Torna "La Leggenda e i Campioni", di Gianni Ponta: "È stato così. Tra la fine degli Anni ‘60 e gli inizi dei ‘70. Due enormi torti arbitrali nel Campionato..."

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VLOG dal Filadelfia: il racconto dell'allenamento a porte aperte (VIDEO)

È stato così. Tra la fine degli Anni ‘60 e gli inizi dei ‘70. Due enormi torti arbitrali nel Campionato 1971-1972. Eppure che ricordi. Corrusche battaglie, di rabbie leali. Fino a suggerire quel termine, poetico ed immaginifico, volutamente preciso e sintetico, “Tremendismo” appunto, ad uno scrittore del calibro di Giovanni Arpino. “Sei stato felice Giovanni” il titolo del libro che rivelò alla critica letteraria lo scrittore -e poi giornalista di successo- piemontese e noi siamo stati felici ed orgogliosi di quel Torino lì, che aveva la coccarda della Coppa Italia. Un Torino d’antan (per chi ha avuto la gioia di vederlo) che segna un confine tra quelle maglie bellissime tinta unita senza sponsor e quelle che verranno dopo, per non parlare dei numeri-prefissi telefonici del calcio attuale. Il Filadelfia, dalla Primavera alla Prima Squadra. Calcio spettacolo con Claudio Sala, goal da urlo di Paolino Pulici, giocate di fino di Gianni Bui, le discese a perdifiato di Natalino Fossati, mio conterraneo. In difesa, agonismo al limite e, nello stesso tempo, lealtà, rispetto dell’avversario. In uno sport di contatto i colpi si danno e si prendono, lealmente.

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Luciano Zecchini, “L’Uomo Nero di Riva”, non so se, per i giovani lettori, questa definizione renda l’idea. Per chi ha avuto la fortuna di veder giocare Luigi Riva da Leggiuno, Gigirriva, un adone dalla corporatura scolpita dall’esercizio fisico, dai colpi ricevuti e dati, la definizione diceva tutto. In quel Torino 1971-1972 a cui venne negato lo scudetto, quella Squadra che per noi rimane il primo Campione d’Italia in pectore dopo Superga.

Nato a Forlimpopoli il 10 Marzo 1949, Luciano Zecchini si forma come calciatore dapprima nelle giovanili del Forlì e poi con la prima squadra, con la quale disputa 37 partite.
Al Prato dal 1967 al 1969 prima di approdare al Brescia nelle cui file esordisce in Serie A nel Campionato 1969-1970; nella società lombarda fu riserva ed ebbe modo di apprendere da Giancarlo Bercellino, ex difensore bianconero, che sull’ almanacco e sui nostri album figurine Panini Anni ‘60 era indicato come Bercellino I per distinguerlo dal fratello Silvino. I casi della vita.
Nel 1970 il Torino si accorse delle sue doti di stopper e il dottor Bonetto decise di portarlo a Torino. Inizialmente fece la riserva di Giorgio Puja; successivamente disputò in granata tre campionati da titolare. Con la maglia del Toro conquistò anche la maglia delle Nazionale e la Coppa Italia del 1971.
93 presenze in maglia granata in Campionato, 114 in totale. Nel 1974 Gustavo Giagnoni lo volle con sé al Milan.

Colpo di testa di Zecchini!”, spesso direttamente sul rinvio del portiere avversario. Quante volte lo abbiamo sentito a “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”. Dotato di eccellente stacco e tempismo nei colpi di testa, era marcatore rapido e con eccellente senso dell’anticipo. Nella indimenticabile stagione ‘71-72, Luciano Zecchini andava a rivelarsi come una delle più concrete sorprese della squadra: sapeva, infatti, liberarsi di qualche difetto evidenziato negli anni passati e riguardante soprattutto la difficoltà a mantenere la concentrazione per l’arco dell’intera partita, per confermarsi tra i più forti difensori del campionato. Si marcava a uomo. Ti davano il nome dell’avversario da francobollare, e la tua job description della domenica era quella lì. Seguilo dal primo al novantesimo minuto, magari anche al rientro negli spogliatoi per un eventuale scambio di vedute.

Ci sono cose che ti rimangono negli occhi, che hai visto e vissuto e ti porti dietro. Un intervento in scivolata, la foto su Tuttosport di Zecchini in contrasto su Riva (ed il titolo dell’articolo “L’Uomo Nero di Riva”) con Angelo Cereser sullo sfondo pronto ad intervenire in seconda battuta. Cose che o le hai vissute, e “viste alla radio”, o non le capirai mai. Che ti appartengono e che sono il Torino, il tuo Torino. Che niente e nessuno ti porterà via.
Il tremendo Zecchini fa parte di quel bagaglio di esperienze.

Da un suo personale punto di vista retrospettivo in merito alla propria carriera di implacabile difensore in marcatura, Zecchini ritiene gli attaccanti di movimento, in primis Altobelli e Graziani, così come Bettega, i più difficili da marcare. Più di un Riva o di un Boninsegna, “che poi magari ti facevano goal lo stesso ma avevano un gioco classico, per me prevedibile”.

Zecchini approda in Nazionale con Fulvio Bernardini che vuole rinnovare la squadra, dopo il disastro dei mondiali del ’74, giocando a zona e convocando gente dai ‘piedi buoni’. Una Nazionale ringiovanita, con Rocca e Roggi terzini, uno splendido Antognoni che servì a Boninsegna il pallone del goal del vantaggio. Poi dilagarono gli oranje. 3-1 per loro, troppo superiori, anche se agli Azzurri venne negato un rigore che li avrebbe portati sullo 0-2…”Ma contro l’Olanda a Rotterdam Bernardini schiera centrali difensivi lui e Francesco Morini, ossia due rocciosi marcatori: Cruijff e soci ne lasciano solo macerie fumanti. La parte migliore della carriera è al Toro, dove apprezzano la sua grinta”. (Dal Dizionario del Calcio Italiano, Baldini & Castoldi editori).

Zecchini e Cereser, col 4 e il 5 rispettivamente, perché il libero veniva schierato da Giagnoni col 5, baluardo centrale del Torino 1971-1972.

Castellini; Lombardo (Mozzini), Fossati;
Zecchini, Cereser, Agroppi;
Rampanti, Ferrini (Crivelli), Pulici, Sala, Bui (Toschi o Luppi).
Colpo di testa di Zecchini!” -sembra ancora di sentirla la voce stentorea di Enrico Ameri- sul cerchio di centrocampo “sul rinvio del portiere avversario”. Altro che costruzione dal basso, eh Pep, tutte balle.

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