Torna "Loquor", la rubrica su Toro News di Carmelo Pennisi: “ho sempre trovato molto riduttivo vedere il calcio alla stessa stregua di un semplice gioco”
Il gol più bello di Bruno Peres (VIDEO)
“Se penso a questa partitami viene la pelle d’oca”
Una tifosa
“Il tempo avanza a passo diverso con diverse persone”, scrive William Shakespeare; a volte certi snodi della vita sono rimandi di cose che hai letto e con cui hai trascorso del tempo con cuore e ragione. Gianluca Sartori che lascia la direzione di “Tn” dopo tanti anni è proprio uno di quegli snodi che portano a confrontarsi con lo scorrere del tempo, con il senso che siamo riusciti a dargli attraverso il nostro lavoro, le nostre contraddizioni, le nostre speranze. Su queste colonne raccontiamo calcio e non solo questo, perché ho sempre trovato molto riduttivo vedere il calcio alla stessa stregua di un semplice gioco. E’ difficile spiegare a chi non lo ama o lo ignora alcuni suoi risvolti che sono battiti di cuore ed enigmi continuamente risolti per tornare ad essere irrisolti in un battito di ciglia. Shakespeare mette a fuoco una cosa importante, ovvero vivere il tempo con la necessità del passo diverso, non tanto per feticismo della novità bensì per verificare se una diversa somma algebrica porta a risultati diversi. Sono, riguardo al calcio, domande necessarie da farsi in una fine stagione carica di tante quelle incognite da poterci riempire un istant book di un qualche interesse generale. Non si preannunciano passi diversi nella gestione del Toro, sostanzialmente perché non ci sono novità nella biografia professionale e finanziaria della proprietà. Ci si affiderà a degli artifici contabili in uso in quasi tutti i club nei momenti in cui nel circuito gira poca moneta, considerato come i club importanti, quelli che dovrebbero finanziarie la ricchezza del sistema, boccheggiano e cercano anche loro rifugio nel risparmio. La ruota vorrebbe girare, ma nessuno è disposto a metterci il carburante affinché tale cosa avvenga. Se non puoi finanziarti da solo attraverso cessioni eccellenti o ricapitalizzazioni, rimane poco da fare se non sperare in qualche colpo low cost rivalutabile nel tempo, magari un tempo immediato. Quando le cose stanno così, quando non puoi parlare di giocatori divenuti oggetti troppo costosi e complicati per poterci finanche sognarci sopra, si preferisce spostare il dibattito sugli allenatori.
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In qualche modo bisogna placare gli animi e alimentare desideri, che sono il volano di ogni tempo dello sport più seguito al mondo. Si aspetta l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio, non tanto per risolvere i problemi della nazionale che ormai tanto tristemente ridere il mondo fa, ma nella speranza se riuscirà a mantenere la promessa di far accedere il calcio a dei fondi pubblici. Alcuni club cercano ossigeno per respirare, e il Toro purtroppo fa parte di questa cerchia ristretta alla ricerca di passi diversi che non si vedono, nemmeno in ipotesi. Cairo usa ogni volta parole ed espressioni di chi assicura che farà il possibile, per l’impossibile rivolgetevi ad altri. Più volte ha ribadito come dal suo punto di vista il calcio italiano sia ingestibile, una pozzo senza fondo al quale lui, con le sue risorse, non vuole adoperarsi per costruirlo un fondo. “Certo, se lo Stato decidesse finalmente di assegnarci il tax credit, allora…”, e si ritorna continuamente lì, alla sua storia di gestore di cose che gli piovono dal cielo, se gli piovono, per poi provare a gestirle. Fa male il miracolo Como, perché è figlio anche e soprattutto di ricapitalizzazioni continue da parte della famiglia Hartono che stima un patrimonio personale da 40 miliardi di dollari. E’ praticamente un caso unico tra tutte le proprietà del calcio continentale, un progetto in fase di decollo con tutta la sua forza, con in cantiere uno stadio di proprietà rimesso a nuovo(140 mln di spesa) ed un centro sportivo perfettamente funzionante da qualche anno. La qualificazione in Champions dei lariani è stata certamente