Il 50° anniversario dello scudetto si avvicina e continuano gli interventi in esclusiva su TN: tocca all'ex mediano granata, uno degli eroi del 1976

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Scudetto 50 / La profezia del Poeta del Gol: Claudio Sala

Continua il nostro viaggio di avvicinamento al 16 maggio, il giorno delle celebrazioni dei cinquant'anni dall'ultimo Scudetto. Dopo quella a Luciano Castellini, la seconda intervista in esclusiva su Toro News di questa settimana riguarda Patrizio Sala, uno degli eroi di quel magico 1976.

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Buongiorno Patrizio. Ci sarà sabato alla grande festa all'Olimpico Grande Torino? "Sì, non potevo rinunciare. Devo dire che avevo qualche problema, ma ho cercato in ogni modo di risolverlo e ci sono riuscito perché quello Scudetto resta indelebile e va celebrato".

Emozionato? "Ve lo dirò dopo l'evento. Credo che sarà una grande emozione per tutto il popolo granata che rivivrà quelle dolci sensazioni di cinquant'anni fa".

Incredibile che quello resti l'ultimo Scudetto... "Sì, direi che mi lascia l'amaro in bocca. Da quel momento in avanti il Torino ha vinto soltanto una Coppa Italia. Fa piacere essere ricordato ancora dalla tifoseria granata, avrei però preferito da tifoso essere in qualche modo sostituito da altri eroi calcistici in questi lunghi cinquant'anni".

Come decise di entrare in quello spogliatoio già così amalgamato? "Decisi di farlo in punta di piedi. Ero un ragazzo di campagna, un ragazzo genuino e semplice. Non mi snaturai, mi bastò essere me stesso per essere accettato da tutti. Direi che fu più facile del previsto".

Qual è era il segreto tecnico di quel Torino? "Ne avevamo due. Il primo era la propensione offensiva. Radice era un allenatore di una modernità disarmante. Mi ricordo un gol di Santin contro la Lazio in cui si trovarono in area di rigore avversaria, non su sviluppi di calcio piazzato, contemporaneamente sia Santin sia Caporale. Accompagnavamo in tanti l'azione offensiva, io compreso. Non ero un incontrista, ero un mediano di spinta, un mediano offensivo. E poi in attacco avevamo quei due che la buttavano sempre dentro".

E l'altro segreto? "Beh, la ciliegina sulla torta di una squadra che in ogni ruolo aveva ottime qualità si chiamava Claudio Sala. Era in grado di fornirti dalle tre alle quattro palle gol nitide a partite. Per Pulici e Graziani diventava più semplice il lavoro di finalizzatori. Claudio era una gioia per gli occhi, un catalizzatore di emozioni".

Ce ne sono sempre meno di ali alla Claudio Sala... "Sì, soprattutto un Italia. Il dribbling è l'essenza di questo sport, è quello che crea superiorità numerica e sposta gli equilibri. In questa stagione ho visto due belle ali al Bayern Monaco, soprattutto Olise, qualcuna in Inghilterra, poi poco altro".

Per il Torino di oggi come sta andando in archivio la stagione? "Direi tutto sommato bene, però nemmeno quest'anno si è riusciti a trovare stabilità tecnica e questo è un vero peccato. Avevamo Vanoli e l'abbiamo cacciato. Non è mai facile valutare le situazioni perché non si sanno mai le verità, però il fatto di non dare continuità è deleterio e spiacevole. Non voglio dire che Cairo non capisce nulla, sarebbe un pensiero limitante. Vorrei comunque più continuità sul lungo periodo: questo lo ritengo fondamentale".

Andrebbe avanti con D'Aversa? "Per il discorso fatto sopra non avrei dubbi, ma dubito fortemente che le cose andranno in questa direzione".

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