Serino analizza così i temi caldi di casa Toro a conclusione del derby e della stagione
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Il Torino pareggia il derby all’ultima giornata e chiude il campionato 2025/2026 a 45 punti. Si apre il momento dei consuntivi finali e non possiamo non tracciarne uno anche con Serino Rampanti, in questa nuova puntata di “Parola al Mister”.
Serino, che derby è stato? “Visto il risultato finale, con il passato degli ultimi vent’anni, si può anche essere soddisfatti. Dopodiché, in me rimane anche un po’ di rammarico perché la Juventus poteva essere affrontata sin dall’inizio con un piglio diverso. L’atteggiamento del Torino è stato positivo nei primi 10-15 minuti, poi c’è stata una pausa come al solito, per finire con una rimonta nel secondo tempo; ma quell’atteggiamento di inizio gara sarebbe dovuto durare, secondo me, tutta la partita. La Juventus aveva chiaramente ancora le scorie della partita precedente contro la Fiorentina, e quindi bisognava approfittarne con maggior cattiveria. Il risultato, comunque, può essere positivo, però poteva essere migliore, perché l’occasione c’era”.
Come valuti il rendimento di D’Aversa? “Ho letto il tuo editoriale e sono perfettamente d’accordo nell’evidenziare che, se uno applicasse la sua media punti per tutto il campionato, si arriverebbe all’ottavo posto. Petrachi ha poi inciso a gennaio e secondo me l’accoppiata Petrachi-D’Aversa è stata vincente, soprattutto se messa a confronto con chi li ha preceduti. E’ stato un inizio di campionato contrassegnato da indecisione e confusione; non si sapeva nemmeno con che modulo si dovesse giocare. Il 5-0 subito per mano dell’Inter ha ulteriormente scombussolato i piani. Si pensava di poter giocare con la difesa a quattro, ma è stato fin da subito chiaro che non si poteva continuare così. Insomma, c’è stato molto pressapochismo”.
Merita la conferma il tecnico abruzzese? “Lui ha fatto il suo dovere, poi spesso le società ragionano su tante cose che a volte mi trovano d’accordo e a volte meno. Con solo i nomi fai poco, è la sostanza che conta, e i fatti dicono che Petrachi e D’Aversa insieme hanno fatto bene. I nomi che leggo attualmente in alternativa a D’Aversa, nella mia opinione, non sono superiori a lui. D’Aversa ha fatto rendere al meglio alcuni giocatori che prima non si erano visti; penso ad esempio a Casadei, uno a cui la panchina ha fatto bene. Mi è poi piaciuto che abbia schierato subito Ilkhan nel derby. A differenza di altri centrocampisti, lui cerca di imprimere sempre velocità di gioco e varietà nelle scelte, perché sa giocare sul breve e sul lungo, con capacità di verticalizzare. Io non sopporto i giocatori che scelgono sempre di ricominciare da dietro. Questa è una mentalità che si è insinuata nella testa di troppi giocatori; non sanno leggere le situazioni contingenti nel momento in cui hanno il pallone tra i piedi, e invece di proporre giocate, ricominciano da capo. Mi riferisco a giocatori come Pedersen e Prati. Ilkhan mi piace perché osa, magari poi sbaglia, ma cerca di essere propositivo. Voglio poi spendere due parole su Paleari”.
E’ una delle sorprese della stagione… “Ha dimostrato di poter valere la Serie A. Ho letto le dichiarazioni in cui dice di accettare di rimanere da secondo: non sono d’accordo. Ha dimostrato di valere e non deve porsi limiti. Secondo me questa mentalità gli ha limitato la carriera, perché ha dimostrato di poter giocare in Serie A e mi spiace che non se ne sia ancora convinto”.
Cosa deve fare il Torino in prospettiva mercato estivo? “Occorre ricostruire questa squadra. E’ mancata a lungo un’identità precisa. E’ stata trovata nel girone di ritorno, ma un’identità serve dall’inizio, altrimenti inciampi e perdi tempo, e i risultati ne risentono. Non deve più succedere che si debba ricostruire una squadra a stagione in corso. Queste cose, che sono successe per troppi anni, devono servire di insegnamento. Sono fiducioso che si possa cominciare tracciando un’identità precisa della squadra”.
Infine, non possiamo fare un riferimento agli incidenti del prepartita. “Avvenimenti da condannare. Incredibile che un gruppo di tifosi possa incidere sul proseguimento di una partita. Mi spiace per quello che è successo al ragazzo, ma è stata una cosa incredibile aver dovuto aspettare un’ora allo stadio, senza comunicazioni. Una mancanza grave non comunicare al pubblico cosa era successo, e perché si ritardava il gioco. Non ci deve essere questa mancanza di comunicazione. E poi, ovviamente, non se ne può più di scontri e violenze per una partita di calcio. Si va allo stadio per divertirsi, non per aizzare l’odio verso gli altri. Il calcio, purtroppo, è lo specchio della realtà che ci circonda”.
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