Pecchia, Sommese, Oristanio: cos’hanno in comune? Il passato alla Peluso Academy

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VLOG dal Filadelfia: il racconto dell'allenamento a porte aperte (VIDEO)

Cosa sta succedendo al nostro calcio? La domanda è ripetuta, soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo: la Serie A perde blasone mentre la Nazionale non riesce a qualificarsi a un Mondiale. Qual è, però, il motivo? Non si punta sui giovani? O forse si punta ma in modo sbagliato? Lavorare su talenti di 12, 13, 14 anni non è cosa facile. Saper riconoscere un talento a quell’età e saperlo gestire nel modo migliore è cosa molto complicata. C’è chi, però, da oltre 40 anni ha dimostrato di saperlo fare. E di saperlo fare anche molto bene.

Peluso Academy: chi sta rivoluzionando il calcio in Campania

Oristanio, Luongo, più giovani Colletta, Agosto, Chioccarelli, Romanucci, Agosto. Cos’hanno in comune tutti questi giocatori tesserati in una o in un’altra categoria nel Torino? Provengono tutti dalla Peluso Academy. E nel panorama calcistico italiano di oggi si potrebbe andare avanti all’infinito a citare talenti: Cianciulli, Romano, Febbraro, Barbati… Perché la Peluso Academy riesce a sfornare tutti questi talenti, ogni anno e per ogni squadra?
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Torino FC Training Session
TURIN, ITALY - JULY 11: Gaetano Oristanio during Torino FC Training Session on July 11, 2026 in Turin, Italy. (Photo by Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)

Ce lo siamo fatto raccontare dal direttore generale, Enrico Oncia, che ci ha spiegato il metodo di lavoro della Peluso Academy in tutti i suoi aspetti: Dal 1980 abbiamo coltivato un metodo che si è tramandato di padre in figlio. Noi facciamo un mondo selezionato: facciamo scouting giorno per giorno in giro per la Campania, dove cerchiamo di individuare dei ragazzi, con la nostra conoscenza e con i nostri parametri, che possano fare un percorso. Il punto di partenza è la selezione, ma l’Academy si propone, in un tempo molto ristretto, di portare questi ragazzi in piazze importanti: “Dopo due anni di lavoro presso la nostra bellissima struttura, cerchiamo di dar loro la possibilità di andare a fare quantomeno un Under 15 Nazionale con club di Serie A. E abbiamo una percentuale di successo, in questo, molto buona. E in effetti, i dati che la Peluso Academy ci ha messo a disposizione parlano chiaro: si comincia con i classe 1967 Dell’Anna e Grasso, si passa per Francesco Dell’Anno, per gli ex granata Pecchia, Sommese e si arriva ai vari Terracciano e Oristanio.

La metodologia: un lavoro a tutto tondo

Un metodo di lavoro simile, almeno per chi ne viene a conoscenza per la prima volta, crea grande curiosità: come si può lavorare con queste percentuali di successo in così poco tempo. Il direttore Oncia ci ha spiegato il metodo. A sorprendere, in effetti, più ancora della ricerca e della selezione dei giovani, è la loro gestione: È un lavoro quotidiano. Andiamo sul carattere, andiamo sulla personalità, andiamo sulle famiglie, cerchiamo di capire se le famiglie sono predisposte e se i ragazzi sono predisposti. Cerchiamo di capire se i ragazzi facendo quattro o cinque allenamenti riescono anche a studiare dopo”.

Il lavoro di Antonio Peluso e Francesco Pellegrino, in questo, è maniacale: Ci dedichiamo alle famiglie e ci dedichiamo allo studio. Quindi noi, oltre a capire se il ragazzo è un talento, cerchiamo di capire anche se è predisposto allo studio e al sacrificio. Perché poi, quando va, per esempio, al Torino, il Torino si allena tante volte. Lui deve essere già organizzato in modo tale che la sua giornata sia: studiare e allenarsi, studiare e allenarsi. Deve essere bravo ad organizzarsi. Noi andiamo anche sulle famiglie perché poi le scelte delle squadre, le scelte del percorso, le devi condividere con le famiglie: devi avere le famiglie vicine”.

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Il modello della Peluso Academy: investimento sui ragazzi

Il modello di lavoro della Peluso Academy è interamente strutturato sul successo dei ragazzi. Noi non puntiamo sulle vittorie dei campionati per aumentare gli iscritti. Non siamo una società legata alle rette, noi siamo legati alla crescita del singolo giocatore. E investiamo tutto noi: l'abbigliamento, i campi, gli allenatori”. Un approccio che coinvolge anche la conoscenza, a tutto tondo, del panorama calcistico italiano: Cerchiamo di capire i ragazzi come possono crescere, in che ruolo possono crescere e in che modo possiamo poi offrirli a queste società per renderli più appetibili. Perché noi poi abbiamo la bravura anche di capire che mancanze hanno i club di Serie A, in che ruoli. E cerchiamo di lavorare creando prodotti su quei ruoli. È inutile che porto a Torino un numero 10 se già c'è un numero 10 importante”.

In questo conta non poco la scelta delle categorie: Se le società di Serie A investono sull’Under 15 e sull’Under 16, noi investiamo su Under 13, Under 14 e Under 15. Da queste tre annate portiamo avanti 20 giocatori che ogni anno riusciamo a portare ad alti livelli. Facciamo l’esempio dell'annata dei 2012: abbiamo dato due giocatori al Napoli, uno al Cagliari, due al Torino, due al Benevento, due all’Avellino. Poi, è ovvio, non è che ogni anno tiriamo su solo giocatori di prima fascia, alcuni li diamo in Lega Pro. Abbiamo tantissime società a cui diamo giocatori. Con il Torino è nato qualche giocatore in più perché magari Luongo ha fatto da traino. Perché quando dai un giocatore di quella qualità prendi anche un po' di credibilità.

Senza lasciare indietro la gestione delle strutture: le immagini evidenziano un complesso sportivo che fa invidia anche a club con prime squadre importanti. Le strutture ci supportano – ci racconta il direttore generale. Se, per esempio, lavoriamo sulla classe 2012, dedichiamo loro 2 ore al giorno il campo completo, il campo a 11. Cosa che neanche i club di Serie A. Da noi ogni categoria ha a disposizione 3 allenatori, 2 ore di allenamento, una struttura tutta intera per quel gruppo.

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Peluso Academy: fiducia e familiarità al servizio del calcio italiano

Una domanda che è sorta, e che è stata anche posta al direttore generale della Peluso Academy, Enrico Oncia, è: Ma quante persone, quanti professionisti, servono per portare avanti un modello simile? In realtà, stupisce come dal 1980 ad oggi tante figure siano le stesse: Abbiamo un organigramma societario che è composto da poche figure e sempre le stesse negli anni. Non ci avvaliamo di tante persone perché ci fidiamo solo dei nostri occhi e del nostro modo di fare. L'organigramma è molto piccolo: ci sono Giuseppe Di Marzo e Biagio Peluso nelle figure di presidente e presidente onorario, abbiamo il responsabile area scouting Pasquale De Rosa in collaborazione con Gianluca Anatriello, il mister Antonio Peluso, il mister Francesco Pellegrino, un responsabile generale e poi abbiamo il dottore e il fisioterapista. Semplicità, fiducia, familiarità per un modello, forse replicabile, al servizio del calcio italiano. Noi siamo selezionatori di giovani talenti: li cresciamo per poi dar loro un'opportunità. Non facciamo altro.

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