Jimmy Fontana: “Io, agente col Toro nel cuore”. E su Longo…

Esclusiva TN / L’ex portiere, oggi procuratore, oggi nel Torino assiste Ujkani ed è consigliere del tecnico

di Gianluca Sartori, @gianluca_sarto

Non ho mai giocato titolare ma ringrazio ancora oggi il giorno in cui sono arrivato al Torino”. Alberto “Jimmy” Fontana, il primo giocatore a firmare per il Torino dopo il fallimento del 2005, è diventato un professionista ma per lui accanto alle logiche della professione avranno sempre posto quelle del cuore. “Aver portato Ujkani in granata è stata una soddisfazione particolare perchè è stata la prima operazione fatta col Torino“, sorride. Jimmy, che assiste il secondo portiere ma è consigliere e amico anche di Moreno Longo.

Fontana, ci sono alcuni episodi indelebili che riguardano i suoi anni da portiere del Torino. La parata a Catania del 2008 decisiva per la salvezza. Oppure il salto dalla traversa per festeggiare una promozione. 

“Sono arrivato in granata non per una scelta tecnica ma per un artificio economico. Era il 2002. Ringrazio ancora oggi quel giorno, per me arrivare al Torino, da tifoso granata quale sono sempre stato, è stato il coronamento di un sogno. Ma se sono rimasto per sette anni è stato anche perchè ho saputo ritagliarmi uno spazio. Ho vissuto due retrocessioni, tra cui una, quella del 2002/2003, particolarmente dolorosa. Ma anche due promozioni. E’ stato un periodo difficile e intenso, non mi sono fatto mancare nulla”.

Lei è ancora particolarmente benvoluto, nell’ambiente granata, seppure nonostante non sia mai stato titolare. Come se lo spiega?

“Ho sempre cercato di interpretare nel migliore dei modi il portiere del ruolo di riserva. In uno spogliatoio chi gioca è contento, chi non gioca detesta cordialmente l’allenatore. A chi non vive in funzione delle scelte tecniche come il portiere di riserva tocca quindi ricucire eventuali strappi, da elemento super-partes. Per questo alla fine mi sono fatto volere bene da tutti i compagni e con tutti i portieri passati al Toro in quegli anni, da Abbiati a Sereni, ho avuto un bel rapporto”. 

Il Sereni con cui lei ha giocato era in un periodo strepitoso della sua carriera. Da ex portiere, più forte lui o Sirigu?

“Ovviamente sono entrambi due grandissimi portieri. Bisogna sempre valutare il fatto che nell’arco di una carriera ci sono momenti più o meno positivi. Al Sereni con cui ho giocato io è mancata davvero solo la Nazionale. Il Sirigu di oggi è un portiere strepitoso che fa la differenza a livello di punti ‘portati’. Ma non voglio fare il democristiano, dico Sereni per l’amicizia che ci lega”. 

Come è nata la decisione di fare il procuratore?

Una volta terminata la carriera da calciatore, nel 2012, l’intenzione era quella di rimanere nel calcio. La strada dell’allenatore non la sentivo mia. Quella del preparatore dei portieri un po’ sì, ma lo ritengo un ruolo che spesso è poco meritocratico perchè dipende dalle sorti dell’allenatore con cui lavori. Allora ho assecondato le mie inclinazioni naturali. Già da calciatore mi piaceva fare un po’ il sindacalista, interloquendo con la società per questioni economiche e non, anche per conto dei compagni. Il mio agente storico, Federico Pastorello, mi ha spronato e convinto ad intraprendere questa strada. Ho seguito i suoi consigli, ho fatto l’esame e sono diventato procuratore. Sono contento della scelta, è un mestiere che mi sta dando soddisfazione”. 

Come si porta avanti il lavoro durante la quarantena?

“Si tiene sempre vicino il caricatore dello smartphone perchè gli incontri che si facevano di persona ora si fanno in videochiamata. Si cerca di stare in contatto con i propri assistiti e si sfrutta questo momento di pausa per provare a buttare giù qualche idea di mercato”. 

Tra i suoi assistiti c’è anche il secondo portiere granata, Samir Ujkani. Ha il contratto in scadenza il 30 giugno: rinnoverà?

“Samir si è innamorato di Torino, della città e della piazza. Non avevo dubbi, del resto gli ho sempre fatto una testa così sull’importanza della maglia granata. Lui è stato il mio primo assistito, ma è soprattutto un amico: abbiamo giocato insieme a Novara, io ero il suo secondo, quindi è una persona speciale per me. Non ha ancora esordito ma spera di rimanere al Torino anche in futuro. In questi mesi alla società è piaciuto per professionalità e qualità mostrate negli allenamenti. Non è l’ultimo arrivato, ha una cinquantina di presenze in A ed ha esperienza internazionale essendo capitano della Nazionale del Kosovo. Vedremo cosa succederà”.

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E poi c’è Moreno Longo: siete amici, lei è suo consigliere. Si aspettava che sarebbe arrivato al Torino così in fretta? 

“Ha sfruttato circostanze favorevoli, ma soprattutto ha raccolto ciò che ha seminato, sia nelle giovanili granata che alla guida di Pro Vercelli e Frosinone. Avventure che hanno fatto capire che Moreno è un allenatore importante”.

I latini dicevano: nessuno è profeta in patria.

C’è la pressione e ci sono le aspettative del pubblico, che ha dimostrato di dargli molto credito nel momento del suo arrivo. Moreno può gestirle perchè, oltre ad essere molto preparato, ha una grande capacità di rimanere lucido in ogni occasione”.

Longo ha un contratto sino al 30 giugno: se il campionato non ripartisse, come potrebbe dimostrare di valere la conferma?

“Moreno è il primo ad avere voglia di far vedere il proprio valore. Ma a volte ci sono anche altri parametri per giudicare un allenatore. Un esempio: se dovessimo guardare solo i gol subiti, diremmo che quest’anno Sirigu è stato un disastro. Invece la sua stagione è strepitosa. Insomma, ci sono diverse variabili che mi fanno sperare e credere che Longo possa essere l’allenatore del Torino anche in futuro”.

 

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