Dalla sfida alla Juventus ad alcune considerazioni sul futuro societario: il giornalista e scrittore si racconta su Toro News

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A poche ore dal derby della Mole di Torino torna a parlare in esclusiva su Toro News Carlo Grande, scrittore e giornalista granata. La sua analisi spazia tra la sfida alla Juventus e il futuro societario.

Carlo Grande 1

Buongiorno Carlo. Cosa si attende dal derby? "Personalmente mi tocca poco. Ci sarebbe una soddisfazione per allenatore, staff e giocatori: riuscirebbero a fare qualcosa che abbiamo fatto soltanto una volta negli ultimi trent'anni. La Juventus è già praticamente fuori dalla Champions, non possiamo nemmeno essere i loro giustizieri. Direi che il nostro campionato è già abbondantemente mediocre con o senza vittoria nel derby".

Vede una via d'uscita dalla mediocrità cronica in cui vive il Torino? "Dipenderà tutto dalla questione stadio e dal cambio di proprietà. Ero allo stadio per le celebrazioni dei cinquant'anni dell'ultimo scudetto e ho sentito tanti ex giocatori ribadire concetti arcinoti. Hanno messo tutti al primo posto la necessità di avere una società ambiziosa perché solo così si attirano giocatori ambiziosi. I calciatori di oggi sono un po' viziati, però ci sono tanti esempi virtuosi: giocatori che corrono e hanno fame, vedi quello che è accaduto mercoledì con l'Aston Villa. Non mi sembra che l'Aston Villa sia la squadra più ricca d'Inghilterra, eppure ha impostato un percorso che ha permesso alla rosa di essere molto competitiva. Due dei tre gol segnati dall'Aston Villa l'altra sera mi hanno esaltato. Oggi in Italia ci esaltiamo per poco, eravamo abituati bene. In sintesi, i giocatori si possono scegliere e questa variabile è fondamentale".

Si ritiene ottimista su un cambio di proprietà? "Non lo so, potrebbe essere legata a temi che escono dal Torino. Penso sempre che il Torino viva nell'ombra della Juventus e le scelte della Juventus influenzano moltissimo le vicissitudini del Torino. Cairo è un grande imprenditore, ha fatto bene ovunque, vedi La7 e RCS. Mi chiedo: perché soltanto nel Torino non è riuscito a fare nulla? Credo che non dipenda soltanto da lui. L'altra parte del cielo di Torino incide ancora oggi moltissimo sul Torino. Lo sostengo da tempo e lo dico anche apertamente, non resto abbottonato a differenza magari di tanti altri che svolgono la mia stessa professione. Ritengo il Torino una passione e quindi mi sento di potermi sbilanciare anche su alcune idee che ho maturato negli anni. Racconto un aneddoto. Qualche anno fa incontrai Mazzarri dietro la Gran Madre, lui molto cordialmente scese dalla macchina e si fermò a parlare con me che mi dichiarai tifoso del Torino e giornalista. Mi complimentai per un derby appena giocato, non vinto ma ben interpretato, e lui mi guardò e mi disse che fin che la città sarebbe stata condivisa con la Juventus il Torino non avrebbe mai fatto il salto di qualità. Ci sono dei contrappesi che fanno in modo che la proprietà del Torino non dia troppo fastidio all'altra parte del cielo. Come Pasolini, non ho le prove ma ci sono tantissimi indizi e ne sono sempre più convinto".

L'è piaciuta la celebrazione dei cinquant'anni dell'ultimo scudetto di sabato 16 maggio? "Ho partecipato perché credo che una persona abbia diritto ai ricordi. Credo che le persone debbano trovarsi per ricordare i tempi che furono. Ho letto che a Mauro Berruto non è piaciuta, forse può avere anche ragione. Mi auguro che uno come lui, con il peso che ha nella politica e nello sport, possa coalizzarsi con altri per far sì che dopo tanti anni il Torino possa tornare a far illuminare gli occhi dei suoi tifosi, come fatto dai Pulici e dai Sala. Oggi abbiamo poco per cui emozionarci, forse soltanto Vlasic, Simeone e Zapata".

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