qualcosa di inatteso, ma è la dimostrazione quanto il successo del calcio, come in altri settori di impresa, sia vincolato ad una politica di investimenti. I passi diversi e le diverse persone servirebbero ai Granata per capire se c’è la possibilità di mettere in piedi un vero progetto di espansione sportiva, unico mezzo per aumentare i ricavi e gli utili, e far scendere così il debito. Ma è un ripetere l’ovvio quasi banale, uno sbattere la testa sempre allo stesso punto, un ormai parlarsi addosso senza soluzione di continuità. L’assunzione di Gianluca Petrachi è stata fatta con la metodologia di un “Re Artù” alla ricerca di un “Mago Merlino” capace di trovare la pietra filosofale per tramutare ogni cosa in oro. E’ l’auspicio di ritrovare il filo di un player trading capace di ridare fiato alle casse del club, mentre i tifosi continuano a soffrire e a parlare esclusivamente di passato. Eppure i sogni nel calcio si possono costruire anche con poco, lo dimostra la favola vissuta dal Rayo Vallecano, la squadra del quartiere operaio di “Vallecas”, ovvero quella Madrid dove non ti vendono sogni da calcio 2.0, bensì sentimenti e voglia comunitaria di lottare. Ieri sera a Lipsia ha perso la finale della “Conference League” contro gli inglesi del Crystal Palace, ma sarà un anno che sarà ricordato per sempre a “Vallecas”, il calcio ha questa capacità di creare epica. Si possono anche fare scalate, ma bisogna avere la determinazione nel volerle affrontare per provare ad arrivare ad una vetta, qualsiasi essa sia.
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Cairo ha sposato l’inerzia del minimalismo, che da l’idea quanto tutto in fondo gli sia indifferente, lontano da un qualsiasi concetto di lotta e di evoluzione verso qualche cosa. L’editore alessandrino ha da tempo dimenticato la necessità vitale di provare ad essere diversi, di inclinarsi verso un altro tipo di racconto, di capire perché in ventun anni non sia ancora riuscito a trovare una soluzione per far combaciare la sua mancanza di risorse con le legittime aspettative di un club dalla grande storia. Che estate sarà quindi? Certamente non quello di un cambio di proprietà, considerato come non se ne vedano minimi segnali all’orizzonte, anzi tutti i movimenti concreti segnalano che si andrà avanti con Cairo a tutta forza o fino allo sfinimento. Potremmo avere dei passi diversi se il club decidesse di andare con decisione almeno su una “linea verde”, che sarà pure piena di incognite e di rischi, ma almeno avrebbe il pregio di poter far scaturire quella sorpresa da dove finalmente la storia Granata potrebbe ripartire. Occorre avere idee, ma per averle la base emotiva è avere empatia con ciò che si sta facendo e la voglia di andare dalla parte opposta del tirare a campare. Con il bravissimo Andrea Calderoni alla guida ToroNews percorrerà sicuramente passi diversi, nella speranza che a Torino le cose cambino e ci si renda conto quanto il calcio non sia semplicemente uno strumento da pax sociale, ma anche un volano economico e culturale. Passi diversi dovrebbe farli anche il sindaco Stefano Lo Russo, sono troppe le parole consumate attorno allo stadio e il sospetto che molte siano servite a puntellare fake news è alto. C’è bisogno di diversità e di verità, di un Toro rilanciato verso una nuova storia. Scrivo parole e sono parole, ma queste ruminano concetti e pensieri volti ad un futuro possibile, a quel momento in cui finalmente dalle nostre parti cesseremo di parlare di passato a causa di essere molto occupati con un presente pieno di obiettivi da raggiungere. All’ultimo derby c’era entusiasmo, un incredibile entusiasmo, segno che non abbiamo mollato sul desiderio di vedere la diversità finalmente accorgersi del Toro. Ti hanno troppo umiliato e calpestato, vecchio mio, ma tu resisti indomito: la cosa mi commuove e mi da fiducia, spero sia lo stesso per voi. Per tutti voi.
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CARMELO PENNISI
Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.
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