L'operazione che il club biancoceleste ha in mente per il suo nuovo stadio
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La Lazio vuole fare del Flaminio la propria nuova casa. Il club biancoceleste ha, infatti, presentato al Comune di Roma un piano per la ristrutturazione e riqualificazione dello stadio, con l'obiettivo di trasformarlo in un impianto moderno e riportare la squadra a giocare stabilmente nel cuore della Capitale. Un progetto ambizioso, dal valore complessivo di 437,5 milioni di euro, che prevede una struttura finanziaria molto articolata. Ed è proprio la provenienza delle risorse a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del piano: la Lazio, infatti, garantirebbe direttamente soltanto una parte molto ridotta dell'investimento.
Solo 10 milioni dalla Lazio e il resto?
Secondo quanto riportato da Il Tempo, dei 437,5 milioni previsti per l'operazione soltanto 10 milioni, pari al 2,3% del totale, arriverebbero direttamente dalla Lazio. La fetta più importante sarebbe invece coperta dalle banche, con 283,5 milioni di euro di finanziamenti a un tasso del 6%. A questi si aggiungerebbero 75 milioni messi a disposizione dai soci, senza interessi e con una restituzione prevista fino al 2059, oltre a 24 milioni di contributi pubblici e 45 milioni di credito Iva. Il piano economico-finanziario guarda quindi molto lontano. Per la parte bancaria è prevista una maxi rata da 85,08 milioni di euro, da rifinanziare con scadenze che arriverebbero fino al 2086. Ancora più esteso sarebbe invece il periodo previsto per la restituzione dei finanziamenti dei soci, che potrebbe arrivare addirittura al 2114. Numeri che danno l'idea della dimensione dell'operazione e dell'orizzonte temporale necessario per sostenere un investimento di questa portata.
Il modello inglese e il precedente opposto dell'Atalanta
Un investimento di questa portata non sarebbe comunque un caso isolato nel calcio europeo. In Inghilterra, diversi club hanno scelto di investire pesantemente sugli stadi per aumentare i ricavi e costruire una fonte di entrate stabile nel lungo periodo. Il caso più recente è quello dell'Everton, che ha realizzato il nuovo impianto sul Mersey con un investimento superiore ai 750 milioni di sterline. Un'operazione che, però, ha avuto un peso enorme sui conti del club, arrivato a fare i conti con bilanci in rosso e con una situazione finanziaria che ha contribuito alla successiva cessione al gruppo Friedkin. Di segno opposto il percorso dell'Atalanta. Il club bergamasco ha acquistato nel 2017 lo stadio dal Comune per 8,6 milioni di euro, per poi procedere con una riqualificazione progressiva dell'impianto. Nel 2022 la famiglia Percassi ha inoltre aperto il capitale a Stephen Pagliuca, mantenendo però la gestione del club. Due modelli differenti che mostrano quanto lo stadio possa diventare centrale nella strategia economica di una società calcistica.
Flaminio, rendimento del 13,26% e società veicolo
Nel progetto del Flaminio, inoltre, è previsto anche un canone annuo da 4,5 milioni di euro fino al 2044, oltre alla costituzione di una società veicolo con "soci privati", la cui identità al momento non sarebbe ancora indicata. La struttura dell'operazione punta quindi a distribuire il peso dell'investimento tra diversi soggetti e a rendere sostenibile nel lungo periodo la riqualificazione dell'impianto. Interessanti anche i numeri relativi al rendimento. Secondo il piano, l'operazione avrebbe un rendimento stimato del 13,26%. Considerando invece soltanto il capitale investito direttamente dalla Lazio, ovvero i 10 milioni di euro, il rendimento previsto salirebbe al 63,86%. Il progetto per il nuovo Flaminio, dunque, non si limita alla ristrutturazione dello stadio: la Lazio punta a costruire un'operazione finanziaria di lunghissimo periodo, con l'obiettivo di trasformare l'impianto romano nella propria nuova casa e, allo stesso tempo, in un investimento sostenibile per il club.
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