La federazione africana CAF conta ben 9 squadre su 10 ai sedicesimi. Una cifra altissima, a cui seguono gli altri giganti del calcio globale: una conferma che gli equilibri geopolitici calcistici stanno mutando

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La fase a gironi del Mondiale del 2026 è alle spalle. Il campo base è stato lasciato, ora le restanti 32 squadre si contenderanno gli accessi alle prossime fasi di questa inedita competizione iridata col formato da 48 squadre in Messico, Usa e Cananda. Non sono mancate le sorprese in questa parte iniziale, ma allo stesso tempo c'è stato un buonissimo tasso tecnico in campo anche da parte di squadre meno quotate. C'è un dato che però stupisce più di tutti: l'enorme impatto delle squadre della CAF sul torneo.

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Come sono andati i gironi dei Mondiali 2026 per federazione

Dodici gironi per 48 squadre, Messico-USA-Canada si presenta così ai nastri di partenza. Una manifestazione enorme e su cui c'era inevitabilmente tanta curiosità visto l'ampliamento delle partecipanti. I gironi hanno emesso le loro sentenze, con la variabile delle migliori terze.
Canada v Morocco: Group F - FIFA World Cup Qatar 2022

ACF (Asia): vanno avanti i giganti

La federazione asiatica presentava 9 squadre ai nastri di partenza, ma solo due hanno superato la fase a gironi. Stiamo parlando di Giappone e Australia, mentre Iran, Ubzekistan, Giordania, Corea del Sud, Qatar, Arabia Saudita e Iraq hanno salutato immediatamente. La percentuale è del 22%. I Samurai Blu e i Canguri sicuramente vantavano una maggiore qualità e solidità rispetto alle altre "sorelle". Basti solo pensare che entrambe si sono qualificate alla fase successiva come seconde e non usufruendo della porta di riserve del terzo miglior piazzamento. Per entrambe però si tratta della conferma di un movimento in crescita costante, soprattutto per il paese del Sol Levante, nettamente più convincente rispetto agli australiani. Quanto basta però per specificare come in questo momento sia il Giappone a guidare il movimento all'interno della federazione.

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CAF (Africa): non più una sorpresa, ma una solida realtà dei Mondiali

Il dato più importante e rilevante di questa prima parte del Mondiale 2026 arriva dalle squadre delle federazioni africane. Dal Nuovo Continente si sono presentate in 10 e sono andate avanti in 9. La percentuale è altissima, tocchiamo il 90%. Non si tratta più di una sorpresa, ma di una solidissima realtà. Il calcio in Africa sta vivendo una vera e propria crescita. In passato non sono mancati i giocatori del Vecchio Continente, ma mai come in questi anni si è visto una completezza del genere. Questa straordinaria performance statistica non è frutto del caso, ma dimostra una netta maturazione tattica e un miglioramento costante dell'intero movimento continentale. Il Marocco domina, in linea con la semifinale ottenuta a Qatar 2022. Molto bene la Costa d'Avorio, per la prima volta oltre ai gironi assieme a Sudafrica - poi eliminato dal Canada ai sedicesimi -, Repubblica Democratica del Congo e la sorpresa Capo Verde. Egitto, Ghana e Senegal si confermano tra i pilastri del movimento. Il messaggio è chiaro: gli equilibri geopolitici del calcio si stanno spostando, complice anche l'enorme quantità di giocatori africani presenti in Europa.

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CONCACAF (Nord - Centro America - Caraibi): i paesi ospitanti alla guida

Dall'Africa alla federazione che ospita i mondiali. Erano in sei a presentarsi ai nastri di partenza della CONCACAF, tra esordi assoluti e chi, invece, aveva già assaporato il brivido della fase a eliminazione diretta. Alla fine tre sono andate avanti: Messico, USA e Canada, ovvero i tre paesi ospitanti, geograficamente più grandi e con il maggior bacino d'utenza. Il tasso di successo si attesta così su un netto 50%. Il Messico si conferma un vero e proprio rullo compressore: 9 punti conquistati e la porta rimasta inviolata, un primato difensivo condiviso nell'intero torneo solo con Francia e Argentina. Subito dietro si qualificano Stati Uniti e Canada. Entrambe le nazionali certificano i progressi dei rispettivi movimenti, anche se sono gli statunitensi a rubare maggiormente l'occhio grazie alla qualità del gioco espresso. Il Canada ha faticato di più, ma la presenza di elementi "europei" e la storica qualificazione per la prima volta ai sedicesimi testimoniano la crescita dell'intero sistema calcistico canadese. Il divario di questo triumvirato rispetto alle piccole Panama, Curaçao e Haiti resta però evidente sotto ogni punto di vista.

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OFC (Oceania): la Nuova Zelanda può fare ben poco ai Mondiali

L'unica rappresentante della federazione oceanica era la Nuova Zelanda. Per i Kiwis si trattava della terza partecipazione alla fase finale della Coppa del Mondo, dove mancavano da Sudafrica 2010. E gli italiani se lo ricordano bene quell'incrocio. L'impegno e la voglia di mettersi in mostra non sono mancati e i giocatori hanno onorato fino alla fine l'impegno. Il percorso a dire il vero era iniziato bene anche con il pareggio per 2-2 contro l'Iran, ma le sconfitte contro l'Egitto e il Belgio hanno evidenziato i limiti tecnici. Resta però il fatto di aver partecipato nuovamente alla competizione, soprattutto considerato che in Nuova Zelanda è il rugby ad avere il monopolio sportivo.

CONMEBOL (Sudamerica): garanzia di competitività ai Mondiali

In Sudamerica si parla di calcio, si vive di calcio e si spera nel calcio. Il rapporto tra i sudamericani e questo sport trascende la normalità, raggiungendo picchi di autentica religiosità. Forse è proprio questo il motivo per cui le nazionali di questa federazione continuano a essere così competitive dopo tutti questi anni. Ai sedicesimi ci sono ben 5 squadre su 6, l'83%. L'Argentina si dimostra la squadra più in forma grazie anche all'immortale Lionel Messi, seguita dal Brasile di Ancelotti. Le due big del calcio sudamericano confermano la competitività della federazione, a cui seguono però anche le mine vaganti come Colombia. Grande miracolo per l'Ecuador, bene anche il Paraguay. Chi delude è l'Uruguay, alle prese con un cambio di generazione difficile. In ogni caso il numero delle squadre qualificate conferma la forza della federazione.

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UEFA (Europa): il predominio resta, ma è più quella dominante

Il lungo viaggio termina con la federazione UEFA. Su sedici partecipanti alla fase finale ne sono passate 13, con una percentuale pari all'81%. Il movimento europeo si conferma solido e porta una folta schiera di nazionali alla fase finale, ma l'epoca del dominio assoluto e incontrastato sta lasciando spazio a nuovi equilibri. Se una volta era un testa a testa con le squadre della CONMEBOL, ora c'è un altro pretendente al trono, ovvero la CAF. La Francia resta la squadra più forte sul continente europeo, seguita dalla Spagna. Bene Inghilterra, Paesi Bassi e la Svizzera, mentre la Germania non convince fino in fondo. Rallentano Croazia, Portogallo e Belgio, ma avanza la Norvegia. In Europa si può parlare di un continuo cambio tra le varie nazionali. Per un Belgio che fatica c'è una Norvegia che si impone, così come Svezia, Austria e Bosnia, che hanno mostrato buone cose in questi Mondiali.

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