Torino-Carpi 0-0 / I giovani del Torino si irrigidiscono facilmente. Ma è il tecnico a dover aiutare dal punto di vista mentale

“E’ l’annata peggiore da quando sono a Torino. Abbiamo regalato punti all’Udinese, al Chievo, a destra e a sinistra, una cosa non da noi, per mille motivazioni. I giocatori lavorano con grande impegno e grande intensità, vorrebbero ottenere più di quanto ottenuto finora”. Nel confronto in sala stampa coi giornalisti torinesi, Giampiero Ventura non si nasconde: il suo Torino sta vivendo una stagione mediocre nel gioco e nei risultati, e la classifica testimonia il grosso passo indietro rispetto alle ultime annate. C’è la sicurezza della salvezza, ma anche quella di non potersela giocare minimamente per l’Europa League; sarà già un buon traguardo terminare nella parte sinistra della classifica, per una squadra che non riesce a vincere in casa contro le ultime due squadre della graduatoria.

Ventura

Per molti opinionisti e anche per una fetta rappresentativa dei tifosi, come ha dimostrato anche lo striscione di ieri, la causa principale è proprio il mister genovese: definito da più parti superato, vetusto, un integralista tattico incapace di correggersi. Per esempio cambiando modulo, cosa che peraltro contro il Carpi è stata fatta, ma solo negli ultimi quindici minuti di gioco: “Ma se fabbrichi scarponi da sci non puoi pensare di andare al mare. Abbiamo fatto degli investimenti che vanno in una certa direzione, su dei giovani come Baselli, Zappacosta, Benassi. Finiremmo col complicare ulteriormente le cose, confondendo ulteriormente le idee. Per fare un certo tipo di calcio, ci vogliono certi giocatori. Abbiamo costruito una squadra con un’idea chiara e dobbiamo, fino a giugno, concludere la stagione in questo modo”.

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E allora cosa c’è che non va? “Per stress, per ansia, ci sono dei momenti in cui perdiamo fluidità e lucidità. Come successo a Palermo, dove nella ripresa abbiamo concesso qualche occasione ad una squadra che era già morta. Chi fa calcio lo vede. La differenza la fa quel momento in cui sbagli perché fai un tocco in più, poi ti irrigidisci e perdi la calma. Non è una cosa abituale per noi, e una volta non era così. In altri frangenti l’ambiente era positivo e favorevole, e di conseguenza tutti osavano qualcosa in più. Oggi pochi, o nessuno, osa la giocata. I giocatori devono imparare a gestire la pressione, e questa annata può e deve fare da palestra in tal senso”.

In pochi osano la giocata decisiva, in pochi si prendono le responsabilità quando serve. Il Torino è una squadra fatta innegabilmente di giocatori giovani: ieri contro il Carpi l’undici iniziale vedeva sette giocatori su undici nati negli anni Novanta. Giovani che però si irrigidiscono al primo mugugno del pubblico, che si intimidiscono e perdono la testa facilmente. E quando l'unico elemento carismatico, Immobile, è in giornata-no, si fa una gran fatica. Una pecca non da poco, certo; ma è anche certo che è l’allenatore a dover toccare le molle giuste, dal punto di vista mentale, affinchè le difficoltà mentali vengano superate. Questo, Ventura in passato è riuscito a farlo, quest’anno non ancora. E così viene fuori una stagione mediocre, da “vorrei ma non posso”; o meglio, “potrei ma non riesco”. La squadra, specie quando gioca in casa, si perde e si avvita su se stessa alle prime difficoltà. Difficile sia tutta colpa dei tifosi, che anche contro il Carpi hanno sostenuto la squadra fino al novantesimo. Nel Torino sperano almeno che questa stagione possa essere una “palestra” per il futuro...

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