Culto / Le squadre così forti è come se si rigenerassero di continuo: vanno via in due, ne arrivano due più forti. Deve capitare proprio qualcosa di tremendo per distruggerlo

In questi giorni di calciomercato asfittico (non solo per il Toro, ma ovviamente sono le questioni granata a toccarci maggiormente) mi è venuta in mente una voce di mercato antica, una di quelle che poteva cambiare la storia non solo dei nostri colori, ma del calcio italiano. Poi purtroppo la storia è cambiata davvero, ma non nel modo in cui speravamo. Tempo fa avevo scritto un piccolo racconto a riguardo: eccolo qui, riadattato. Spero vi piaccia.

Valentino potrebbe andare via. Il ragazzo che sta leggendo il giornale non riesce nemmeno a immaginare il Capitano con un’altra maglia addosso, però gira quella voce. Sta leggendo con calma Stampa Sera, non è ancora arrivato allo sport. Sono giorni di alluvioni in Piemonte, di tensione nel mondo con la battaglia di Shanghai che infiamma la guerra civile in Cina e con le trattative sulla questione berlinese. Il Toro però è sempre lì, che spinge nella testa. È l’amico che lo ha preso per mano colorandogli un po’ la vita fra le macerie del dopoguerra, quindi ci sarà sempre, non lo lascerà più.

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Il ragazzo guarda dalla finestra. Non ha voglia di pensare all’addio di Valentino, la testa vaga. Un altro scudetto praticamente già vinto. Dovrebbe esserci abituato, ma non è così: è sempre bello. E se poi un giorno tutto questo finisse? Meglio godersi ogni secondo di qualsiasi gioia che basta niente perché tutto vada in frantumi. Lo ha visto con le case sotto le bombe, figuriamoci se non può succedere con le gioie e le emozioni. Quel triangolo sembra fatto apposta per poggiare sul granata. Chissà se continueremo a vincerne senza Valentino, ma no dai Valentino resta, figurati se va via.

Dicono che questo Laszlo Kubala sia forte. Doveva partire per Lisbona con i ragazzi, su invito di Valentino, una specie di provino in campo. Poi Kubala non è partito perché il figlio era malato. Però se Valentino si interessa così al futuro del Toro forse non va via. Speriamo.
Il ragazzo rimette la testa sul giornale. È il momento dello sport. Si parla dell’amichevole del Toro contro il Benfica, ma l’attenzione viene catturata dalle righe sulla destra, sotto il titolo “Sport in Italia e nel mondo”. I granata avrebbero offerto un contratto ad Alfredo Di Stefano del Rio Plata (il River Plate, ndr).

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Il ragazzo ha un cugino che si trova in Argentina. Si scrivono: parlano di quello che gli succede, di come va a scuola, dei loro sogni e ovviamente di calcio. Suo cugino gli ha già raccontato di questo Di Stefano e ne ha parlato come di un fenomeno. Più forte di Mazzola? Eh, forse sì. Ma può esistere un calciatore più forte di Valentino? Quindi Valentino va via. E se non andasse via e il Toro schierasse Mazzola e Di Stefano insieme? Il cuore accelera il battito, si può sognare sempre più forte. Il ragazzo guarda il soffitto e di colpo diventa azzurro come il cielo, guarda per terra e invece delle mattonelle irregolari vede l’erba del Filadelfia. Intorno gli spalti gremiti e i colori delle maglie più belle del mondo. Non sa bene come immaginarsi la faccia di Di Stefano, ma va bene lo stesso, nei sogni è tutto sfumato.

Le squadre così forti è come se si rigenerassero di continuo: vanno via in due, ne arrivano due più forti. L’impianto funziona, l’impianto è perpetuo. Deve capitare proprio qualcosa di tremendo per distruggerlo.
Il ragazzo è sul letto, chiude gli occhi e continua a sognare. Ripensa al suo Toro, al Fila pieno, a quando si festeggia per un gol e ha difficoltà a ritrovarsi le braccia in mezzo alla calca. Rilassato, si addormenta. La luce fioca illumina un angolo del giornale, quello in cui c'è scritta la data: è il 3 maggio 1949.

Alfredo Di Stefano giocherà in quella che avrebbe potuto essere la sua città il 26 maggio, nel match tra River e Torino Simbolo: suo il definitivo 2-2. Laszlo Kubala vincerà campionati e coppe con il Barcellona. Il Grande Torino è ancora in trasferta.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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