Tre episodi, una magica epopea. La cavalcata epica del Toro del ’76 firmata Sky Sport. Ce la racconta in esclusiva Paolo Aghemo

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Scudetto 50 / Il ritorno di Pulici nel giorno di Pasqua - Culto (Video)

TORO 76: LE EMOZIONI

Qual è il momento di realizzazione di questa serie che più l’ha colpita e alla quale resta più legato? “Noi abbiamo fatto molta attenzione ai dettagli: un aspetto che ho voluto trattare è il particolare della maglia dello scudetto. Quel Torino lì giocava con il torello. L’anno dopo il Torino deve mettere lo scudetto. È l’unico caso, nella storia del campionato italiano, che invece di mettere lo scudetto pulito, giocano con lo scudetto con sopra il torello, quindi con sopra il logo della squadra. Che poi è il logo del documentario. È qualcosa di inedito. Quando Zaccarelli ci spiega il perché, non voglio fare spoiler, a un certo punto si commuove. Si commuove perché quella maglia rappresenta un percorso, un traguardo, una famiglia e probabilmente anche guardando indietro ricorda quel ragazzo che vinse lo scudetto. In quel momento lui si è commosso, c’è stato un momento di silenzio e devo dire è stato uno dei momenti più emozionanti. Il secondo è stato quando Pulici ha citato il Grande Torino. È stata una cosa molto trasparente e sincera. Pulici è un uomo vero, ha trasmesso queste emozioni parlando del Grande Torino e raccontando di quando un bambino si è avvicinato per chiedergli se fosse vero che lui aveva giocato con “quelli di Superga”. E lascia questa frase in sospeso. In quel momento è come se fosse calato un tocco di magia. Un’immagine del Grande Torino e di Pulici insieme, come ci fosse un filo granata. Lui alla fine disse questa frase: “Perché noi giocavamo con loro e per loro”. Lo dice in un modo davvero toccante. Questa è la parte emozionante. Poi c’è tutta la parte divertente del documentario che sembra di stare a Zelig. La nostra idea, infatti, è sempre stata quella di raccontare l’epopea di quella squadra chiaramente rivolta innanzitutto all’ambiente granata. Ma non soltanto. L’idea nostra è che questo documentario possa servire a chi non conosce quella storia e quella squadra per riviverla e conoscerla. Perché non è solo una storia sportiva, ma è una storia di vita, di uomini. Quindi vale in modo trasversale, non solo per il tifoso del Torino. Ogni storia di sport, soprattutto una storia come questa, che ha elementi di leggenda, mitici, vale la pena raccontarla e conoscerla”.

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A questo punto, cosa dobbiamo aspettarci da questa docuserie? “Dobbiamo aspettarci di essere profondamente colpiti nel cuore, con l’emozione, e anche sorpresi. Sorpresi perché è una docuserie che fa conoscere degli aspetti e dei momenti di vita che rendono partecipi di una storia e di un’avventura sportiva e umana irripetibile. Chi guarda questa docuserie viene coinvolto sin dall’inizio in questo mondo”.

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