Dai fasti della pallavolo azzurra ai fiaschi della FIGC fino alle annose questioni legate al Torino: in esclusiva le parole di chi conosce bene sport e politica
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Il futuro dello stadio
Al di fuori del campo la proposta calcistica di Urbano Cairo l'ha convinta maggiormente? "No, secondo me il modello manageriale di Cairo ha fatto più danni sul lato del mantenimento di un'identità chiara e riconoscibile piuttosto che sul lato dei risultati sportivi. Il Torino siede sulle spalle dei giganti perché ha un patrimonio immateriale che fa sì che ci siano ancora tantissimi tifosi granata in giro per l'Italia. Devo dire che il senso di appartenenza è scemato di anno in anno negli ultimi venti, è scemato con dolore. Sono calati passione e attenzione. Negli ultimi tempi sono stati fatti degli spot come il ritorno del museo al Filadelfia o la progettualità sullo stadio. Ecco su quest'ultima cosa mi devo soffermare. Siamo a settembre e da tifoso medio mi chiedo: cosa si vuole fare per lo stadio? Il comune lo vuole assegnare, i rinvii sembrano questioni per prendere altro tempo. Non mi sembra ci sia un progetto chiaro. Non c'è un'idea della casa del Torino nel prossimo futuro. Qualcuno ci dica cosa si voglia fare. Per queste ragioni non posso che tornare alla domanda precedente: il modello di Cairo è stato conservatore. Ha garantito una relativa sicurezza in Serie A ma mai uno slancio di ebrezza. Non ci siamo mai avvicinati a quelle avventure di Bologna, Fiorentina, Udinese, Atalanta. Siamo ancora nostalgici della bellissima notte del San Mames: in vent'anni una partita per un tifoso è un po' pochino".
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