Torna "Loquor", la rubrica su Toro News di Carmelo Pennisi: “Tutta la stampa spinge per Giovanni Malagò, divenuto nella narrativa sportiva una sorte di uomo del monte”
Quante discussioni e ipotesi stanno avvenendo attorno al destino della presidenza della Federcalcio, ma leggendo le centinaia di articoli che sono usciti e i vari video presenti sulla rete, la sensazione è quella del galleggiare nel generico, che alla fine si sintetizza in un concetto: “sappiamo quello che dobbiamo fare per risollevare le sorti del calcio italiano”.
Il punto è che nessuno ti dice come lo farà, dove troverà le risorse, quali sono le priorità degli interventi. Tutta la stampa spinge per Giovanni Malagò, divenuto nella narrativa sportiva una sorta di “uomo del monte”, la penicillina per guarire ogni infezione dell’Italia pallonara. Nella corsa al trono di “Via Allegri” al divino Malagò è stato contrapposto Giancarlo Abete, capitano di lungo corso dello sport dall’aurea talmente sbiadita da dare l’idea di essere stato messo in pista esclusivamente per dare una parvenza di competizione democratica. In realtà l’elezione di Malagò pare essere avvenuta già per acclamazione pubblica, e come unico ostacolo da superare gli è rimasto solo il Ministro dello Sport Andrea Abodi, che già gli si era opposto fermamente per una ennesima proroga alla presidenza del Coni, vincendo una battaglia che era sacrosanta e oggettiva.
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Fa sorridere questo scapicollarsi, da tutte le principali penne del Paese, a fare elegie elogiative di un personaggio fatto passare come il grande organizzatore di successo delle ultime Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Vediamo qualche numero di questo “successo”: il bilancio della “Fondazione Milano-Cortina”, presieduta dal candidato alla presidenza della Federcalcio, al momento registra un deficit di 310 milioni di euro, dopo che il nostro eroe aveva a suo tempo spergiurato che l’evento olimpico sarebbe stato ad impatto zero. L’onere finanziario è stato lasciato completamente a carico dei territori dove si sono svolte le competizioni e al governo italiano, il CIO, al solito, si è goduto la festa e se ne è prontamente lavato le mani. Ma questa è cosa nota di ogni edizione olimpica.
I cantieri delle opere pubbliche connesse registrano ritardi e hanno raggiunto un budget complessivo tra i sei e i sette miliardi di euro. L’attuale governo, al fine di evitare una figura di palta storica a livello planetario(si è rischiato di non fare le gare di bob in territorio italiano, causa ritardo della costruzione della pista), a giugno 2025 è dovuto intervenire urgentemente con oltre 300 milioni di euro. Questo dato smentisce anche Luca Zaia, altro personaggio di cui la stampa è innamorata, che aveva più volte dichiarato, al tempo della sua reggenza della Regione Veneto, come nessun soldo sarebbe stato chiesto allo Stato centrale e che i debiti sarebbero contratti in Veneto sarebbero stati pagati dal Veneto.
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Siamo divenuti la repubblica di chi la spara più grossa pur di arrivare all’obiettivo, con promesse che definire da mercante è dire poco. Dopo l’homo erectus, dalle nostre parti si è inaugurato l’homo entropico, ovvero colui lesto a promettere ordine avendo già l’idea di sprigionare energia entusiasta in favore del disordine. Nella confusione, si sa, a prosperare è l’emergenza e il punto di vista di chi gestisce l’emergenza, che essendo tale gli viene perdonata qualsiasi decisione discrezionale opaca, tipo l’Arena Santa Giulia a Milano, impianto olimpico dello sport di proprietà privata in cui surrettiziamente si è trovato un meccanismo per dare soldi pubblici, operazione teoricamente vietata dall’Europa. Ma si era in emergenza, con un buco apertosi nel ghiaccio nei primi test dopo la sua costruzione. Eppure subito dopo la fine dei Giochi, Malagò ha fatto partire una campagna stampa auto promozionale, roba da far impallidire qualsiasi “Causa dei Santi” della Chiesa Cattolica. Questo davanti a dei fatti e dei dati a smentire la sua aureola da “miracolante”; convinto di essere sul serio sulla via dei miracoli dell’Uomo di Nazareth, si è presentato al podcast “Il Fienile” condotto da Zaia, e insieme hanno concionato su quanto siano stati bravi nella gestione di Milano-Cortina. In nessun altro Paese sarebbe stata possibile, senza essere spernacchiati dall’opinione pubblica e dalla stampa libera, una parodia del genere. Ma l’Italia è ormai perfettamente calata nel circo barnum del “fazismo”, categoria dello spirito inventata da Fabio Fazio, dove gli ospiti vengono a raccontare la loro vita e i loro lazzi in una comfort zone dove tutto è carezza e assoluzione. Nella scienza della politica e sociale ciò si chiamerebbe oligarchia, ovvero, per usare una categoria aristotelica, una forma degenerata di aristocrazia, in questo caso dal carattere socio/economico/statalista. In questa arcana e arcaica situazione psico/sociale è perfettamente logico riuscire a fare credere alla gente come l’autore del disastro finanziario di Milano-Cortina, possa essere anche colui che salverà il calcio.
