La panchina ha pungolato Vlasic? Il Toro sta trovando una sua identità? Le impressioni date da Abate contro l'Udinese

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Il commento post partita di Torino-Udinese 2-1: "Il Toro soffre ma vince" (VIDEO)

"Il destino favorisce chi osa", citava il poeta latino Virgilio. E Abate ha osato, almeno nelle decisioni prese. Se la fortuna aiuta gli audaci, il tecnico campano ha avuto coraggio, sia nello schieramento iniziale, che nello scegliere i cambi, professando quell'audacia chiesta i suoi ragazzi. E il gol di Kulenovic, seppur fortunoso, funge da ricompensa, regalando all'ex Milan tre punti che fan tirare una profonda boccata d'ossigeno all'allenatore e all'ambiente. Ci sono però anche le note dolenti. Tra una prestazione che ha latitato e un gioco non brillante, c'è l'impressione che sarebbe potuto arrivare anche un pareggio nella gara con i friulani. Il Torino è ancora alla ricerca di una veste consona e di un'identità riconoscibile, tra cambi di modulo e modifiche agli interpreti in campo. Sicuramente ciò che contava di più erano i tre punti e regalare gioia e un successo al proprio pubblico tra le mura amiche. Ma il sollievo e la soddisfazione per la vittoria lasciano anche spazio a dubbi e migliorie da trovare nel tempo. Dalle indicazioni emerse dalle scelte iniziali, dai cambi e dalle dichiarazioni post partita si può tracciare un quadro della gara dell'ex Juve Stabia.

Torino FC v Udinese Calcio - Serie A 2026/27

Le titolarità di Braganca e Adams, l'ingresso di Kulenovic: i jolly pescati da Abate

L'audacia e l'intuizione avuta dal tecnico del Toro sta nell'aver lanciato dal primo minuto due calciatori in ballotaggio, per motivi diversi. Daniel Braganca sembrava sfavorito nelle riflessioni di Abate sulla formazione per via della tanta concorrenza a centrocampo e di un modulo che andava a ridurre i posti a disposizione in mediana. Che Adams invece era reduce da un infortunio ed era rientrato da poco e le perplessità sul suo impiego erano legate principalmente alla tenuta. L'ex Ternana nel giocarsi le carte a sua disposizione, ha scelto di affidarsi al portoghese e allo scozzese venendo presto ripagato con una rete importante perché arrivata nel momento in cui l'Udinese provava a prendere in mano la partita. Abate ha pescato dal mazzo, consapevole delle incognite a cui andava incontro e ha tirato fuori due jolly, che hanno sbloccato la sua partita e quella del Torino.

Il numero 19 ha raccolto un cross di Mandragora e con una girata ha colto il palo della porta avversaria. Sulla respinta si è fatto trovare pronto l'ex Sporting Lisbona, centrando il suo primo gol in Serie A. L'allenatore campano ha inserito poi, proprio al posto di Adams, Kulenovic, confermandogli la fiducia a seguito della rete che è valsa il pareggio al Dall'Ara. E il croato ha risposto presente, approfittando, con fortuna, della frittata di Okoye e siglando il gol vittoria. Così Abate su di lui nella conferenza stampa post-partita: "Con Kulenovic non ho lavorato più di tanto. Ha energia, lavora e ha voglia. Voglio questa gente, c'è bisogno di tutti".

Oristanio titolare, Ilkhan e non Fitz-Jim e Comert in panchina: Abate non guarda in faccia nessuno

Che l'ex Milan fosse un tecnico che non ha paura di esporsi, anche rischiando, lo si poteva intuire. Abate non fa sconti e lo si è visto dalle decisioni prese sia a monte, che durante la gara. Pur a risultati alterni, l'allenatore campano è ricorso a scelte inaspettate. Nella formazione iniziale è entrato Gaetano Oristanio, che nel complesso non ha demeritato. Abate si è espresso così sull'ex Parma ai microfoni nel post-gara: "Sono partito con Oristanio perché ha fatto tre settimane di alto livello in allenamento. Gli ho tolto qualcosa all'inizio dell'anno, è cresciuto, ha lavorato in silenzio e si meritava questa opportunità". Il classe 2002 ha rivestito senz'altro il ruolo di sorpresa più eclatante dello schieramento iniziale, ma ci sono state anche altre novità.

