Focus on / Tecnico vecchio stampo: impulsivo, severo, ma giusto. Quello che serviva al Torino per ripartire. E quel: "Mio padre volle a tutti i costi tornare in Serbia durante i bombardamenti, per non abbandonare gli altri. Ero preoccupato, ma fiero di lui"
CUORE SERBO
Qualche anno fa è tornato nella sua Vukovar, nella sua casa d'origine dalla quale mancava da molto tempo. Un posto che ha lasciato in lui un segno davvero profondo: la guerra in quella che un tempo era la Jugoslavia e oggi paradossalmente è la Croazia era davvero terribile. Un momento storico che Miha ha vissuto da vicino con il cuore, ma per fortuna abbastanza lontano con le gambe. E ogni giorno si inginocchia e prega per i connazionali serbi caduti: "Era il 1999, stavo in ritiro con la nazionale e ci avvisarono che entro un giorno sarebbe iniziata la guerra. Il mattino seguente la Cnn mostrava i caccia che bombardavano la Serbia. Ho contattato i miei genitori, stavano a Novi Sad li ho convinti a trasferirsi a Budapest dove ci avevano portato con la nazionale. Ma mio padre non ci voleva stare. Così li portai a Roma, ma non servì a nulla. Mio padre Bogdan preferì tornare in Serbia".
E il motivo di tale allontanamento fu presto spiegato: "Sono già scappato una volta da Vukovar a Belgrado durante la guerra civile - disse il padre a Sinisa, come raccontato al Corriere di Bologna -. Non lo farò ancora, non potrei più guadare i vicini di casa quando i bombardamenti finiranno". Mihajlovic chiuse quindi l'argomento: "Prese mia madre Viktoria e se ne andarono. Ero preoccupato, ma fiero di lui".
© RIPRODUZIONE RISERVATA