sanabria, dopo essersi già imposti a Udine (0-2), ma capitolarono a Empoli per 3-2, con la beffa del gol finale dell’ex Niang. Poi il crepuscolo dell’era Juric, con la vittoria – come la definì il tecnico – “rubata” di Verona, decisa da Savva e Pellegri; il 3-1 al Milan e il 3-0 incassato a Bergamo, con gli occhi rivolti a una vittoria della Fiorentina in Conference (che non arrivò) per assicurarsi la qualificazione alla terza competizione continentale.

Toro, partì tutto da Mazzarri: ci riuscirà D’Aversa?

Andando ancora a ritroso, anche nell’annata 2020-2021 il Toro, con Davide Nicola in panchina, sciupò due opportunità di fare tris. La prima tra febbraio e marzo 2021: Bremer decise la partita di Cagliari, Zaza quella col Sassuolo (3-2), poi il 4-2 subito a Crotone; nuovo giro, altra corsa ad aprile 2021: Belotti decise la sfida di Udine, il Toro si ripeté con la Roma per 3-1, per poi portare via un punto nell’infrasettimanale di Bologna (1-1). E così si arriva a Mazzarri, l’uomo che con le tre vittorie del marzo 2019 diede il via al tabù, che lui stesso aveva pagato. Il Toro, nell’agosto 2019, partì fortissimo in campionato con il 2-1 al Sassuolo e il 2-3 all’Atalanta, prima del ko per 1-2 con il Lecce. Poi, tra novembre e dicembre 2019, arrivarono i successi con Genoa e Fiorentina, prima del 3-3 con il Verona, e a gennaio 2020 lo 0-2 contro la Roma e l’1-0 col Bologna: dalla gara successiva, il ko con il Sassuolo, Mazzarri non riuscì più a tenere la barra dritta, fino all’esonero. Una storia di delusioni, di mancati salti di qualità, che D’Aversa proverà a invertire domenica contro Marco Giampaolo che, come Moreno Longo, non riuscì da allenatore granata a mettere in fila due vittorie consecutive e che, dopo essere subentrato a Nicola (al contrario del 2021 al Torino) punta ora a mantenere la Cremonese in Serie A.

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