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Tornando a rimarcare che non si hanno notizie di un qualsiasi abbozzo di programma da parte dei due candidati, vediamo di capire di cosa si sta parlando. Il caos in “Via Allegri” si è generato a causa della nostra terza eliminazione mondiale consecutiva, senza tale sciagurato episodio Gabriele Gravina sarebbe ancora la testa coronata del calcio italiano e nessuno parlerebbe di calcio italiano finito. Di più: l’organizzazione della spedizione americana in questo momento sarebbe a pieno regime, e molti, a vario a titolo, starebbero facendo di tutto per esservi imbarcati a vario titolo. E questo a fronte di una situazione debitoria della sola Serie A arrivata ormai a quasi cinque miliardi di lire, e con una crisi di talenti che avrebbe potuto farci anche battere la Bosnia (sarebbe bastato un dettaglio a noi favorevole. Si sa: il calcio è lo sport dei dettagli), ma che sarebbe riemersa in tutta la sua drammaticità in un contesto altamente competitivo come la rassegna iridata. Risorgere da una crisi del genere vorrebbe dire aprirsi ad un orizzonte di almeno sei/sette anni, perché deve essere chiaro come lo scouting dei talenti e la loro formazione ha bisogno di un lungo momento temporale, quando si è distrutta l’etica nell’assicurare un percorso di fisiologico ricambio continuo. Il riferimento all’etica è necessario a cagione del fatto della corruzione dilagante nel mondo del calcio giovanile e di quello minore. Sono tante, troppe, le storie di un sistema premiante il malaffare e l’arbitrio, dove l’unico obiettivo è fare soldi non perseguire risultati sportivi: come avrebbero intenzione di intervenire su questo Malagò e Abete? Poi ci sarebbe la situazione debitoria del calcio italiano nel suo complesso, che non sono solo i 5 miliardi del massimo campionato. Qui sì ci vorrebbero nuove idee, ma i due candidati hanno fatto capire dove, nel caso di elezione, andranno a bussare, ovvero alle casse della fiscalità generale. Malagò, con la sopra citata esperienza di Milano-Cortina, è divenuto un esperto nel fare il grande dirigente con i soldi degli altri, cioè i nostri.
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Poi ci sarebbe la questione degli stadi da fare o da ammodernare per “Euro2032”, dove siamo drammaticamente in ritardo, e qui potrebbe esserci davvero la possibilità di sbizzarrirsi per i nostri due candidati. Anche su questo punto non si hanno notizie su cosa vogliano fare in caso di vittoria. In Italia, come da costume da una trentina d’anni a questa parte, il gioco è sempre e solo sui nomi mai sulle idee che eventualmente camminerebbero sulle gambe di questi nomi, soprattutto sulla fattibilità di queste idee. Tanto, alla fine, c’è sempre un “fienile” dove andarsi a rifugiare per magnificare e magnificarsi dopo aver procurato evidenti danni. La prima cosa da scegliersi sarà il nome del nuovo Commissario Tecnico della nazionale, e anche quei, si può star certi, si punterà al nome altisonante per far vedere quanto si stia facendo sul serio. Niente di nuovo, metodo già collaudato con Roberto Mancini e Luciano Spalletti. La povertà tecnica a scendere in campo sarà la stessa di prima, ma si spera nella buona sorte per almeno qualificarci ai prossimi europei. Se non ce la dovessimo fare, la scusa è già pronta: “stiamo ricostruendo, ci vuole tempo. In realtà l’obiettivo sono i prossimi mondiali, perché non possiamo non qualificarci per la quarta volta di seguito”. Se invece dovessimo qualificarci per gli europei, Malagò sarebbe oggetto di una campagna stampa da far impallidire il “Trionfo” dei consoli romani tornati vincitori da una guerra. “Milano-Cortina sono state le prime Olimpiadi dove le garanzie finanziarie per la prima volta le hanno messe due regioni”, si sono detti tra le balle di fieno, dandosi delle pacche sulle spalle da amiconi e geni della lampada, Malagò e Zaia, con quest’ultimo ammiccando alla propaganda del federalismo. Evidentemente le balle di fieno sono foriere anche delle balle verbali, perché tra qualche tempo sapremo con esattezza quanti soldi ci avrà messo l’attuale governo per non mandare in default la spacconata delle prime “Olimpiadi diffuse”. Viene a questo punto su una considerazione istintiva: facile fare da garanti con i soldi della fiscalità generale. Ecco chi stiamo per mettere a guida della rinascita del calcio. “Tra il grottesco e l’orrendo non c’è che un passo”, scrive Arthur Conan Doyle. Appunto.
CARMELO PENNISI
Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.
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