Il Granata della Porta Accanto/ La sosta è un salvagente che serve ad Abate per far sì che il suo ambizioso progetto non naufraghi sotto i colpi di risultati fin qui parecchio deludenti

Torino U17

Torino-Pisa Under 17 1-3: il film della partita

Lo diceva già Sacchi quando parlava dell'importanza del fattore C nella vita e nello sport e a Bologna il Torino ha avuto finalmente un po' di Kulenovic, anche se poi subito prontamente bilanciato dall'errore di Guida e Var sul contatto da rigore su Oristanio che avrebbe potuto regalare i 3 punti ad Abate nella trasferta felsinea. Il punticino preso ai rossoblù, figlio dell'ennesimo tempo regalato agli avversari, il primo, è un brodino caldo di vitale importanza per la classifica moribonda di questo Torello che ancora non riesce ad avere e a dimostrare una propria identità forte. Quando l'avrà, se l'avrà, non diventerà certo una squadra da Champions, ma almeno dovrebbe garantire ciò che preme da sempre a questa proprietà senza alcuna ambizione: un campionato tranquillo sopra la zona salvezza e a debita distanza da quell'Europa agognata dai tifosi, ma ripugnata da chi poi sarebbe costretto ad investire sulla rosa. Ad oggi, però, i numeri dicono che la media punti finora tenuta dai ragazzi di Abate non è sufficiente per salvarsi (proiezione a 31), sebbene in apparenza ci siano squadre che sono messe peggio, al momento. Ci si aggrappa quindi a questa provvidenziale, lunghissima, sosta che giunge al momento opportuno: per Abate e il suo staff c'è bisogno di ragionare a bocce ferme e a mente fredda per capire come integrare i "nuovi" giocatori e come rivitalizzare tatticamente questa squadra. È vero che parecchi ragazzi saranno impegnati con le rispettive nazionali, ma una buona parte dei giocatori rimarranno a fare una sorta di preparazione/ritiro bis di quasi tre settimane. Tempo fondamentale per esempio a Zapata per ritrovare una condizione accettabile ormai cercata da troppo tempo. O per Perri gettato subito nella mischia senza avergli dato il tempo di levarsi un po' di ruggine accumulata nell'ultimo anno a Leeds. O a Bragança per ritrovare passo e brillantezza che, unite a tecnica e visione di gioco già ampiamente dimostrate nelle ultime apparizioni, ne possono fare un acquisto davvero importante per il nostro livello. O a Simeone che in questo inizio di stagione ha dimostrato che forse la sua idea di tornare in Argentina era molto più radicata nel suo cuore di quanto le parole di Cairo e Petrachi per trattenerlo sembravano averla debllata. Insomma la sosta è un salvagente che serve in primis ad Abate per far sì che il suo ambizioso, ma traballante progetto non naufraghi sotto i colpi di risultati fin qui parecchio deludenti. Di alibi ne abbiamo? Certo, e anche parecchi: il calendario in salita, il mercato a singhiozzo che ha portato qualcosa di buono (San Mandragora ad esempio...) praticamente solo negli ultimi giorni o le fatiche del mondiale americano che hanno restituito un Vlasic cotto sia mentalmente che fisicamente (ed è assodato ormai che se non gira Vlasic, non gira il Toro). Ma il calcio non aspetta nessuno e i risultati sono determinanti più degli alibi: quanto ci impiegherebbe Cairo a sconfessare il "progetto Abate" se il Toro rimanesse impantanato nei bassissimi fondi della classifica? E allora ben venga la sosta perché quanto si è intravisto dell'idea di Abate, a sprazzi, sul campo in queste partite, merita una seconda chance e la possibilità di arrivare almeno ad "assaggiare il panettone". A patto che ci sia un vero cambio di passo dalla partita con l'Udinese del 12 ottobre. Ci vuole un Toro aggressivo, atleticamente più in palla e mentalmente più solido, ci vogliono trame di gioco più fluide e veloci e la voglia di prendere meno gol (anche quest'anno viaggiamo ad una media che ci porterebbe a finire il campionato sulla falsa riga di quanto fatto dietro nel disastroso anno scorso) e, soprattutto, di costruire più occasioni in attacco. Ce la faremo o saremo costretti ad un D'Aversa bis o un Nicola bis? Dopo la sosta ne sapremo di più....

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