Come l'esclusione per tutti i 90 minuti di due pedine che fin qui erano stati in possesso dei galloni da titolare: Fitz-Jim e Comert. I due sono andati incontro ad una dinamica simile: fuori dai titolari e rimpiazzati in campo rispettivamente da Braganca e Rodriguez e in seguito fuori anche dalle scelte del tecnico campano quando si è trattato di sostituire il centrocampista portoghese e il difensore elvetico. In questo caso, l'ex allenatore della Primavera del Milan ha optato per buttare nella mischia Ilkhan e Ismajli. Ma se per l'ex Valencia poteva anche essere prevedibile un sorpasso di Rodriguez, la decisione sull'olandese può aver sorpreso. Abate predilige dunque il duro lavoro e la meritocrazia, anche a costo di prendersi qualche azzardo, come nel caso di Vlasic.

Con Vlasic in panchina, Abate "taglia la testa" al Toro? Segnali di risveglio dal croato

Un azione forte per dare una scossa e premiare chi invece si sta impegnando al 100%. Non per mettere in dubbio la professionalità e l'applicazione di un giocatore come il numero 10 granata, ma per dare una possibilità ad Oristanio e alle buone sensazioni lasciate a Bologna prima della sosta. C'è da dire anche che il nativo di Spalato veniva da un momento tutt'altro che idilliaco, sia all'ombra della Mole che tra le fila della propria nazionale. Si potrebbe dire che l'ex tecnico della Ternana abbia tagliato la testa al Toro, con un duplice significato. Da una parte, l'allenatore del Torino ha preso una decisione forte e netta, escludendo dall'11 titolare uno dei giocatori simbolo della squadra, nel tentativo di risolvere e migliorare il suo scarso rendimento in queste prime uscite uscite stagionali. Come pungolandolo e toccandolo nell'orgoglio.

Dall'altra, cioé dal punto di vista del bicchiere mezzo vuoto, però, la scelta ha portato in dote un abbassamento del livello tecnico nella proposta e nella manovra del gruppo, togliendo dal rettangolo verde la "testa", ossia la mente e il faro qualitativo granata, con come risultato un primo tempo deludente, gol a parte. E quando il croato ha fatto il suo ingresso in corso d'opera al 53' la manovra di marca granata ne ha beneficiato, godendo di maggiore freschezza e inventiva. Non una rivoluzione, sia chiaro, ma un cambio di rotta. E non a caso il lancio sul quale Okoye commette l'errore da matita rossa arriva proprio dai piedi educati di Vlasic. Che si intraveda la luce in fondo al tunnel?

Missione identità: l'ora di dare un'impronta e un gioco alla squadra

C'è però un grosso ma. La serata dell'Olimpico Grande Torino si potrebbe identificare con il classico scenario in cui la vittoria oscura le incertezze e gli aspetti su cui lavorare. La prestazione dei granata ha messo a nudo le debolezze del Toro, mascherate da una buona dose di fortuna e dalla garra messa nella seconda frazione. Il gioco e la proposta offensiva hanno faticato a decollare, evidenziando come ci sia ancora tanto da fare per dare un'impronta più definita a un gruppo ancora alla ricerca di un'identità ben precisa. La fortuna aiuta gli audaci, è vero, ma non sempre la sorte può sorridere. E qualora il destino voltasse le spalle ai granata, la squadra di Abate non potrà essere solo coraggiosa e grintosa ma dovrà aver scoperto che cosa vuole diventare ed essere più consapevole dei propri mezzi, riuscendo a mettere in pratica le proprie trame di gioco.

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