Dalla nuova coppia a centrocampo al 4-3-1-2: la ricetta di Ignazio Abate per prendersi il dominio del gioco

Copertina video gol di Leo Junior contro il Milan

Leo Junior e il suo gol contro il Milan (VIDEO)

La lunga sosta per le Nazionali si sta trasformando in un vero e proprio laboratorio tattico per Ignazio Abate. Tra le mura del Filadelfia, il tecnico campano sta lavorando a ritmi serrati per plasmare l'identità del suo Torino, e le notizie filtrate nelle ultime ore raccontano di un esperimento che vede la combinazione di qualità e fisicità in mezzo al campo: l'impiego simultaneo di Daniel Bragança e Cesare Casadei. Un'accoppiata che finora non ha mai condiviso un minuto di gioco in partita ufficiale, ma che ha tutte le carte in regola per spingere l'allenatore granata verso un cambio di sistema di gioco definitivo: il 4-3-1-2.

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La chimica perfetta: le geometrie del portoghese, i muscoli del "corazziere"

L'infortunio muscolare patito da Casadei ad agosto e il ritardo di condizione con cui Bragança è sbarcato sotto la Mole avevano finora impedito ad Abate di provarli insieme. Oggi la situazione è radicalmente cambiata: l'ex Chelsea ha riassorbito la lesione ed è tornato a pieno regime in gruppo, mentre il portoghese ha sfruttato queste settimane senza impegni per tirare a lucido il motore. L'ex Sporting potrebbe diventare il "metronomo" di Abate: agendo da vertice basso o da mezzala di regia, il portoghese garantisce pulizia di palleggio, visione di gioco e la capacità di uscire dalla prima pressione avversaria con la palla incollata al sinistro. Casadei, invece, schierato da mezzala pura, porta in dote potenza atletica, centimetri sui palloni alti e una naturale vocazione all'inserimento dentro l'area di rigore, dote con cui nella scorsa stagione ha firmato sei reti in Serie A.

Verso il 4-3-1-2: un centrocampo dominante

Se finora il 3-4-2-1 o il 3-5-2 sono stati i moduli di riferimento per dare garanzie difensive, la tentazione di passare alla linea a quattro dietro con il rombo di centrocampo risponde alla volontà di alzare l'asticella del palleggio e del dominio territoriale da parte della formazione granata. In questo scacchiere, la presenza di Fitz-Jim o di Rolando Mandragora a completare il reparto garantisce quell'equilibrio tattico indispensabile per non scoprire troppo la difesa ed essere efficaci sulla fase offensiva. Sulla trequarti, l'estro di Nikola Vlasic o la fantasia di Gaetano Oristanio avrebbero così due punti di riferimento fisici da servire in avanti (Simeone e Adams, con la risorsa Pellegri pronta a subentrare) e un supporto costante alle loro spalle garantito proprio dalle uscite di Casadei e Bragança. Per la gara del 12 ottobre contro l'Udinese all'Olimpico Grande Torino, Abate avrà soltanto l'imbarazzo della scelta. Il test sulla convivenza tra il talento lusitano e l'esplosività del classe 2003 rappresenta molto più di una semplice variante d'emergenza: è il manifesto di un Toro che punta a diventare padrone del gioco, unendo qualità e impatto fisico per provare a smuore la classifica

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